Eucaristia, come ci si prepara a riceverLa?

Calici pronti per la distribuzione dell' Eucaristia in una celebrazione in Piazza San Pietro
Foto: CNA
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Uno dei temi più amati dai media nel dibattito sinodale è quello del rapporto con la Eucaristia. Come si arriva al sacramento degnamente?

Per comprendere meglio alcuni punti centrali della dottrina abbiamo parlato con uno specialista nella teologia pastorale, monsignor Alvaro Granados Temes Professore incaricato di Teologia pastorale della Facoltà di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce a Roma. A lui ACI Stampa ha rivolto alcune domande chiarificatrici per orientarsi anche tra le pagine di certa pubblicistica.

Quali sono le condizioni spirituali nella quali un cattolico deve trovarsi per ricevere degnamente il Sacramento Eucaristico e perché sono importanti?

Tradizionalmente vengono segnalate tre condizioni. La prima é l’essere in Grazia di Dio, cioè non trovarsi nella situazione di aver commesso dei peccati mortali e non averli confessati. Poi c’è il digiuno eucaristico, che è un modo di manifestare il rispetto e la fede nella presenza di Cristo nell’Eucaristia attraverso un gesto esterno. La legge ecclesiastica prescrive un’ora di digiuno prima di ricevere la comunione. Infine si richiede un minimo di consapevolezza di quello che si sta facendo: si riceve lo stesso Cristo sotto le specie del pane e del vino. Perciò i bimbi e le persone senza uso di ragione non possono accostarsi alla Comunione.

 Qual è la disposizione di cuore con la quale dobbiamo ricevere l'Eucaristia?

I frutti della Comunione dipendono anche delle disposizioni con cui il fedele si accosta al sacramento. Sant’Agostino infatti diceva: “Chi ti ha creato senza di te non ti salverà senza di te”. Queste disposizioni spirituali sono innanzitutto l’umiltà profonda e sincera di chi sa di ricevere un dono prezioso immeritato. E poi anche la devozione, cioè quel raccoglimento interiore che porta ad evitare la superficialità e la banalizzazione di un atto così sacro. Non possiamo ignorare che nella cultura attuale è facile cadere nella banalizzazione della Comunione eucaristica, come succede anche con altre realtà, come l’amore, la fedeltà alla parola data, la realtà della morte, il rispetto verso le istituzioni, ecc. Questa banalizzazione avviene sempre pian piano, in modo inconsapevole, attraverso piccoli gesti di trascuratezza. Ad esempio, la nostra cultura tende oggi a disprezzare le forme esterne, i gesti di educazione, perché si considera che manifestano poca autenticità. Ciò riguarda anche l’Eucaristia e si pensa spesso che i riti e i gesti liturgici siano forme esterne che fanno perdere spontaneità. È un errore molto grave, perché in realtà i gesti esterni ci aiutano a renderci conto della profondità di quello che stiamo facendo, evitando il pericolo della banalizzazione.

Come si deve accolgiere l'Eucaristia ricevuta nella mani?

Nella Chiesa latina ci sono due modi di ricevere l’Eucaristia: nella bocca e nelle mani. Tutte due possono essere gesti pieni di devozione e sottolineano che la Comunione è sempre un dono che si riceve attraverso la Chiesa, cioè da un suo ministro. Comunque tutto ciò non avviene in modo automatico, è necessario che il fedele compia i gesti vivendo la sacralità del momento: sto ricevendo Dio. Il gesto può alimentare lo stupore, che è un atteggiamento che favorisce l’approfondimento e la ricezione consapevole. È quindi importante formare bene i bambini e tutti quanti ad accostarsi alla Comunione con gesti esterni di devozione che costruiscono una sincera devozione interiore: ad esempio, il silenzio orante, la postura delle mani, magari mettersi in ginocchio o fare un chino di testa, lo sguardo raccolto, il canto, ecc. Sono azioni che aiutano sicuramente a ricevere meglio la Comunione. È vero che la forma esterna non assicura una buona ricezione dell’Eucaristia, tuttavia è sicuramente una premessa adeguata affinché la Comunione sia fruttuosa. La gestualità diventa via per costruire la vera devozione.

Un cattolico che riceve l'Eucaristia nelle mani può condividerLa con altri?

No. L’Eucaristia solo può essere amministrata dal ministro ordinario e in certi casi dal ministro straordinario. Con ciò si assicura il senso di gratuità del dono e anche il sacro rispetto dovuto a Dio presente nel Pane eucaristico. Quando un fedele riceve la Comunione nella mano, è tenuto a portarla in bocca appena ricevuta davanti al ministro. Se nel farlo un fedele si dilungasse, il ministro che ha amministrato il sacramento ricorderà con delicatezza, ma anche con chiarezza che si deve assumere il Pane consacrato senza indugio. È chiaro che questo modo di procedere mira semplicemente ad evitare atteggiamenti superficiali o irrispettosi nei confronti dell’Eucaristia. Quindi il fedele che ha ricevuto la Comunione nella mano non può in nessun modo condividerLa con altre persone. 

In quali casi si può dire che l'Eucaristia è stata profanata? 

La profanazione dell’Eucaristia avviene soltanto quando viene trattata con odio, ira o disprezzo, oppure quando viene presa per un fine sacrilego. È un gravissimo peccato oltre che un delitto, e chi lo commette incorre nella pena di scomunica latae sententiae. Ma, come dicevamo, per commettere il peccato di profanazione ci vuole una intenzione molto negativa nei confronti dell’Eucaristia. È qualcosa completamente diverso dagli atteggiamenti superficiali, imprudenti oppure poco devoti di coloro che si accostano alla Comunione senza curare le norme stabilite dalla Chiesa e quelle formalità che assicurano la devozione e il rispetto verso Dio presente nell’Eucaristia.

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