Fidel Castro: quel caffè con Benedetto, quel "Padre Nostro" di Francesco

L'incontro tra Papa Francesco e Fidel Castro a La Habana, Cuba, 21 settembre 2016
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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Dei libri che Benedetto XVI ha inviato a Fidel Castro, sappiamo solo – dal Papa emerito stesso – che uno di quei libri era l’ Introduzione al Cristianesimo. Lo fece dopo aver preso un caffè con il lider maximo, durante il viaggio del 2012, a precisa domanda di Fidel Castro. Il quale, quando incontrò Papa Francesco il 21 settembre 2015, insieme alla moglie Delia e il figlio Alejandro, subissò di domande anche l’attuale pontefice: dalla questione ambientale alla ricerca di Dio. E Papa Francesco – raccontano – concluse i 40 minuti di colloquio chiedendogli un Padre Nostro.

Fidel Castro è morto un 25 novembre, a 90 anni, portandosi via un’epoca. Se si sia convertito alla fine della sua vita, non si sa. Benedetto XVI, nelle Ultime Conversazioni con Peter Seewald, dà una risposta concreta alla questione. Sottolinea che l’incontro che ebbero insieme fu “a suo modo commovente”, ma che allo stesso tempo non crede che Castro avrebbe mai “potuto affrancarsi dalla struttura mentale in cui è cresciuto”. Insomma, “non è il tipo d’uomo da cui si dovrebbe aspettare ancora conversione”, e tuttavia “vede che le cose sono andate diversamente e che ciò richiedere una ulteriore riflessione.

Quando Benedetto XVI andò a Cuba, presidente era il fratello Raul, già da un po’ di tempo. Anche allora erano circolate le voci di una morte di Fidel, a più riprese. Il lider maximo era stato troppe volte assente da occasioni pubbliche. Invece, in occasione della visita del Papa, Fidel era ricomparso, aveva mostrato di essere vivo. Diverso dal fratello Raul, più populista, più mattatore. Raul più calmo, calcolatore. L’uomo della revoluciòn e l’uomo di Stato. Fidel era uomo della revoluciòn anche per una certa inquietudine interiore. Mai per nulla al mondo avrebbe mancato di incontrare Benedetto XVI. Sapeva che il dialogo sarebbe stato stimolante. E lo fu.

Di quel caffè che Papa Benedetto ha preso con Fidel Castro ci resta poco, se non la memoria dei protagonisti e un comunicato ufficiale. Fidel Castro, un vecchio allievo dei gesuiti, al termine della vita aveva cominciato a porsi di nuovo la domanda di Dio. Ci era arrivato probabilmente partendo da un dato concreto, ovvero dal disagio giovanile. Perché i giovani nel suo paese vivevano questo disagio? Cosa mancava loro, nel Paese della revoluciòn che pensava a tutto?

Sono tutte supposizioni. Certo è che la curiosità intellettuale lo aveva morso, tanto da porre la domanda a Benedetto XVI. E venne fuori che poi aveva chiesto allo stesso Papa di scegliere alcuni libri sull’argomento, e di inviarglieli. Benedetto lo fece. Sono in pochissimi a sapere quali libri scelse.

Di certo, Fidel Castro li avrà letti con avidità, e poi ne avrà condiviso i contenuti negli incontri fiume che era solito fare. Era stato persecutore della Chiesa, aveva imprigionato preti e suore, aveva creato un regime. Eppure manteneva rapporti con i cardinali. Quando la Conferenza Episcopale dell’America Latina (CELAM) organizzò uno dei suoi incontri periodici a La Habana, lui volle incontrare i vescovi in una notte che per loro fu lunghissima: Fidel li intrattenne per quattro ore e mezza.

Anche il Cardinal Roger Etchegaray racconta di infiniti incontri con Fidel. Il rapporto tra i due era iniziato sul finire degli Anni Ottanta, quando l’allora presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace era stato inviato in segreto dal Papa per aprire i ponti. Ne nacque anche una stima reciproca: Fidel ha regalato al prelato un presepe che l’anziano cardinale conserva gelosamente in vista nel salotto di casa sua, in tempo di Natale.

E certamente ha memoria degli incontri fiume con Fidel Castro anche il Cardinal Tarcisio Bertone, Segretario di Stato emerito. È stato a Cuba nella settimana che ha preceduto la normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Cuba e Stati Uniti, ma c’era stato la prima volta come Segretario della Congregazione della Dottrina della Fede, e poi anche da Arcivescovo di Genova e da Segretario di Stato, per celebrare il decennale dalla storica visita di Giovanni Paolo II. E poi, ovviamente, ci andò con Benedetto XVI in quel famoso 2012 in cui Fidel e il Papa presero il caffè.

Pare che Fidel parlasse spesso del disagio della gioventù in questi incontri, lo trovava un tema molto vivo e importante. Incontrava il Cardinale Ortega y Alamino, e con lui il vertice della Conferenza Episcopale Cubana, e lanciava questi temi sul tavolo, cercando una risposta ai suoi quesiti.

Ne parlò anche con Papa Francesco, in un incontro di 40 minuti che toccò anche la comune formazione gesuita, nonché la Laudato Si, l’enciclica sulla questione ambientale di Papa Francesco. E donò a Papa Francesco un libro che aveva scritto con il teologo della liberazione Frei Betto, intitolato “Fidel e la religione”, con una dedica speciale: “Per Papa Francesco in occasione della sua fraterna visita a Cuba con ammirazione e rispetto del popolo cubano”. Era, anche quel regalo, il segnale di un uomo inquieto, un uomo che stava terminando i suoi giorni alla ricerca di un nuovo ideale.

Chissà se in punto di morte, Fidel avrà trovato pace. Di certo, con lui se ne va un protagonista fondamentale di una stagione che ha visto la Chiesa in prima linea. Per anni, la Santa Sede si è impegnata perché Cuba migliorasse, e perché allo stesso tempo cessasse l’embargo da parte degli Stati Uniti. Ci è voluto però il fratello Raul a chiudere una vicenda che forse Fidel non avrebbe potuto fare, così legato al mito della rivoluzione. E Fidel si era ritirato a vita privata, a occuparsi di questione ambientale e a interrogarsi sull’esistenza di Dio. 

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