Fra Tommaso Bellacci da Scarlino: francescano e missionario per amore del Vangelo

Fu maestro dei novizi, missionario in Africa e compì diverse missioni diplomatiche

Beato Tommaso da Firenze
Foto: acquesacre.it
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Fra Tommaso Bellacci da Scarlino, nel corso della sua vita ebbe molte doti. Fu maestro dei novizi, missionario in Africa e compì diverse missioni diplomatiche. Queste poche notizie sulla sua esistenza, dicono già molto di questo religioso dell'Ordine francescano.

Nato nel 1370 a Firenze appartiene alla famiglia dei Bellacci. Da giovane ama la vita e le poche notizie sulla giovinezza lo descrivono come un ragazzo dedito al mondo, come si usava dire un tempo.

Nel 1399, però, la sua vita cambia registro, grazie all'incontro con Antonio Pace che lo portò nella braccia del Cristo. Deciso ed innamorato delle pericope evangeliche, lascia tutto entrando come novizio nell'Ordine dei Frati francescani, nel convento di Fiesole.

In questo luogo, fu devoto e pio tanto da esser ammesso alla professione di fratello laico, venendo nominato in seguito maestro dei novizi. Questa notizia la dice lunga sulla responsabilità e sulla maturità, che i confratelli avevano letto nel suo modo di essere.

Fu un vero figlio del Poverello di Assisi: povero, casto, obbediente ed umilissimo. Seguace ammiratore della Regola serafica, la visse con integrità ed amore a beneficio dei fratelli.

Chi visse con lui lasciò questa testimonianza:”amante ferventissimo della santa povertà non volle mai nulla sotto il cielo se non quello che gli concedeva la Regola, cioè l’abito e la corda…E queste cose schiettamente imperò che sempre andava con il solo abito ben rattoppato. Andava di continuo a piedi nudi come un vero e povero pellegrino”.

Amò l'umiltà che testimoniò con tutta la sua vita. Visse poverissimo per essere ricco solo di Dio.

Penitente ed austero fu gioioso e dolce con gli altri che bussavano al suo cuore.

Provinciale di Puglia e di Calabria, nel corso del suo mandato fu un vero padre per i confratelli. Al rigore volle unire la bontà e la sua maturità dimostrò equilibrio nel guidare la Provincia.

Visse in diverse comunità, ma sopratutto in quelle di Scarlino e Montepiano, in Toscana, ed in questi luoghi portò il suo modo di essere ma di più di fare.

Ebbe importati incarichi alla guida dei Frati francescani osservanti, tra cui anche quelli di aver aperto una comunità a Siena ed un'altra a Piombino, ma la sua passione era la missione.

In tale apostolato, ebbe ben due mandati papali, accompagnando il francescano e beato Alberto da Sarteano, per predicare la parola del Cristo in Egitto ed in Etiopia.

A causa del bene compiuto, per due volte, fu sequestrato e la seconda volta, grazie al riscatto pagato da Papa Eugenio IV, riuscì a rientrare in Italia.

La sua testimonianza attirò molti seguaci, soprattutto nella comunità di Monte di Muro, fra questi è bene ricordare il beato Antonio Vici da Stroncone, il beato Domenico da Campi, il beato Gaspare da Firenze,  ed infine il beato Girolamo della Stufa.

Questi religiosi vissero l'adamantina bellezza del rigore francescano unito alla letizia, richiesta nella Regola da San Francesco.

Rivivono i Fioretti che raccontano l'amore al Cristo ed alla vita apostolica della prima comunità francescana. Semplici e pieni di fede illuminarono, con i loro esempi, la vita di quel territorio.

Fu stimato ed amico di San Bernardino da Siena e di San Giovanni da Capestrano, entrambi francescani.

Nel corso della sua esistenza compì numerosi miracoli che testimoniano il suo amore alla carità, richiesta dal vangelo ed alle persone che ricorrevano alla sua potente intercessione.

Poco prima di volgere la sua vita al cielo, diresse il suo passo verso Roma per chiedere al Pontefice di esser inviato missionario nelle terre d'Oriente, ma a Rieti presso il convento di San Francesco si spense il 31 ottobre 1447, anelando alla contemplazione del Padre.

Il suo corpo riposa nella chiesa di San Francesco a Rieti ed il suo culto fu approvato nel 1771 con il titolo di beato.

La sua festa  viene celebrata il 31 ottobre

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