Franz Jägerstätter, il primato della coscienza formata dal Vangelo contro Hitler

Una biografia scritta da Francesco Comina racconta la storia di un eroe della coscienza

Franz Jägerstätter
Foto: Arcidiocesi di Vienna
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‘Solo contro Hitler. Franz Jägerstätter, il primato della coscienza’ è il nuovo libro del giornalista e scrittore bolzanino Francesco Comina dedicato al pacifista austriaco che si rifiutò di arruolarsi nella Wermacht perché considerava il nazismo totalmente incompatibile con l’essere credente: “Credo che Dio mi abbia dimostrato con sufficiente chiarezza che devo decidermi se essere nazista o cattolico”, scrive profeticamente Jägerstätter nel gennaio 1938, pochi mesi prima del referendum sull’Anschluss, che vede il contadino di Sankt Radegund, paesino dell’Alta Austria, l’unico abitante a votare ‘no’ al referendum che sancisce l’unione dell’Austria al Terzo Reich.

La scelta radicale di Franz Jägerstätter lo porta all’arresto nello stesso carcere in cui sarà rinchiuso Dietrich Bonhoeffer, il celebre teologo con il quale sono notevoli le affinità di pensiero e di riflessione sulla matrice del nazismo, nonostante Franz fosse un semplice contadino. Decapitato il 9 agosto 1943 a Tegel, Franz Jägerstätter lascia la moglie Franziska e le tre figlie, che hanno dovuto attendere molti anni prima che la figura del marito e del padre venisse riscattata dall’oblio e dalla reticenza come ‘traditore’. 

La storia di Franz è davvero paradigmatica, come racconta Francesco Comina : “Nello scrivere questo libro ho chiuso gli occhi. Poi ho cominciato a scrivere calandomi nel personaggio. Franz mi si è parato dinanzi più vivo che mai, più attuale che mai. Le sue parole non dicono solo l’assurdità della guerra e la maledizione di un potere meschino e idolatrico. Parlano di verità, di dignità, di autonomia, di rispetto, di solidarietà e di amore. Senza remore. Senza difese. Franz ha radicalizzato l’autenticità del messaggio di fede: la forza nonviolenta di una coscienza permeata dei valori più nobili, quelli che provengono da una lettura non mediata delle Scritture. Come è sempre stato nella storia cristiana della profezia”.

Per quale motivo un libro su Franz Jagerstatter?

Nel 2015 sono stato invitato a parlare nella casa-fattoria di Franz Jägerstätter a St. Radegund in Austria. Erano i giorni del ricordo della morte (9 agosto 1943). Fui chiamato dagli organizzatori per raccontare una vicenda analoga, ossia la storia di un sudtirolese, Josef Mayr-Nusser, anche lui padre di famiglia che disse No al giuramento a Hitler e vene condannato a morte. Sul giovane altoatesino avevo scritto un libro dal titolo ‘L'uomo che disse No a Hitler’. 

Parlai proprio nella Stube della casa di Franz Jägerstätter, ossia il salotto dove aveva elaborato la sua personale resistenza. Mi sono immaginato come doveva essere drammatica quella scelta: i pianti, i sospiri, la tensione emotiva, la rabbia di Franz e di sua moglie Franziska, il pianto delle tre bambine piccole. Mi sono portato dentro quella esperienza ma non avrei mai pensato di scrivere un libro se il direttore editoriale della Emi, Lorenzo Fazzini, non mi avesse chiesto per ben due volte, fra il 2019 e il 2020, di scrivere quella storia in concomitanza con l’uscita nei cinem di tutto il mondo dello stupendo film di Terrence Malick, ‘Hidden Life’ (La vita nascosta). La prima volta dissi di no, la seconda accettai”.

Cosa significa avere il primato della coscienza?

“Significa anteporre i valori etici davanti a tutto, significa disobbedire a comandi violenti e ingiusti, significa proteggere la dignità della persona umana e l'autonomia di giudizio personale dentro una storia assurda e orribile. In molti punti dei suoi scritti Franz fa leva proprio sul primato della coscienza e urla le sue verità al mondo ma il mondo copre di chiasso le parole del saggio che rimane solo e ridicolizzato da una massa votata ciecamente al culto di un dio pagano”.

In quale modo resistette ad Hitler?

“In tutti i modi possibili. Dapprima osservando quello che stava accadendo intorno a lui (Franz sapeva dei campi di concentramento, del programma di eutanasia dei soggetti deboli, delle deportazioni..) poi discutendo con sacerdoti, amici, parenti sulla grande contraddizione fra l'essere cristiano e l'essere nazista e infine assumendosi la responsabilità di una reazione pubblica contro il regime. Franz fu l’unico nel paese a votare contro il referendum per l’Anschluss nel marzo del 1938 e quando venne richiamato nella Wehrmacht disse a viso scoperto quello che pensava, ossia che non avrebbe mai potuto prendere parte ad un sistema anticristiano e anti-umano”.

Da traditore a beato: quale è stato il ‘cammino di riabilitazione’?

“E’ stato un cammino difficilissimo e drammatico. Franz venne ghigliottinato il 9 agosto del 1943 a Berlino, con una condanna esemplare. La ghigliottina era la pena riservata ai traditori e agli obiettori di coscienza. Con questa infamia si voleva eliminare ogni traccia, anche a posteriori, della vita e della testimonianza del giovane. Dopo la morte anche le istituzioni austriache tentarono di liquidare Jägerstätter come fosse un fanatico e un malato mentale. 

Negli anni successivi si tentò di scaricare la colpa sulla moglie, considerata come la responsabile della ‘follia’ di Franz. Fortunatamente un sociologo pacifista americano, Gordon Zahn, capì che quella storia nascondeva una grande pagina evangelica e decise di raccontarla in un libro del 1963 che ebbe una risonanza enorme in America anche grazie alla mediazione di Thomas Merton che rieccheggiò la storia di Franz nel suo libro ‘Fede e violenza’. 

Di lì poi quella storia rimbalzò al Concilio Vaticano II nella sessione dedicata all'obiezione di coscienza e tornò riaprendo il dibattito in Austria. Fu solo nel 1983 che il vescovo di Linz decise di aprire la causa di beatificazione che si concluse nel 2007 alla presenza di Franziska e delle tre figlie”.

  Quale è il suo insegnamento all’umanità?

“L’amore per la verità, per la dignità umana e per la pace. La fede non si mercanteggia per quieto vivere o con facili compromessi. La fede adulta esige una scelta di campo. Non c’è un Dio tappabuchi buono per tutte le stagioni come coi ha ricordato Dietrich Bonhoeffer. Annota Franz in un passo dei diari: Dio mi ha dimostrato con forza che devo decidermi se essere nazista o cattolico”.

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