Frate Francesco da Ghisoni: piccolo vuol dire grande

Papa Pio IX lo dichiarò venerabile nel 1848

Frate Francesco da Ghisoni
Foto: pubblico dominio
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L'umiltà regna sovrana fra i figli di San Francesco. Basti pensare alle innumerevoli testimonianze di religiosi che, seguendo il Serafico Padre, hanno scelto ciò che nel mondo è piccolo per farlo divenire grande agli occhi del Padre. Così è stata la vita di frate Francesco da Ghisoni.

Nato il 17 dicembre 1777 in un piccolo paese, in provincia di Ajaccio, in Corsica, presto rimase orfano dei genitori. Com'era consuetudine del suo tempo, va a scuola dai Frati francescani dai quali apprende la grammatica, le lettere e quell'amore alla vita religiosa che lo contrassegnerà per tutto il corso della breve esistenza.

A 23 anni, sentendo viva la chiamata alla vita consacrata, arriva nel santuario del sacro ritiro di san Francesco di Bellegra, nel Lazio. Questi luoghi, incantevoli per paesaggio e bellezza, videro ospite il santo di Assisi che vi lasciò il suo amore oltre che la propria testimonianza di fede.

Il 26 ottobre 1801, trascorso il regolare anno di noviziato, emise la professione dei consigli evangelici. Visti i buoni risultati come studente e gli ottimi profili morali, frate Francesco venne reputato più che idoneo per diventare sacerdote, tanto che il 25 ottobre 1805 prese gli ordini minori. Ma come detto, l'umiltà è la regina oltre che la povertà, nella Regola francescana e questo eccellente religioso, per tali motivi, chiese di rimanere fratello professo e non sacerdote. Compresa la giusta resistenza dei superiori, si rivolse alla Madonna, con il chiederle una malattia che lo rendesse inabile al ministero sacerdotale. Poco dopo il giovane fratello ebbe un attacco di epilessia. Quest'evento impedì ai superiori, di farlo ordinare.

Ricoprì l'ufficio di portinaio e sacrista. In tale mansione accoglieva i poveri e dava loro il pane che passa e quello della parola, che rimane in eterno.

Ricercato da religiosi, sacerdoti, prelati e laici per gli ottimi consigli che sapeva dispensare rimase sempre un fratello allegro e di grande vita interiore. Spirò il 25 gennaio 1832. Aveva 54 anni.

Il suo esempio di amore alla vita francescana ed alla semplicità, venne ripreso anche da altri religiosi che vissero nel medesimo convento, conoscendosi: il beato Mariano da Roccacasale (1778-1866), il beato Diego Oddi da Vallinfreda (1839-1919) ed il servo di Dio padre Giuseppe Spoletini (1870-1959) che spirò a Roma.

Dopo la morte, il corpo fu esposto per cinque giorni alla venerazione dei fedeli che lo acclamavano come un santo. A leggere le testimonianza del tempo, questo emanava un profumo particolare di rose e di viole.

Amato in vita si raccontano moltissimi episodi della sua carità come quello che lo vide benedire un fanciullo, che stava molto male ed alla benedizione del frate, il malato guarì oppure quando sanò l'arto di un bambino malato. Molti i fatti che testimoniano la grande bontà di questo eccezionale religioso che, come San Francesco, non si ritenne degno del sacerdozio, ma esercitò quell'amore che, ancora oggi, ci parla di Dio.

Pio IX lo dichiarò venerabile nel 1848.

 

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