Fratel Pietro Vecoli: il piccolo camilliano dal cuore di Padre

Una vita semplice e nascosta che ha illuminato la pastorale sanitaria

Fratel Pietro Vecoli
Foto: pubblico dominio
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Era l'uomo del sorriso e della vita nascosta. Raccolto dentro il suo abito religioso, la sola croce rossa, impressa sulla talare, faceva intuire che si trattava di un camilliano. Questo è stato fratel Pietro Vecoli, un autentico apostolo della Redenzione, nel mondo della sanità.

Nato il 28 agosto 1933 a Capezzano Pianore in Versilia, ha una famiglia composta di molti fratelli. Giovanissimo, il 27 ottobre 1951 assecondando un suo fermo desiderio entra nell'Istituto San Camillo di Castelvecchio, in provincia di Imperia. In questo luogo conobbe la vita camilliana ed imparò ad amare il suo fondatore nei malati che incontrò nel suo cammino.

Terminato l'anno di noviziato, l'8 dicembre 1953, accogliendo la Regola, emette la professione semplice dei voti di povertà, castità, obbedienza ed assistenza agli infermi. Quattro anni dopo, secondo le consuetudini del tempo, emette quella perpetua.

Nominato infermiere nella sua comunità, in questo incarico, è sollecito verso coloro che vedono nella malattia, un severo limite. Fratel Pietro si accorge di tutto e con la sua amabilità ed quel sorriso che sa di cielo, accorre prontamente.

E' sollecito verso tutti, anche verso i degenti in abitazioni private. Nei loro riguardi, svela il suo cuore di padre, recandogli la serenità di una visita.

Nel suo procedere è sereno e non perde mai la tranquillità. E' uomo della preghiera che sembra non interrompere mai.

Chi lo ha conosciuto ha rimpianto la sua santità ed il suo essere autentico testimone del Cristo.

Ciò che colpisce del suo modo di essere, è la dolcezza, racchiusa nell'espressione “Gesù ti amo” che diviene per lui, la forma prediletta per rivolgersi al Padre. Non è una semplice giaculatoria bensì un atto di amore, che si può ripetere per stare accanto al Signore.

Apostolo di questa spiritualità, nelle sue Lettere, consiglia ed invita i suoi amici a recitare spesso questa invocazione, per essere vicini a Dio, offrendogli un momento di adorazione silenziosa.

Questa preghiera, semplice ed alla portata di tutti, è l'assillo del suo animo. Negli scritti, agli amici la diffonde e scrive: ”per trovare almeno un'anima che continuasse il meraviglioso canto a Gesù, anche quando egli non ci fosse stato più”.

Il 26 febbraio 1975, gravemente malato di cuore, spira nella casa di cura camilliana di Forte dei Marmi, lasciando un ultimo sguardo all'immagine della Madonna ed al crocifisso della sua professione, spegnendosi sulla terra il battito di quel cuore che ha continuato in cielo a lodare Dio.

 

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