Genocidio dei cristiani? Mai più!

La copertina del libro "Never Again"
Foto: ADF International
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Quello che accade in Medio Oriente è un genocidio? La domanda non viene posta dal punto di vista del senso comune, ma dal punto di vista legale. Da quando il termine genocidio è stato coniato (nel 1944 da Raphael Lemkin) a quando poi è stato ufficialmente adottato dalle Nazioni Unite (già nel 1946), il problema è sempre stato di trovare un confine certo e legale per stabilire quando il genocidio aveva luogo, e in che modo sanzionarlo. Ed è proprio la risposta legale che cerca il libro “Never Again. Legal responses to a broken promise in the Middle East”, di Ewelina Ochab.

Il libro è disponibile solo in inglese, ed è di natura strettamente tecnica. Spiega come e perché quello che sta avvenendo in Medio Oriente ha tutti le caratteristiche del genocidio. E lascia comprendere quale è la battaglia legale che si combatte nelle organizzazioni internazionali perché il genocidio dei cristiani venga riconosciuto.

Come può la Convenzione per la prevenzione del genocidio, che risale al 1948, essere applicata quando a perpetuare il crimine è un attore non statale? È questa la domanda di fondo del libro, che muove proprio dal genocidio dei cristiani in Medio Oriente ad opera dell’autoproclamato Stato Islamico per esplorare se gli atti commessi del cosiddetto ISIS si possano considerare genocidio e in che modo possano essere sanzionati. 

In fondo, l’ISIS non è uno Stato, e il genocidio che mette in atto rappresenta una nuova forma del crimine, tanto che la stessa convenzione, di fronte a questo nuovo scoppio di violenza non portato avanti da attori statali, sembra diventata anacronistica.

Nel libro si presenta una analisi completa della legge del genocidio, si fa riferimento ai genocidi riconosciuti a partire dal 1948, si considerano le testimonianze dei crimini perpetuati dall’ISIS dimostrando, appunto, che la Convenzione che dovrebbe salvaguardare popolazioni e gruppi dall’odio etnico in realtà dà solo una protezione illusoria.

Una “scappatoia” per applicare la Convenzione è stata trovata proprio da ADF International, che lo scorso ottobre ha ispirato una iniziativa di tre membri del Parlamento Europeo, Lars Adaktusson, Pieter Omizgt, Lord Alton, i quali hanno scritto una lettera alla Corte Penale Internazionale spiegando che almeno i “foreign fighters” arruolati dall’ISIS potevano essere sottoposti al giudizio della Corte, perché cittadini di Stati che hanno attulamente firmato la convenzione.

Si tratta, però, di iniziative che non solo non hanno la risposta immediata degli organismi internazionali, ma che sottolineano una falla nel sistema di legge penale internazionale. Così, non basta che il Parlamento Europeo o il Congressso degli Stati Uniti riconoscano il genocidio dei cristiani, né che ci siano iniziative in favore dei cristiani perseguitati come quella promossa dell’Ungheria, che al tema ha dedicato un ufficio all’interno del Ministero delle Risorse Umane.

La verità, mentre si infiammano battaglie epiche come quella di Aleppo, e mentre ancora la zona di Mosul brucia, è che non ci sono nemmeno i mezzi legali per far fronte all’emergenza di un attacco studiato come se fosse quello di uno Stato, ma in realtà portato avanti da un gruppo che di Stato ha solamente il nome.

L’impressione che scaturisce dal libro è che molto deve essere fatto ancora per proteggere i cristiani perseguitati, e per riconoscere il tremendo genocidio che sta avvenendo da anni, a volte persino nel silenzio internazionale.

La stessa Ewelina Ochab, parlando a Ginevra lo scorso 24 novembre, ha detto con chiarezza che la Convenzione sul Genocidio è obsoleta, e ha sottolineato che ci sono tre modi per perseguire legalmente i membri dell’ISIS: processare i sospetti perpetratori di genocidio alla Corte Penale Internazionale dell’Aja; creare una Tribunale Penale speciale per i crimini in Iraq e Siria; oppure creare un tribunale speciale ovunque sia necessario, con l’appoggio delle Nazioni Unite.

Tutte soluzioni che richiedono tempo. Frattanto, i cristiani continuano ad essere perseguitati. E il loro genocidio, seppur non riconosciuto legalmente, è una delle realtà più tristi di questo scorcio di secolo.

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