Giornata Mondiale dei Poveri, dopo la Messa il Papa pranzerà con 500 poveri

Papa Francesco si incontra con due poveri nell'Aula Paolo VI
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Una porta aperta, con due persone sul ciglio, che tendono la mano, una perché chiede aiuto, l’altra perché intende offrirlo: è nel logo della Giornata Mondiale dei Poveri, che si celebrerà il prossimo 19 novembre, che l’arcivescovo Rino Fisichella trova il senso della giornata voluta dal Papa come “opera di misericordia”. Una giornata cui il Papa parteciperà personalmente, prima con la Messa, e poi con un pranzo offerto in Aula Paolo VI a circa 500 poveri.

Lo racconta lo stesso presule, che spiega come il Papa “sarà direttamente coinvolto nella celebrazione di questa Giornata che lo vedrà presiedere la santa Eucaristia nella Basilica di San Pietro, insieme a tanti poveri e ai volontari”, mentre per i volontari “è prevista una Veglia di preparazione il Sabato 18 novembre nella Chiesa di San Lorenzo fuori le Mura per fare memoria del grande santo romano che elevando la figura del povero a vero e unico ‘tesoro’ della Chiesa, si consegnò al martirio, a testimonianza perenne del suo servizio di carità. Sarà un momento per esprimere anche il ringraziamento per quanti quotidianamente e in silenzio vivono il servizio dell’assistenza ai poveri, e un invito perché tanti altri si uniscano alla loro testimonianza”.

L’arcivescovo Fisichella guida il dicastero per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, che è stato incaricato di organizzare il Giubileo e poi di gestirne le tappe successive, in un progetto di nuova evangelizzazione che Papa Francesco ha individuato anche nella cura dei pellegrinaggi, dei santuari e delle celebrazioni per il 25esimo del catechismo per la Chiesa cattolica.

È questo lo sfondo su cui si staglia l’impegno del dicastero della Nuova Evangelizzazione. È la prima Giornata Mondiale dei Poveri, ed è l’arcivescovo Fisichella a presentarlo ai giornalisti. Sottolinea che il messaggio fa i conti anche con la difficoltà di definire la povertà oggi, perché tante le forme di emarginazione. Ma è convinto che il messaggio mette in luce una terapia che “potrebbe aiutare questa grave patologia”.

La terapia è quella della “reciprocità”, perché “il povero viene raggiunto dalla tenerezza e dalla misericordia di Dio attraverso quanti desiderano incontrare realmente il volto di Cristo”, perché così “quanti hanno perduto la dignità e sono ai margini, quanti sono afflitti dal sopruso e dalla violenza provocano i cristiani a ritrovare il senso della povertà evangelica che loro portano impresso nella vita quotidiana”. 

Una dimensione che si trova, appunto, nel logo della Giornata Mondiale dei Poveri. E il messaggio – continua il presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione – è teso tra due poli: il “grido dei poveri”, che la comunità cristiana ha sempre ascoltato “rifuggendo ogni retorica”, perché la vita dei discepoli doveva “esprimersi in solidarietà e fraternità” alla sequela di Cristo che aveva proclamato i poveri Beati; e la condivisione, sull’esempio di San Francesco che non si accontentò di abbracciare il lebbroso, ma “comprese che la vera carità consisteva nello stare insieme, vicino, condividendo il dolore e la sofferenza della malattia come pure il disagio dell’emarginazione”.

La sfida è quella di “uscire dall’indifferenza, dalle certezze e comodità che spesso sono luoghi privilegiati di una cultura benestante”.

E allora la Giornata Mondiale dei Poveri “sarà una giornata dove tutta la comunità cristiana dovrà essere capace di tendere la mano ai poveri, ai deboli, agli uomini e alle donne cui viene troppo spesso calpestata la dignità.”

Per l’arcivescovo Fisichella, il Papa lancia un appello a “tutti gli uomini” di ascoltare il grido dei poveri, e afferma che “più concretamente, le Chiese particolari sono invitate a trovare tutte le forme più adeguate per dare continuità a quanto già esiste e che segna la vita del vasto mondo del volontariato”.

Il vescovo Octavio Ruiz, segretario del dicastero per la Nuova Evangelizzazione, commenta che il Papa considera i poveri come “una categoria teologica prima che sociologica” e ricorda che “se si guarda alla storia della Chiesa, si trovano innumerevoli espressioni di questo amore e di aiuto ai poveri. Sono tantissime le istituzioni di assistenza nel campo della salute, dell’educazione, di protezione per le persone sole a abbandonate, che sono frutto della generosità di tanti credenti. Non possiamo dimenticare che Gesù, il Figlio di Dio, si è fatto uomo e ha vissuto nella povertà. Le sue parole e suoi gesti erano l’espressione di predilezione per i poveri e per questo, quando la Chiesa accoglie e aiuta le persone disagiate, lo fa perché riconosce in esse l’immagine e la presenza di Cristo”.

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