Giovani da ogni parte del mondo per studiare i primi secoli del cristianesimo

Il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana sede del Convegno
Foto: PIAC
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Tra le molte cose di cui si parlerà ad ottobre nel Sinodo dei giovani ci sara certamente la cultura. I giovani hanno ancora voglia di studiare? Hanno ancora “sete di conoscenza”?

In un mondo schiacciato sul digitale sembra che ciò che avviene lontano dalla pura tecnologia sia anche lontano dai giovani.

Ma non è così. Una prova è stata il colloquio internazionale tra dottorandi di ricerca che si è svolto all’inizio della settimana al Pontificio istituto di archeologia cristiana.

Il tema era molto specifico “Ricerche di Archeologia Cristiana, Tardantichità e Altomedioevo”, non certo “pop”, ma la prima caratteristica è che i tre giorni di convegno sosìno stati organizzati direttamente dai giovani , dai Dottorandi del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana con il sostegno del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e del Römisches Institut der Görres-Gesellschaft.

Ed è stato un successo. La partecipazione è stata straordinariamente alta vista la estrema specializzazione dei temi, è stato una vera occasione di incontro e di scambio tra giovani studiosi con ricerche di ambito letterario e storico-archeologico, tra i secoli III-X.

“La scelta di una così ampia fascia cronologica - hanno spiegato gli organizzatori- è stata determinata da specificità storico-geografiche, dal momento che l’incontro si è mosso non solo nella linea dell’interdisciplinarietà, ma anche e soprattutto dell’internazionalità, al fine di divulgare nuovi studi nonché di stimolare nuovi orizzonti di ricerca”.  E gli organizzatori sono loro, i dottorandi del Pontificio Istituto:Federico Caruso, Chiara Cecalupo, Ivan Gargano, Giovanna Assunta Lanzetta, Priscilla Ralli.

I partecipanti nella sede del Pontificio istituto di archeologia cristiana a Roma, sono arrivati da tanti diversi paesi: Italia, Spagna, Austria, Francia, Germania, Macedonia, Russia, Regno Unito, Argentina.

“La presenza di tanti giovani studiosi che si dedicano ad argomenti relativi ai primi secoli cristiani- ha commentato il Rettore del PIAC- è un buon segno di controtendenza verso chi, in anni recenti, ha ritenuto opportuno, con una decisione davvero discutibile, abolire l’insegnamento universitario dell’Archeologia Cristiana in diversi atenei”.

Insomma la voglia di cultura non è morta, e mi particolare i giovani sono interessati alle radici cristiane della cultura occidentale. ventisette relazioni, e dodici poster  che presto diventeranno una pubblicazione stanno ad indicare che l’ “universitas” ha ancora un significato, e che la Santa Sede è in prima linea per la difesa della libertà di studio rispetto a molti altri paesi europei e incoraggia le iniziative degli studiosi del futuro.

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