Giovanni Palatucci: principi etici e valore della persona

Giovanni Palatucci
Foto: papaboys.org
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Un sistema giuridico rappresenta un insieme organico di norme con un unica finalità: il bene dei consociati. Ciò è espresso nell'articolo 2 della Carta Costituzionale, il quale recita che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

Tale premessa è utile per richiamare l'attenzione sull'attività giuridica di un funzionario dello Stato Italiano, il quale ha speso la propria esistenza per confermare quanto esposto: Giovanni Palatucci (1909-1945). Quest'uomo, ultimo questore reggente di Fiume, ha speso la sua esistenza per salvarne delle altre, trovando la morte, nel campo di concentramento di Dachau.

Ma se c'è qualcosa che merita di essere sottolineato nel pensiero di questo uomo, è che tramite il suo lavoro ha confermato l'esigenza di testimoniare i principi cattolici ed etici, più grandi di quelli imposti dal regime nel quale si trovava ad agire, in qualità del giuramento prestato.

Ci vogliono dare ad intendere che il cuore sia solo un muscolo, e ci vogliono impedire di fare quello che il cuore e la nostra religione ci dettano”. In tale espressione di Palatucci è espresso un principio giuridico che la cultura normativa accoglierà solo nel 1945. Questo si esterna nel fatto per cui non obbedire ad una legge, considerata ingiusta, non configura un atto illegittimo, bensì rappresenta un diritto ed un conseguente dovere. Tale enunciato è alla base delle formule di Radbruch, le quali pongono in comparazione la forza coattiva di una norma, apparentemente legittima, con una non scritta, inserita nei postulati etici del diritto. 

L'enunciato è alla base della coscienza giuridica pluriordinamentale. Ne sono un esempio i principi affermati nei processi di: Norimberga (1946); di Toyio (1948); della ex Jugolsavia (1994); del Ruanda (2008). In questi si è fatto palese il diritto della parte che resiste ad un ordine dato dall'autorità, in vista di un valore più grande:la salvaguardia all'esistenza della persona umana. L'ordinamento giuridico, ai sensi dell'articolo 10 del dettato costituzionale, ribadisce questa lettura costituzionalmente orientata delle norme sovranazionali, con l'affermare che “l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”

In combinato disposto con il precedente assunto è utile osservare che l'articolo 11 della medesima fonte, ritiene che ”l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”

In similitudine con quanto espresso,  di ciò c'è un esempio, anche nel sistema penale. Nel codice penale, all'articolo 54 si legge che “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto nella necessità di salvare se od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non voluto volontariamente causato, ne altrimenti evitabile , sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”. Tale è lo stato di necessità, il quale scrimina, come non antigiuridico un atto compito per salvaguardare l'esistenza propria o altrui.

Appare allora chiarissimo come esistono delle norme, presenti nel bagaglio, culturale e sociale, che meritano di essere rispettate per un principio etico. Giovanni Palatucci ha applicato tali principi giuridici, contribuendo con la propri attività a salvare l'esistenza di molte persone. Il contenuto etico della norma ed il valore della persona, affermati dall'autore, con il suo operato, ha anticipato ciò che la cultura giuridica, dopo il secondo conflitto mondiale, affermerà nell'abbondante giurisprudenza della Corte Internazionale per i diritti dell'uomo. A conferma di ciò, è utile osservare che Giovanni Palatucci, nella propria tesi di laurea, dedicata al rapporto di casualità (1932) afferma che “il diritto infatti indaga le cause ultime dei fenomeni, che cadono sotto il suo magistero, ma ricerca solo quelle, che abbiano leso determinati beni da esso protetti”.

Tale enunciato ribadisce che il centro della norma giuridica è la tutela di quei beni che l'ordinamento vigente reputa tali (espressi nella sacralità di quei principi, presenti nella Carta costituzionale). Ciò significa attribuire un valore metagiuridico, all'enunciato normativo.

Giovanni Palatucci, con la sua attività e con il dono della sua esistenza, ha confermato la coerenza con i principi cattolici che non sono scritti solamente sulla carta ma in un ordinamento trascendente per la tutela dell'umanità.

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