Giovanni Paolo II: 40 anni da quel “tenero grido” che scosse il mondo

L'Arcivescovo metropolita di Cracovia, e vicepresidente della Conferenza Episcopale Polacca, Mons. Marek Jędraszewski,
Foto: Arcidiocesi di Cracovia
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E’ passato quasi mezzo secolo da quelle parole che scossero teneramente Piazza San Pietro il 16 ottobre del 1978: “gli Eminentissimi Cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma. Lo hanno chiamato da un paese lontano, ma sempre così vicino per la comunione nella fede e nella tradizione cristiana. Non so se posso bene spiegarmi nella vostra... nostra lingua italiana. Se mi sbaglio mi corrigerete”.

Sono trascorsi esattamente 40 anni dall’elezione al soglio pontificio di San Giovanni Paolo II, il “figlio della Polonia” divenuto nel corso della storia uno dei protagonisti ed un uno dei simboli del XX secolo. Vittima come la sua nazione dei totalitarismi sia destra che di sinistra, egli ha svolto una funzione magisteriale e pastorale capace di segnare profondamente la cultura contemporanea.    

In un’intervista rilasciatoci dall’attuale arcivescovo metropolita di Cracovia, e vicepresidente della Conferenza Episcopale Polacca, Mons. Marek Jędraszewski, ripercorriamo il lascito tramandoci dal pontificato di Papa Giovanni Paolo II: “la sua eredità, tutto quello che lui diceva sulla fede, della necessità di stare sempre con Cristo, è rimasto radicato nei nostri cuori. Tutto quello che egli diceva ‘sull’essere cristiani oggi’, è strettamente legato con la nostra storia polacca. Per noi non era solo un pontefice, un successore di Pietro, ma un ‘papa polacco’. Questo è rimasto nei ricordi nel nostro popolo. Noi ovviamente siamo legati anche agli altri papi dopo di lui, ma per noi Papa Giovanni Paolo II è quella persona che è nata in Polonia, che ha vissuto e ha sofferto insieme alla nostra nazione, divenendo nel corso della storia un ‘grido’ per il mondo intero”.

Caratteri ereditari quelli lasciatoci da San Giovanni Paolo II che secondo l’arcivescovo trovano piena consonanza nel pontificato di Papa Francesco: “io penso che il bello del pontificato di Papa Francesco – sostiene Mons. Jędraszewski -  sia la sua apertura verso l’altro uomo, soprattutto all’uomo debole, al sofferente, quello su cui dobbiamo lavorare molto per far sì che riacquisisca la sua dignità personale. E proprio questa libertà sia personale che religiosa – connessa fra loro -  penso sia la chiave con la quale leggere questi due papati”.

Nei suoi 27 anni di pontificato, sono stati innumerevoli i tentativi di San Giovanni Poalo II di porre la Chiesa in un constante dialogo con il mondo contemporaneo. Tra i numerosi temi affrontati nel suo papato, certamente spiccano: la necessità di una “nuova evangelizzazione”, la difesa e promozione dei diritti umani (in particolare la libertà religiosa), la tutela della vita (contro l’aborto, l’eutanasia e ogni forma di violenza), la protezione della famiglia, la pace e la giustizia sociale.

Questioni ritenute ancora oggi di forte attualità da parte dall’arcivescovo Marek Jędraszewski che, al termine della nostra intervista, cerca di offrire una chiave risolutiva alle “grandi sfide” poste alla Chiesa nell’epoca della post-modernità. “Io penso – sostiene l’arcivescovo - che la difesa del sentimento religioso sia la cosa più importante oggigiorno. Quel sentimento di appartenenza alla Chiesa, e il suo insegnamento molto chiaro, traccia per così dire il sentiero che dobbiamo seguire. Io penso soprattutto al decalogo dei comandamenti divini, e il comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo. E questo - conclude Mons. Jędraszewski - è sempre attuale nonostante le sfide di oggi: il gender, il liberalismo e l’aborto. Se si ama Dio con tutta l’anima come se stesso, allora questi problemi sono da sopportare e da vincere”.

A 40 anni dall’elezione che vide il cardinale Karol Wojtyła diventare vescovo di Roma, le disfide con le quali la Chiesa deve ancora oggi confrontarsi, sembrano non essere mutate nella loro sostanza, ma solo nella forma e nelle modalità con le quali esse si manifestano. 

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