Heiner Koch da Berlino al sinodo la sfida della famiglia

Il nuovo arcivescovo di Berlino Heiner Koch
Foto: www.bistum-dresden-meissen.de
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La nomina del nuovo arcivescovo di Berlino era annunciata in Germania da almeno una settimana. Ma in Italia di lui si sa poco. Si sapeva solo che è stato uno dei partecipanti al “sinodo ombra” organizzato dal Cardinale Marx che si è svolto a fine maggio a Roma e che ha trovato molte difficoltà ad essere ospitato. Tanto che alla fine è stato accolto nel “ Centro congressi” gestito da Roma eventi, nemmeno alla Gregoriana come riportato da alcuni media.

Henier Koch si occupa nella Conferenza Episcopale tedesca, che ha sponsorizzato l’evento e scelto i giornalisti che potevano partecipare, della commissione matrimonio e famiglia. E in questa vesta parteciperà al Sinodo del 2015 in Vaticano. Per ottobre non sarà ancora cardinale, ma considerando che i suoi predecessori lo sono stati è ovvio che il suo peso nell’assemblea sarà grande.

Difficile però definire a pieno le sue opinioni in proposito dei temi più “caldi, o meglio “mediatici” del sinodo. In alcune interviste rilasciate a media tedeschi l’arcivescovo difende la sacramentalità del matrimonio e la sua indissolubilità, ma lascia degli spiragli. Le sue posizioni sono quelle che la Chiesa cattolica in Germania sembra prediligere. Ma non è corretto definire Koch un “liberale”.

Nel 2012, ad esempio, disse che certi argomenti come il celibato sacerdotale non sono da discutere all’infinito perchè il magistero è chiaro.

Ma a proposito dell’accesso al Sacramento della Eucaristia per i divorziati risposati si è espresso laconicamente in una intervista dello scorso febbraio, concedendo che potrebbero averlo “a determinate condizioni. Come ad esempio dopo una lunga conversazione con un confessore”. Inoltre ha parlato della ricerca di “una soluzione teologicamente fondata.”.

In occasione della sue nomina a vescovo di Dresda aveva accennato anche alla sua cura pastorale per chi si trova in difficili situazioni matrimoniali: “ Non voglio iniziare parlando alla gente delle conseguenze etiche senza che prima conoscano le ragioni della fede. Voglio parlare loro di Dio.”

Altro tema mediatico quello delle unioni tra omosessuali: “La Chiesa- si legge nella intervista- è convinta che un bambino ha bisogno di un padre e una madre. So anche che ci sono coppie sposate negligenti con i figli e coppie omosessuali che li amano. Ma questo non cambia il fatto che la famiglia composta da padre, madre e figli è una grande ricchezza per tutti. Dio ha creatol'uomo e la donna. Insieme riflettono la pienezza della vita divina. E se anche non c’è consenso nella società, questo non significa che dovremmo abbandonare questa posizione ". Koch ritiene che la Chiesa debba trattare gli omosessuali in maniera diversa. “E’ dannoso descrivere l’omosessualità come un peccato”, ha detto al "Nordwest-Zeitung" di Oldenburg. Per Koch insomma la Chiesa ha bisogno di un altro linguaggio quando si tratta di omosessuali. Soprattutto è importante soprattutto trovare una buona accoglienza nelle  parrocchie. “Molte cose non si possono risolvere in tesi sui giornali, ma parlando e condividendo”.

Il suo lavoro a Berlino sarà impegnativo anche per motivi politici e sociali e forse come il suo predecessore, il cardinale Rainer Maria Woelki,  seguirà con attenzione i temi dell’immigrazione de del lavoro. L'arcidiocesi di Berlino è il doppio di quella di Dresden-Meißen, che Koch ha guidato fino ad ora, ma ha circa lo stesso numero di fedeli cattolici.

 

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