I cento anni del Pontificio collegio Etiopico in Vaticano raccontano una storia antica

Dai primi monaci pellegrini ai sacerdoti che lavorano nelle parrocchie romane

Una foto storica del Pontificio Collegio Etiopico
Foto: pd
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Non è facile visitarlo perché è proprio nel cuore dei Giardini Vaticani, ma il Pontificio Collegio Etiopico è davvero un pezzo di Africa nel cuore della Chiesa e una piccola enclave di un rito ben diverso dal quello latino.

La sua origine storica risale all’arrivo a Roma nel  XV secolo di pellegrini etiopi. Erano soprattutto monaci cui Papa Sisto IV diede in uso la  chiesa di Santo Stefano con l'edificio periferico dietro l'abside della antica basilica di San Pietro:Santo Stefano degli Abissini come si chiama ancora oggi.

Da una chiesa si arrivò ad un monastero e nel 1513 fu stampato il libro dei salmi in lingua ge'ez e più tardi, il Nuovo Testamento.

Papa Benedetto XV, dopo aver istituito nel 1917 la Congregazione per le Chiese Orientali, decise di fondare a Roma anche collegi orientali. Nel 1919, su proposta del gesuita padre Beccari, il Papa fece nascere il Collegio Etiopico nel vecchio monastero di Santo Stefano degli Abissini. Fu Camillo Carrara, vicario apostolico dell'Eritrea ad inviare il primo gruppo di studenti provenienti dall'Eritrea e dalla prefettura apostolica del Tigrè.

Fu poi Pio XI che volle costruire nei Giardini una nuova e più grande casa. Il 31 maggio 1929 alla presenza di dodici cardinali e numerosi prelati ebbe luogo la posa della prima pietra. Il clero etiope era rappresentato da Abba Kidanemariam Kassa, pro-vicario apostolico dell'Eritrea che in seguito fu consacrato vescovo nella cappella del Collegio di nuova costruzione. Il 30 ottobre 1929 il pontefice concesse la cittadinanza del nuovo Stato a tutti i membri del collegio.

Nel 2005papa Benedetto XVI partecipò personalmente e diede la sua benedizione, alla cerimonia del 75º anniversario della fondazione del Collegio alla presenza di tutti i vescovi di Etiopia ed Eritrea.

Dal 1980  il Collegio non ospita più seminaristi, ma preti dall'Etiopia e dall'Eritrea, che vengono a Roma per conseguire la licenza o il dottorato e che seguono il rito orientale o rito Gheez.

Dal 2003 il Collegio è stato affidato alla Congregazione della Missione o lazzaristi. I sacerdoti ospiti del Collegio fanno servizio nella parrocchia di San Tommaso al Parione, la chiesa di riferimento degli eritrei e degli etiopi in Roma. Per questo, quanti vivono nella struttura hanno il permesso per motivi di pastorale di celebrare in rito latino. Vi sono poi due appuntamenti fissi:  uno annuale, il 9 gennaio, per la festa di santo Stefano, e uno mensile, ogni prima domenica del mese, per la celebrazione della messa alla Radio Vaticana in rito Gheez. Nella chiesa di Santo Stefano degli Abissini, invece, non vi è regolare servizio liturgico, ma si celebrano i matrimoni. Oltre che per la città di Roma, il Collegio è un punto di riferimento per l'Etiopia e l’Eritrea ed è luogo di incontro tra vescovi, sia cattolici, sia ortodossi. Perfino le riunioni delle conferenze episcopali di Eritrea ed Etiopia si svolgono presso al Collegio.

Nel 2011 Papa Benedetto ricevendo la comunità per il 150° anniversario della nascita al Cielo di san Giustino De Jacobis, vescovo e missionario della Congregazione della Missione (Lazzaristi), divenuto vicario apostolico in Etiopia, ne ricordò la vita e disse che Giustino “intuì con lungimiranza che l’attenzione al contesto culturale doveva essere una via privilegiata sulla quale la grazia del Signore avrebbe formato nuove generazioni di cristiani. Imparando la lingua locale e favorendo la plurisecolare tradizione liturgica del rito proprio di quelle comunità, egli si adoperò anche per un’efficace opera ecumenica”.

E questa in sintesi è la missione del Pontificio Collegio Etiopico in Vaticano. Domani Papa Francesco riceve la Comunità e tutti coloro che festeggiano i cento anni di vita del Collegio.

 

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