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I giovani dello Schuelerkreis: “Nel pensiero di Benedetto, i temi della questione europea”

Alcuni partecipanti allo Schulerkreis da Benedetto XVI |  | Fondazione Ratzinger Alcuni partecipanti allo Schulerkreis da Benedetto XVI | | Fondazione Ratzinger

Anche i giovani dello Schuelerkreis hanno condiviso la scelta del circolo di ex allievi di Benedetto XVI di parlare quest’anno dell’Europa. Lo hanno fatto, come al solito, confrontandosi  tra loro, specialisti di vari settori e provenienti da vari angoli del globo, come i membri dello Schuelerkreis. Lo racconta don Achim Buckenmaier, dogmatista, direttore della Cattedra per la teologia del Popolo di Dio presso Pontificia Università Lateranense e membro del Circolo dei Giovani. Un Circolo che – spiega lui – è fatto “non di tristi tifosi di un pontificato passato e ciechi verso il presente”, ma di studiosi “convinti che la teologia sviluppata da Ratzinger sia un tesoro prezioso per la Chiesa di oggi e del futuro”.

Il tema dello Schuelerkreis quest'anno è la crisi dei valori europei. Padre Horn diceva che subito i membri dello Schuelerkreis si sono trovati d'accordo su questo tema. Anche i Giovani dello Schuelerkreislo hanno trovato un tema cruciale? E perché?

Sì, e posso citare due motivi in particolare che giustificano questo consenso. Il primo: nonostante la scelta del tema sia stata fatta prima dei drammatici sviluppi che sono recentemente occorsi in Europa – come la quantità dei moti migratori degli ultimi mesi; la crescente minaccia da parte del terrorismo islamista; l’uscita della Gran Bretagna dell’Unione Europea -, già dallo scorso anno tutti coloro che erano un po’ più sensibili si rendevano conto che stavano per avvenire grandi cambiamenti. Dunque, il tema era molto attuale.

Quale è invece il secondo motivo?

Il secondo motivo si trova nel nostro stesso circolo, nella sua composizione internazionale. Alcuni membri del nuovo circolo, il Neuer Schuelerkreis, provengono da Paesi extraeuropei (come, per esempio, Stati Uniti, Cile e Nigeria) o lavorano come teologi in diversi Paesi europei (in Spagna, Italia, Austria). Questo corrisponde anche all’internazionalità degli allora allievi di Benedetto XVI.

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Benedetto XVI ha sviluppato un pensiero sull'Europa molto articolato, e in diversi scritti. In che modo i Giovani dello Schuelerkreis lo hanno sviluppato o pensano di svilupparlo? 

Tutti i membri del nuovo circolo hanno compiuto degli studi sulla teologia di Ratzinger, o hanno fatto diverse ricerche sul suo pensiero. Da questo sono nate varie iniziative, per esempio qualche anno fa un convegno sull’Europa con la successiva pubblicazione degli atti. Un anno fa la fondazione tedesca Benedetto XVI, i cui membri sono teologi dei due circoli, ha organizzato una conferenza sui grandi discorsi politici di Papa Benedetto, trovando nel Parlamento tedesco a Berlino un luogo privilegiato per questo evento. Tra i giovani abbiamo anche un filosofo e un economista che, soprattutto nei nostri incontri annuali, ci rendono partecipi delle loro ricerche.

Una dimensione che non è solo internazionale, ma che racchiude molte discipline, molti punti di vista…

Non dimentichiamo poi i nostri membri della Chiesa greco-ortodossa e della Chiesa rumeno-ortodossa, che per noi rappresentano anche una dimensione importante dell’Europa. Altri, che già insegnano, nei loro atenei hanno iniziato dei corsi per approfondire la conoscenza della teologia di Joseph Ratzinger. Questi corsi però non rappresentano solo una ripetizione del pensiero ratzingeriano.  In occasione del 65° anniversario di sacerdozio del Papa emerito abbiamo visto non solo la sua lucidità ed umiltà, ma anche la profonda sintonia tra Papa Francesco e il suo predecessore, un’armonia possibile solo tra persone credenti, un’unità che conduce avanti. Noi non siamo tristi tifosi di un pontificato passato e ciechi verso il presente, ma siamo convinti che la teologia sviluppata da Ratzinger sia un tesoro prezioso per la Chiesa di oggi e del futuro.

Benedetto XVI non ha mai voluto sviluppare una vera e propria teologia politica. In che modo allora la teologia di Benedetto XVI tocca il pensiero europeo

Certamente Joseph Ratzinger/Benedetto XVI non ha sviluppato una teologia politica in senso stretto. Non è un politico ma un teologo e un maestro di teologia, anche come Papa. Eppure, mettendo in risalto i principi fondamentali della teologia in tantissime occasioni, ha così ricordato le radici dell’Occidente. Vorrei riferirmi solo a due grandi discorsi di Papa Benedetto XVI: quello nel Bundestag di Berlino, nel settembre 2011, o quello stupendo nel Collège des Bernardins a Parigi nel 2008 sul Quaerere Deum, sul contributo del monachesimo e della vita comune come stimolo per lo sviluppo culturale ed economico dell’Europa. Tante volte ha sottolineato l’importanza del “triangolo” delle città Gerusalemme, Atene e Roma, cioè della tradizione ebraica e biblica e del pensiero greco e romano, da cui si è formato il mondo occidentale. Alla lunga sono riflessioni di questo tipo che devono animare la discussione sull’Europa.

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Come si può superare la crisi di valori dell'Europa?

Se guardiamo alla storia, vediamo che la riposta dei cristiani alla crisi dell’Impero Romano nei primi secoli non fu un catalogo di valori che dovevano essere ripristinati, ma un’alternativa vissuta da pochi. La Chiesa primitiva era una realtà – vale a dire un segno visibile – di solidarietà con i poveri, i malati e i deboli nelle sue comunità, di uguaglianza tra uomini e donne e di una vita comune che superava i limiti dell’appartenenza a tribù e popoli. Oggi gli scienziati affermano che nel III secolo la quota dei cristiani nella popolazione romana era di circa il 7%. Eppure questa “minoranza creativa”, come la chiama Joseph Ratzinger, era sufficiente per proporre alla società pagana un altro modello di vita. Solo così, anche oggi, si può rispondere a una crisi dei valori. La crisi attuale non è solo una crisi dei valori o della fede ma anche una crisi della ragione. La risposta necessaria da dare non è dunque un programma, ma una vita plasmata dalla ragione, in altre parole dal Logos. Questa fu la risposta delle prime comunità cristiane e ci indica la strada da prendere oggi.

In che modo si è sviluppato il dibattito nell'incontro di quest'anno? Quale il tema che ha suscitato maggiore consenso?

Nella prima parte del nostro incontro abbiamo avuto nel professor Weiler, presidente dell’Università europea di Firenze, un relatore molto competente per le questioni dell’Europa. Per me personalmente è stato interessante il modo in cui lui ha definito la crisi dell’Europa, la crisi spirituale del continente. Mentre gli effetti delle crisi economiche o politiche sono facilmente visibili, la crisi spirituale consiste anche nel fatto che di essa non si è consapevoli. Notevole è stata anche la sua distinzione tra l’Unione politica europea e l’Europa che, come realtà e sfida, è ancora più grande. Il vescovo emerito Egon Kapellari di Graz, ha insistito sul principio che senza un nucleo forte – la gioia della fede vissuta dai cristiani – l’Europa non può rispondere alle sfide attuali. 

Alla fine, si sono tirate delle conclusioni? E quali sono?

Già nel passato abbiamo organizzato convegni in diversi paesi europei, come in Germania, Austria ed Italia. Nel 2014 in Africa, nel Benin ed in Tanzania, si tennero conferenze di più giorni sulla teologia del Papa emerito con una grandissima partecipazione. Anche nel futuro andremo avanti in questa direzione. Il modo di Benedetto XVI di comprendere ed esprimere la teologia ha un significato duraturo, anzi crescente per tutta la Chiesa.

Quali saranno le prospettive future dopo questo incontro?

È semplice: non smettiamo di studiare la teologia, di dialogare tra di noi e con altri e di scambiarci osservazioni e pensieri sulle domande e sulle sfide del nostro tempo. La teologia è un’avventura, perché ci sfida a pensare. Il cristianesimo ha sempre contato sulle scienze e sulla ragione. Nella Chiesa è un’avventura, non da soli ma comune. È una caratteristica del nostro circolo. Nello Schuelerkreis vogliamo creare e mantenere uno spazio per un tale modo di fare teologia in favore della Chiesa e del suo compito. L’anno prossimo il Papa emerito Benedetto XVI compirà 90 anni; per noi – insieme con altre istituzioni – sarà un’occasione di rivolgerci al pubblico per realizzare la nostra visione: mettere a disposizione della Chiesa la ricchezza di una teologia nel solco tracciato da Joseph Ratzinger. In un convegno a Monaco di Baviera in occasione del suo anniversario l’Europa sarà di nuovo un tema. Ed infine, nell’anno prossimo, daremo al nostro gruppo una forma giuridicamente più solida, affinché anche nel futuro possiamo continuare a lavorare ed a crescere.