I martiri di Casamari, uccisi per difendere l'Eucaristia

La loro beatificazione è avvenuta sabato scorso 17 aprile

Martiri di Casamari
Foto: Vatican News
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La storia alle volte scrive le proprie pagine con l'inchiostro rosso del sangue. E questo è accaduto alla vita di sei giovani monaci cistercensi dell'abbazia di Casamari di Veroli, in provincia di Frosinone.

Conosciamo i loro nomi, ma di più la loro storia che sa di santità vera e vissuta per aver difeso a costo della vita Cristo presente nelle specie eucaristiche.

Il fatto storico risale a moltissimi anni fa e più precisamente al 13 maggio 1799, verso le otto di sera.

In quel luogo, nel quale il silenzio regna sovrano, la comunità è raccolta in preghiera per cantare la compieta ed iniziare il silenzio monastico fino al giorno seguente.

In quel momento irrompono venti soldati giunti nell'abbazia a seguito della caduta della Repubblica Partenopea nella quale avevano militato.

Sono stanchi ed affamati dal lungo viaggio. La comunità, secondo quanto afferma la Regola di San Benedetto vissuta secondo le indicazioni cistercensi, li rifocilla ma poco dopo nel cuore di quegli uomini scatta l’impeto del saccheggio.

I loro occhi si posano sulle pissidi che conservano l'Eucarestia, ma i monaci al vedere quello scempio si oppongono raccogliendo le particole gettate in terra. Parte della comunità fugge.

La truppa a colpi di spada uccide i sei religiosi rimasti che, con coraggio ed abnegazione, difendono ciò che hanno di più caro: Gesù Cristo.

Conosciamo i nomi dei religiosi: padre Simeone Maria Cardon, superiore della comunità che, dopo aver perdonato i propri assassini, spirerà il 14 maggio, fra Domenico Maria Zawrel, fra Albertino Maria Maisonade, fra Modesto Maria Burgen, fra Maturano Maria Pitri ed infine fra Zosimo Maria Brambat che, gravemente ferito si nasconderà per tre giorni spirando il 16 maggio.

Non conosciamo lo stato d'animo di quei monaci in quei momenti, non possiamo ascoltare, purtroppo, le loro parole ma solo sapere ciò che hanno fatto e che, ancora oggi, illumina di nuova luce la pagina della fede sul mondo difendendo ciò che era contenuto in quelle pissidi.

Testimone oculare dei fatti fu fra Dosideo che, ferito gravemente, raccontò l'accaduto.

Ritrovati i loro corpi e conosciuta la loro storia dal 12 maggio 1951 riposano in una navata dell'abbazia che ha visto la loro fede ed il loro coraggio.

Il 17 aprile 2021 nello stesso luogo,  concluso il processo di canonico, per volere di Papa Francesco sono beatificati a lode e gloria del Cristo, difeso con la  vita ed amato oltre la morte.

Nella Santa Messa di beatificazione il Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, ha osservato come ”questi martiri non erano degli eroi ‘da fumetto’, ma delle persone normali. Erano uomini paurosi, come tutti noi lo siamo”. Non erano dei “guerrieri”, ma testimoni dell’amore di Gesù che ha detto ai suoi discepoli: “Non abbiate paura!”.

La loro festa cade il 16 maggio, giorno della scomparsa dell'ultimo martire cistercense.

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