I Pontefici e il Rosario, Leone XIII chiede di pregare per difendere la fede e la Chiesa

Per due anni anche durante la epidemia di colera in Italia ed Europa il Papa affida la salvezza alla preghiera con una deroga per gli agricoltori

Fotogramma di Sua Santità papa Leone XIII, pellicola del 1896 che ritrae Leone XIII girata «da un operatore dei fratelli Lumière, nel 1896, una settim
Foto: Wikipedia
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Non era un periodo facile per la Chiesa Cattolica. Sul finire del 1800 la Santa Sede era nel passaggio da essere anche uno stato ad essere solo una guida morale. Il Papa Leone XIII preparava la presenza dei cattolici nella vita sociale segnata dal liberalismo e dai prodromi di quello che sarebbe stato il comunismo. 

“ Mentre Ci sforziamo, per quanto Ci è possibile, di difendere in tutti i modi i diritti della Chiesa, e di prevenire e respingere i pericoli che sovrastano o ci circondano, non desistiamo dall’implorare i celesti soccorsi, dai quali unicamente Ci possiamo attendere che le Nostre cure e le Nostre fatiche raggiungano il desiderato scopo”, scrive il Papa nella Lettera Enciclica “ Supremi apostolatus”. Una lettera per invitare il mondo ad affidare gli affanni a Maria. “Nulla- scrive il Papa-  stimiamo più valido ed efficace che di renderci degni, con devozione e pietà, del favore della Gran Madre di Dio Maria Vergine, la quale, come mediatrice della nostra pace presso Dio e dispensatrice delle grazie celesti, è collocata in cielo nel più eccelso trono di potere e di gloria, perché conceda il suo patrocinio agli uomini, che fra tante pene e pericoli si sforzano di giungere alla patria sempiterna.

Per la qual cosa, essendo ormai prossima la solennità annuale in cui si celebrano i moltissimi e sommi benefici concessi al popolo cristiano attraverso le preghiere del Santissimo Rosario di Maria, vogliamo che, quest’anno,tutto il mondo cattolico, con particolare devozione, rivolga la stessa pia preghiera alla Grande Vergine, affinché, per la sua intercessione, possiamo avere la gioia di vedere il suo Figlio placato e mosso a compassione dalle nostre miserie”. 

Leone XIII  scrive di Maria “Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di Dio, e per ciò stesso fatta corredentrice del genere umano” che “gode presso il Figlio di una potenza e di una grazia così grande che nessuna creatura né umana né angelica ha mai potuto né mai potrà raggiungerne una maggiore”.

Un appello alla preghiera, con un ricordo storico della eresia albigese contro la quale San Domenico “prese a combattere intrepidamente” non con le armi , ma con “quella preghiera che egli per primo introdusse col nome del santo Rosario e che, o direttamente o per mezzo dei suoi discepoli, diffuse ovunque”. 

Il Papa ricorda anche la forza del Rosario quando “le imponenti forze dei Turchi minacciavano di imporre a quasi tutta l’Europa il giogo della superstizione e della barbarie”. 

E ripercorre il legame dei Pontefici suo predecessori con la Preghiera mariana per eccellenza. 

E in un momento in cui “incessanti e gravi lotte” travagliano la Chiesa. “La pietà cristiana, la pubblica moralità e la stessa fede – il più grande dei beni, e fondamento di tutte le altre virtù – sono esposte a pericoli sempre più gravi. Così pure Voi non solo conoscete la Nostra difficile situazione e le Vostre molteplici angustie, ma per la carità che a Noi sì strettamente Vi unisce, Voi le soffrite insieme con Noi. Ma il fatto più doloroso e più triste di tutti è che tante anime, redente dal sangue di Gesù Cristo, come afferrate dal turbine di questa età aberrante, vanno precipitando in un comportamento sempre peggiore, e piombano nell’eterna rovina”.

Il Papa della Rerum Novarum vedeva chiaramente che il nuovo secolo non sarebbe stato all’insegna della fede. Il solo rimedio la preghiera. Un mese di recita di almeno “cinque decine del Rosario, con l’aggiunta delle Litanie Lauretane. Desideriamo poi che quando il popolo si raccoglie per tali preghiere, o si offra il santo Sacrificio della Messa, oppure si esponga solennemente il Santissimo Sacramento, e alla fine s’impartisca ai presenti la Benedizione con l’Ostia sacrosanta”.  Inoltre “ a coloro poi che, entro il suddetto tempo, per almeno dieci volte, compiranno la medesima pratica o in pubblico nelle Chiese, o, per giusti motivi, nelle loro case, concediamo l’Indulgenza plenaria, purché alla pia pratica congiungano la Confessione e la Comunione”.

Una vera “crociata” di preghiera: “ La celeste Patrona del genere umano accoglierà benigna le umili e concordi preghiere, e agevolmente otterrà che i buoni si rinvigoriscano nella pratica della virtù; che gli erranti ritornino in sé e si ravvedano; e che Dio, vindice delle colpe, piegato a misericordiosa clemenza, allontani i pericoli e restituisca al popolo cristiano e alla società la tanto desiderata tranquillità”. La firma è del 1 settembre 1883.

L’anno successivo il Papa riprende il tema e ripropone nella Superiore anno la stessa iniziativa che è stata “una prova luminosa dell’ardore per la religione e per la pietà che esiste nel popolo cristiano, e della speranza che tutti ripongono nella protezione celeste della Vergine Maria”. 

La preghiera è necessaria “Poiché i nemici del nome cristiano mettono così grande ostinazione nei loro disegni, i difensori non debbono avere una volontà meno costante, quando specialmente il soccorso celeste e i benefici che Dio ci reca sono spesso il frutto della nostra perseveranza”.

E c’è però anche una preghiera specifica per l’ Italia. “poiché una calamità impensata non solo incombe, ma è già presente tra noi. Si tratta della peste asiatica che, passando i limiti che la natura, seguendo la volontà di Dio, pareva assegnarle, ha invaso i porti più frequentati della Francia e di là le regioni limitrofe dell’Italia. Dobbiamo dunque cercare un rifugio presso Maria, presso Colei che la Chiesa chiama, a giusto titolo e a buon diritto, la salutare, l’ausiliatrice, la protettrice, affinché, propizia alle preghiere che Le sono gradite, Ella si degni di apportarci il soccorso implorato di cacciare lontano da noi l’impuro flagello”.

In quegli anni le epidemia di colera erano frequenti in tutta Europa anche a causa della scarsa igiene. Un fattore che ricorre in tutte le epidemie. 

Il Papa rinnova la concessione delle indulgenze e pensa in modo particolare agli agricoltori  “che, specialmente nel mese di ottobre, sono impegnati nel lavoro dei campi”. A loro il Papa offre una deroga per permettere appunto il lavoro. Era appunto il Papa della prima enciclica sociale. 

 

 

 

 

 

Ti potrebbe interessare