II Domenica di Avvento: chi predica la penitenza ha una vita pericolosa

Giovanni il Battista
Foto: Ivan Rupnik- Centro Aletti
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Campioni del tempo di Avvento: Profeta Isaia, San Giovanni Battista, San Giuseppe, Maria Santissima.

In questa seconda domenica di Avvento, giganteggia la figura di San Giovanni Battista. L’azione di Giovanni viene introdotta da una indicazione significativa: “In quei giorni venne Giovanni il Battista…”. Poche parole per dirci che la missione di Giovanni non nasce da lui, ma viene da Dio stesso.

Dio lo invia ad annunciare un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Giovani dunque è un predicatore di penitenza. E in quanto tale poco gradito perché l’uomo è molto ben disposto ad ascoltare chi lo conferma nel suo comportamento e nelle sue idee. Non ascolta, invece, volentieri chi gli dice che sta sbagliando e che deve cambiare.

Il predicatore di penitenza ha una vita “pericolosa”, rischia di diventare antipatico e viene rifiutato per non dire di peggio.

Per quale ragione Giovanni è inviato a predicare la conversione?

Perché il popolo vive nel peccato, cioè in un atteggiamento di opposizione a Dio, alla sua legge e alla sua volontà che se messe in pratica ed accolte sono fonte di libertà, di gioia, di pace e di giustizia.

Anche noi ci troviamo nella condizione in cui si trovava il popolo a cui Giovanni rivolgeva la sua parola. Noi sappiamo che Gesù è già venuto è morto ed risorto per noi. Ma questo non è sufficiente. Egli desidera venire nella nostra vita per renderci simili a Lui.

Dio, infatti, non è nemico dell’uomo. Al contrario, Egli valorizza la nostra umanità perché ha assunto la nostra natura umana per condividere in tutto, eccetto il peccato, la nostra stessa vita. E venuto e continuamente viene per dirci che ascolta il grido dei poveri, che vuole che l’uomo viva in pienezza, che trovi la felicità, che è sempre pronto a rompere i legami che ci tengono in schiavitù. In breve, con la sua nascita egli si è rivelato a noi come un Dio di tenerezza e misericordia.

In un mondo dove tutto è in continuo movimento, dove siamo così poco sicuri di sapere dove si trovano la felicità ed il senso della vita, c’è Qualcuno al quale possiamo rivolgerci nella certezza che da Lui saremo accolti con gioia.

Ma per godere di questa presenza salvifica è necessaria la conversione: “Convertitevi!”. Cosa significa questa parola? Cosa comporta concretamente questo invito? La conversione è la ferma decisione, sostenuta dalla grazia, in senso negativo di rigettare il peccato che opprime il nostro cuore, in senso positivo di accogliere la volontà di Dio sulla nostra vita perché nasca in noi un cuore nuovo, uno spirito nuovo, una mentalità nuova, uno sguardo nuovo sulla vita e sul mondo.

Se vogliamo veramente preparare “la via del Signore” non possiamo esimerci da questa esigenza. Non c’è privilegio, condizione, titoli che ci dispensino dal nostro impegno di conversione.

Ci lasciamo con l’augurio di san Paolo: “Il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli stessi sentimenti ad esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una sola voce rendiate gloria a Dio, padre del Signore nostro Gesù Cristo”.

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