Il Beato Eugenio Bossilkov, un vescovo martire passionista

Il pastore subì il martirio offrendo la sua vita per la Chiesa ed il suo popolo

Il Beato Eugenio Bossilkov
Foto: passiochristi.org
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San Giovanni Paolo II il 15 marzo 1998 beatificava Monsignor Eugenio Bossilkov. Vescovo, sacerdote passionista la sua esistenza è stata tutta spesa per l'avvento del Regno di Cristo, sul mondo.

Il beato nasce il 16 novembre 1900, a Belene, in Bulgaria, da una buona e devota famiglia. Fin da piccolo sente la chiamata alla vita religiosa ed al sacerdozio, tanto che nel 1911 chiede di essere ammesso nello studentato passionista di Oresh.

Compiuto l'anno di noviziato ed indossata la talare, che contraddistingue i figli di San Paolo della Croce, il 29 aprile 1920, emette la professione religiosa.

Il 25 luglio 1926, terminato l'itinerario classico e teologico, viene ordinato presbitero.

Visti i buoni talenti umani e intellettuali, i superiori lo destinano ad approfondire gli studi ed a  laurearsi presso il Pontificio Istituto Orientale di Roma.

Rientrato in Bulgaria, assume diversi incarichi, fra i quali: segretario di monsignor Theleen, vescovo di Nicapoli; amministratore apostolico della diocesi e parroco della comunità di Bardarski Gheran

Chi visse con padre Bossilkov lo ricorda come un uomo sereno e sempre pronto ad essere di sprone per la vita cristiana.

E' sempre di buon umore ed ha un'intensa vita spirituale che comunica, con prontezza e semplicità, a coloro che incontra sul proprio cammino.

Innamorato del carisma passionista lo vive, con intensità ed amore, e lo diffonde nei compiti affidati  e nella direzione spirituale.

Scomparso Monsignor Theleen, per volontà di Papa Pio XII, che ne apprezza le grandi doti di animo e di mente, gli succede alla guida della diocesi.

Il 7 ottobre 1947, è consacrato vescovo, vivendone, con slancio e dedizione, il ministero

Nel  settembre del 1948 è ricevuto in udienza dal Pontefice, come segno di stima ed ammirazione.

In questo periodo, la vita dei cattolici, in Bulgaria è particolarmente difficile in quanto segnata dalla persecuzione stalinista. E' difficile e pericoloso essere fedeli al Cristo e soprattutto alla croce.

Monsignor Bossilkov di tutto ciò ne è cosciente ed ogni momento può essere quello della sofferenza e del dolore.

Pur potendo restare in Italia,  visto il difficile clima anticattolico, sceglie di tornare in patria per poter essere testimone del vangelo.

Negli scritti, indirizzati ai confratelli ed agli amici, osserva: “Non preoccupatevi per me. Io sono già investito dalla grazia di Dio e muoio volentieri per la fede”.

In un altro, guardando con la solita speranza che sempre lo ha contraddistinto, ribadisce:” Le tracce del nostro sangue sono garanzia per uno splendido avvenire della Chiesa in Bulgaria.”

Autentico testimone della fede non si è lasciato fermare da nulla, raggiungendo con il suo esempio le vette della santità che passa, alle volte, anche attraverso il Golgota ed il Calvario.

Condannato a morte, fu ucciso nella notte del'11 novembre 1952, raggiungendo quel Regno, vissuto nel cuore e testimoniato con il martirio. Aveva appena 51 anni.

E' sepolto, insieme ad altri tre sacerdoti assunzionisti, martiri della fede in una fossa comune, ancora sconosciuta.

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