Il percorso sinodale rappresenta le lenti per mettere in luce questo dibattito. Allo scorso sinodo, "fu chiaro che il vero fulcro non era e non è solo la questione dei divorziati risposati", bensì "se la dottrina della Chiesa sia da considerare un ideale irraggiungibile, irrealizzabile e necessitante quindi di un adattamento al ribasso per essere proposta alla società odierna. Se così stanno le cose, si impone necessariamente una chiarificazione se il Vangelo sia una buona notizia per l'uomo o un fardello inutile e non più proponibile".
Quali le ideologie contro cui combattere oggi? “Oggi una delle ideologie più pericolose è quella del gender, secondo la quale non ci sono differenze ontologiche tra l’uomo e la donna, e l’identità maschile e femminile non sarebbero scritte nella natura. (La differenza sessuale risulterebbe) da una costruzione sociale,e un ruolo che riveste l’individuo attraverso dei compiti e delle funzioni sociali. Per i suoi teorizzatori le differenze uomo-donna non sono che delle oppressioni normative, degli stereotipi culturali, delle costruzioni sociali che bisogna decostruire al fine di pervenire all’eguaglianza tra uomo e donna. L’idea di una identità costruita nega nei fatti l’importanza del corpo sessuato.”
Accusa il Cardinal Sarah: “Dire che la sessualità umana non dipende dall’identità dell’uomo e della donna, ma da un orientamento sessuale, come l’omosessualità, è un totalitarismo onirico, è una vera ideologia che di fatto nega la realtà delle cose. Non vedo un avvenire possibile a un tale inganno. Una cosa è rispettare le persone omosessuali, che hanno diritto a un autentico rispetto, altra cosa è promuovere omosessualità. Anche i divorziati risposati hanno diritto a un autentico rispetto, ma la Chiesa non può promuovere una nuova idea di famiglia. Le persone omosessuali sono le prime vittime di questa deriva.”
Il compito della Chiesa – annuncia il Cardinale – è di annunciare la dottrina cristiana e la verità dell’amore coniugale, portando l’uomo alla sua vera realizzazione.” Ma si torna sempre al nodo della fede. Una fede che si ignora, tanto che si utilizza un vocabolario per parlare dei sacramenti che non è il vocabolario cristiano.
“È chiaro che è sbagliatissimo che la Chiesa si permetta di usare le parole che sono usate nelle Nazioni Unite. Abbiamo un vocabolario per esprimere ciò che crediamo. Se l’Eucarestia è solo un pasto, possiamo anche dare la comunione ai divorziati che contraddicono l’alleanza. Il fatto è che siamo imprecisi nell’usare parole cristiane come ‘misericordia.’ Senza spiegare di che si tratta, inganniamo la gente. La misericordia non chiude gli occhi per non vedere il peccato... il Signore è pronto a perdonare, però se torniamo (a Lui), se ci pentiamo dei nostri peccati. Io penso che dobbiamo misurare le parole che usiamo, perché la gente ha sentito parlare i vescovi, il Papa, e sperano che ci sarà un cambiamento totale… E anche se oggi sentiamo una nuova direzione nelle parole del Santo Padre, la gente non ci crede, perché crede che ci sarà un cambiamento, ci sarà una rivoluzione e dobbiamo provare che non c’è una rivoluzione, non ci può essere, perché la dottrina non appartiene a qualcuno, appartiene a Cristo, alla Chiesa.” E ancora: "Cristo è stato misericordioso, però ha affermato che rompere il matrimonio è adulterio. Non si può interpretare questa sua parola diversamente, è un peccato, e il peccatore, senza pentimento, non può avvicinarsi al corpo di Cristo. Se già alcuni Paesi lo fanno, insultano Cristo, è una profanazione del suo corpo, sono più colpevoli perché lo fanno in modo pensato, voluto.
L’antidoto alla confusione è la chiarezza, perché “se noi ritroviamo la nostra fede, se noi troviamo una dottrina ferma, sono sicuro che il popolo di Dio seguirà, anche se con difficoltà.” Solo con la chiarezza si può essere davvero testimoni, in un mondo in cui c’è il rischio di adeguarsi alle richieste del tempo presente.
“Io penso – dice il Cardinale Sarah - che è più coraggioso stare con Cristo sulla croce, essere fedele alla sua parola: non è facile vivere il Vangelo. È facile andare nelle periferie… ma con chi andiamo? Se non portiamo Cristo, non portiamo niente! Io penso che il coraggio più forte è rimanere cristiani, come fanno tanti cristiani che muoiono in Pakistan, Medio Oriente, Africa. Non vuol dire che non dobbiamo uscire per portare il Vangelo. Ma il coraggio per noi oggi è di andare controcorrente, perché il mondo non sopporta più il Vangelo.”
Per il Cardinale Sarah, il martirio “non è solo fisico,” c’è anche il martirio di coloro ai quali viene anestetizzata la fede. E per questo “dobbiamo essere sempre più chiari ad esprimere la nostra fede con rispetto, con coraggio, come hanno fatto i nostri predecessori. È coraggioso di non essere del mondo perché il mondo non ascolta la Parola.”
Ma oggi si ha “l’impressione che la gente parla dove va il vento. Dobbiamo seguire Cristo, il suo Vangelo. Tutti noi seguiamo Cristo, nell’ambiente oggi che è così insicuro, in cui ciascuno ha il suo parere.” Ma il dibattito in corso, racconta il Cardinale, è drogato perché “molte volte anche i giornalisti oppongono il Papa con la Curia, che è falso. Ma ormai le persone pensano che ci siamo opposti, e pensano che il Santo Padre ha detto che è a favore della comunione ai divorziati, eppure questa è soltanto una interpretazione delle sue parole.”
Si torna sempre al nucleo centrale: la fede. L’ultimo libro del Cardinal Sarah si chiama “Dio o niente.” Per lui, “la fede è il nucleo della difficoltà della Chiesa. Abbiamo veramente incontrato Cristo? Ha cambiato Cristo la nostra vita? E poi, c’è la crisi sacerdotale. I sacerdoti sono ipse Christus, e questo è vero. Ma siamo coscienti di essere Christus?”
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