Il Cardinale De Donatis: "Il demonio ci inganna, ci vuole rendere orfani"

Il Cardinale Angelo De Donatis, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma
Foto: Diocesi di Roma
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

“Il combattimento spirituale non è un momento della vita cristiana, ma la condizione ordinaria del battezzato sulla terra”. Lo ha ricordato il Cardinale Angelo De Donatis, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, nella penultima catechesi sulla esortazione apostolica di Papa Francesco Gaudete et Exsultate.

Il deserto - osserva il Vicario di Roma - è la metafora della nostra vita terrena: come in esso non ci sono appigli, così è la nostra vita quaggiù; appena credi di aver trovato un po’ di stabilità tutto si rimette in gioco; e come nel deserto ci si può orientare solo guardando le stelle così il cristiano in questa vita cammina mirando al cielo, a colui che siede in alto assiso alla destra del Padre”.

Il deserto - ricorda ancora De Donatis - “è anche dentro di noi: timori e sconfitte vi fanno la tenda senza chiederci il permesso. Il cuore è il luogo del combattimento ove la grazia se la vede con le seduzioni. Non ci scoraggiamo però: le cose più mirabili in favore del suo popolo Dio le ha fatte proprio nel deserto. Pazienza: non siamo soli; ci aspettano grandi cose. Anche le prove finiscono e Dio non permette che veniamo tentati oltre le nostre forze”.

Senza tentazione - aggiunge il porporato - c’è tiepidezza, e nella tiepidezza si diventa orfani”. La tentazione è opera del diavolo: “non è un mito o la metafora del male, è persona, ma non è libero di fare quello che vuole. Esiste, ma non è onnipotente come molti credono. Il Creatore - nella sua misericordia - lo slega quel che basta per lasciargli fare il suo lavoro: svelare il segreto dei cuori, svelare chi ama Dio solo per tornaconto personale. Il maligno ci inganna facendoci credere che il Padre non si cura di noi. Il maligno - che è geloso - vuole farci regredire al rango di orfani!”. Ci induce poi “a manipolare Dio, ad asservirlo ai nostri disegni. L'Altissimo ridotto al rango di maggiordomo del mio ego!”.

Dopo aver messo in guardia dalla corruzione spirituale, il Cardinale De Donatis rammenta - citando il Papa - che “ il corrotto non è il peccatore, ma colui che si ostina nel fare il male sapendo che è male. La corruzione scade sempre nel puntare il dito, nella calunnia... alla fine succede che si scoprono i peccati altrui in proporzione a quanto si sottovalutano i propri”.

Un’arma per affrontare il combattimento della fede - ricorda in conclusione il Cardinale De Donatis - è il discernimento che “è figlio della verità. Bisogna conoscere la verità della fede perché in un cuore che va appresso ad ogni vento di dottrina non ci può essere luce”.

Ti potrebbe interessare