Il Cardinale De Donatis: "La meta è per tutti la vita nella carità"

Il Cardinale Angelo De Donatis, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma
Foto: Diocesi di Roma
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“Ci fa bene sentirci dire che l'amore è concreto, che sa essere attento alla vita reale degli altri, che sa prendere l'iniziativa per diventare pratico. Ogni cammino di santità è in fondo un cammino di conformazione del nostro cuore al cuore di Cristo, per cui la meta è per tutti la vita nella carità, il partecipare alla carità di Cristo per tutti gli uomini, in particolare per i poveri”. Lo ha detto il Cardinale Angelo De Donatis, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, nella quarta catechesi dedicata all’esortazione apostolica di Papa Francesco Gaudete et exsultate. 

Il cardinale ha ricordato poi che la tradizione cristiana conosce molte “regole di comportamento, capaci di portare la vita a contatto con la Parola di Dio e viceversa” e cita il famoso “ama e fa ciò che vuoi” di Sant’Agostino. “Tutto quello che facciamo - ha spiegato il Vicario del Papa - acquista il suo significato vero a partire dalla radice dell'amore, che è l'amore trinitario. Dobbiamo ricordarcelo, nel momento in cui agiamo, per non confonderci e interpretare in maniera errata ciò che facciamo o che vediamo fare dagli altri. Questa regola di comportamento è assolutamente essenziale per fare un buon discernimento!”.

“Sappiamo per esperienza - ha proseguito il Cardinale De Donatis - che anche i gesti raccomandati dal Signore nelle opere di misericordia possono essere vissuti per spirito di vanagloria o per sentirsi utili o come un modo per ricercare una sorta di realizzazione di sé stessi… Ci soccorre la regola di comportamento di Agostino: non importa tanto la materialità dell'azione, quanto la radice nell’amore trinitario dell'azione stessa, la trasformazione operata dallo Spirito nel cuore di chi la compie”. 

Il porporato - concludendo - mette poi in guardia: “private della loro radice più profonda” le opere buone “sono ridotte senza differenza a quelle di qualsiasi ong; il Papa segnala anche un altro errore nocivo, quello di chi condanna e relativizza la carità concreta delle opere di misericordia corporale che vede fare dagli altri perché la vita di fede richiederebbe altre priorità o perché si è impegnati in determinate battaglie etiche di maggiore importanza rispetto al dare da mangiare agli affamati o il dare da bere agli assetati. Questi due atteggiamenti non scaturiscono dalla grazia dello Spirito Santo, non sono espressione di fede e di carità, ma rivelano che nelle persone si è insinuato una sorta di blocco che ha prodotto una scissione: da una parte il desiderio di onorare e di servire Dio, dall'altra il non cogliere che questo significa soccorrere la persona concreta che qui, davanti a me, è il sacramento del Cristo povero, nudo, senza casa”.

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