Braz de Aviz ai consacrati: "Cerchiamo il volto del Signore nei nuovi contesti"

Cardinale João Braz de Aviz
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Il convegno internazionale dei formatori dei consacrati deve essere vissuto “cercando il volto del Signore crocefisso-risorto nel clima di preghiera comune e dell’esperienza di passione amorevole tra Dio e noi, narrata nel Libro del Cantico dei Cantici”. Così “dalla nostra passione per Dio germoglierà ancora una volta l’amore scambievole tra noi formatori e formatrici in questi giorni, sigillo di quello che continueremo a chiedere Iddio per la nostra vita con quelli e quelle che Dio ci ha affidati”.

Il cardinale João Braz de Aviz interviene al "Congresso internazionale per formatori alla vita consacrata", che si svolge in questi giorni a Roma. Per il Prefetto della Congregazione per la Vita Consacrata e le Società di vita apostolica, ”in questo congresso, possiamo esperimentare che non siamo soli nella nostra missione”. Cita la vicinanza del Papa “religioso” e gesuita il Cardinale, e richiama i punti della lettera di Francesco ai consacrati: “la Chiesa è con noi”, ha assicurato. “Per tutti noi – ha aggiunto - rimane l’appello a far fruttare oggi le strade già percorse da tanti come veri discepoli di Gesù nel passato”.

Perché “la memoria grata del passato vissuto dai nostri fondatori e fondatrici e di quelli e quelle che con loro hanno seguito Gesù, ci fa riprendere il nuovo momento presente, complesso, sfidante”.

Tuttavia, “sentiamo oggi l’appello dei nuovi contesti geografici e culturali che si manifesta in modo intenso”, ha proseguito il cardinale: “infatti i contesti sono cambiati e siamo spaesati nella nostra identità. Un nuovo impegno di approfondimento ci è richiesto”.

Spesso, ha spiegato, viviamo “In una società dello scontro, della difficile convivenza tra culture diverse, della sopraffazione sui più deboli, delle disuguaglianze”, ma come consacrati, “siamo chiamati ad offrire un modello concreto di comunità che, attraverso il riconoscimento della dignità di ogni persona e della condivisione del dono di cui ognuno è portatore, permetta di vivere rapporti fraterni”.

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