Il Cardinale Koliqi, un martire del comunismo albanese

Ricorrono i 25 anni dalla morte del porporato che fu condannato a 38 anni tra carcere e lavori forzati per il solo fatto di essere un sacerdote cattolico

Il Cardinale Koliqi
Foto: Facebook Kardinal Mikel Koliqi
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Il 28 gennaio 1997 moriva il Cardinale Mikel Koliqi, vero e proprio martire della dittatura comunista albanese.

Nato a Scutari il 29 settembre 1900 , studiò filosofia e teologia a Milano per poi essere ordinato sacerdote nel 1931.

Rientrato a Scutari, nel 1936 divenne vicario generale della Diocesi, lavorando nell'ambito della stampa cattolica e dando vita alla locale Azione Cattolica.

La sua odissea ebbe inizio nel 1945 con l'avvento del regime comunista albanese, uno dei più feroci d'Europa. Viene condannato a 38 anni tra carcere e lavori forzati per il solo fatto di essere un sacerdote cattolico.

Riacquistata la libertà con la caduta del comunismo, nel 1994 Giovanni Paolo II lo eleva ad esempio per la Chiesa, creandolo Cardinale di Santa Romana Chiesa, della diaconia Ognissanti in via Appia Nuova. Lo stesso Pontefice gli ha concesso la dispensa dall'ordinazione episcopale.

Si è spento a 96 anni il 28 gennaio 1997. "Prigionato e trattenuto per lunghi anni nell'esercizio della sua missione sacerdotale, come una solida quercia non si fece mai intimidire, divenendo anche un luminoso esempio di fiducia nella Divina Provvidenza e di fedeltà costante alla Sede di Pietro", scrisse Giovanni Paolo II appresa la notizia della morte del porporato.

E' stato il primo albanese insignito della dignità cardinalizia. Dopo di lui è stata la volta del Cardinale Ernst Simoni, un altro gigante della Chiesa martire del XX Secolo.

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