Il Cimitero degli Angeli, in quali sepolture riposano i bambini non nati ?

A colloquio con don Maurizio Gagliardini per conoscere il suo apostolato

Don Maurizio Gagliardini nel Giardino degli Angeli
Foto: WR
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Il mese di novembre è il mese quando in modo particolare ci ricordiamo dei nostri defunti. E in questo mese visitiamo i cimiteri per pregare sulle tombe dei nostri cari.

Anche per don Maurizio Gagliardini novembre è un mese particolare perché i “suoi” defunti sono centinaia di migliaia in tanti cimiteri sparsi in tutta Italia. Don Maurizio è presidente dell’Associazione Difendiamo la Vita con Maria, associazione laicale senza scopo di lucro approvata dalla Chiesa, che promuove la cultura della vita e i diritti del concepito ma compie anche una missione speciale: si occupa della sepoltura dei bambini non nati.

Allo scadere del “mese dei morti” ho parlato con don Gagliardini della sua missione di pietà rivolta verso i non nati.

Perché voi come Associazione "Difendiamo la Vita con Maria” vi occupate dei bambini morti prima di nascere?

Ci occupiamo di loro perché sono le anime innocenti che sono presso Dio. Ricordo che san Giovanni Paolo II disse una volta: “I bambini non nati vivono nel Signore”. Noi crediamo nell’infinita misericordia del Padre Celeste che non abbandona i suoi figli, anche quelli morti prima di nascere che non hanno potuto ricevere il battesimo. Il documento della Sante Sede sulla salvezza dei non battezzati dice che la Chiesa prega per loro perciò sono nel cuore della Chiesa. Nel 1986 la Congregazione della Dottrina della Fede con il prefetto, il card. Ratzinger ha dato l’indicazione precisa per quanto riguarda i bambini non nati (Donum Vitae): “I cadaveri di embrioni o feti umani, volontariamente abortiti o non, devono essere rispettati come le spoglie degli altri esseri umani”.

Quando è nata la vostra Associazione? La nostra Associazione è sorta nel periodo quando san Giovanni Paolo II ha scritto l’Enciclica

“Evangelium Vitae” per rispondere al suo appello a favore della vita e promuovere la cultura della vita e i diritti del concepito. Ci occupiamo anche del seppellimento dei bambini non nati come atto di pietà. Ci rivolgiamo principalmente alla comunità cristiana ma anche agli uomini di buona volontà e, là dove possibile, con le altre istituzioni e organizzazioni.

Come è stato possibile che la vostra Associazione abbia ottenuto il permesso di farlo?

In quegli anni io sono venuto a contatto con il ministro della Sanità, Carlo Donat-Cattin quale mi ha detto che il Vaticano gli aveva mandato il documento “Donum Vitae” circa la sepoltura dei bambini non nati. Per il ministro era una cosa importante anche dal punto di vista puramente umano. E cosi ci siamo messi in cammino e successivamente è stato emanato un decreto che prevede che i resti dei bambini non nati siano sepolti. Allora noi ci siamo resi disponibili fornendo il supporto organizzativo per realizzare questa possibilità. La Chiesa insegna l’onore e la pietà verso i bambini non nati anche attraverso la sepoltura e la legge italiana lo prevede.

Cosa prevede la legge italiana, appunto?

In Italia c’è la legge che permette di seppellire i resti dei bambini fin dal concepimento. I genitori che lo desiderano possono fare la richiesta nelle prime 24 ore dalla morte del bambino in grembo per avere il suo corpo che nel linguaggio ufficiale si chiama il “prodotto del concepimento”. Invece se nessuno li richiede, gli embrioni vengono trattati come rifiuti ospedalieri e smaltiti con altri rifiuti. Per evitare questo noi, come Associazione, interveniamo presso le istituzioni sanitarie dopo aver stipulato con loro degli accordi per la sepoltura.

Come siete organizzati?

Noi abbiamo circa 3 mila aderenti e siamo presenti in circa 60 città, quasi in tutte le regioni. Noi ritiriamo i corpicini negli appositi contenitori, li mettiamo nei cofanetti bianchi e portiamo al cimitero nella zona speciale del cimitero chiamata “Giardino degli Angeli” dove vengono seppelliti durante una semplice cerimonia funebre che la Chiesa prevede. Tante donne che abortiscono per motivi economici o sociali sono contente che i corpi dei bambini abortiti ricevono un gesto d’amore: per loro è una cosa consolazione. In tutti questi anni abbiamo portato all’inumazione circa 250 mila bambini non nati.

Come sono le tombe dei bambini

Noi non conosciamo i nomi di genitori o de bambini allora mettiamo sulla lapide solo la data della sepoltura. In questo modo la famiglia, anche in futuro, può individuare la tomba del proprio bambino.

Avete anche un telefono verde per aiutare i genitori e in modo particolare le madri…

Sì, noi abbiamo il telefono verde “Fede e terapia” che serve a fornire l’aiuto medico o psicologico alle donne che hanno abortito, per aiutarle di elaborare il lutto, indipendentemente dal fatto se l’aborto sia naturale sia procurato. E’ una cosa importantissima perché offriamo anche un aiuto spirituale fornito dai sacerdoti, attraverso le conversazioni telefoniche o incontri personali.

Don Maurizio, vorrei richiamarmi a due fatti di cronaca. Nella proprietà del dott. Ulrich Klopfer, famoso medico abortista dell’Indiana (USA) morto lo scorso 3 settembre sono stati rinvenuti i resti di 2246 bambini abortiti (sembravano i trofei di un medico che in 43 anni di professione ha interrotto almeno 30 mila gravidanze. Il secondo fatto: secondo i giornalisti investigativi americaniDavid Daleiden e Sandra Merritt una buona percentuale di cuori, teste e tessuti dei bambini abortiti nsarebbe venduta ad aziende di biotecnologie, come per anni avrebbe fatto la multinazionale dell’aborto Planned Parenthood. Si rimane sbigottiti…

Questi fatti devono essere un appello alla continua evangelizzazione e precisamente alla pastorale sanitaria. La Chiesa ha il compito di annunciare la dignità e la sacralità della vita umana e lo fa anche attraverso l’azione concreta. Dove arriva il Vangelo e la Chiesa, comincia il cammino di civiltà che produce dei risultati concreti. In America, come dappertutto, i cristiani hanno il compito di promuovere la civiltà della vita, anche attraverso la sepoltura dei bambini non nati. Dobbiamo illuminare il mondo delle tenebre.

 

L’intervista in polacco è apparsa sul settimanale cattolico “Niedziela”

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