Il Convegno dei Superiori maggiori d'Italia: "Il denaro deve servire e non governare"

L'intervento di suor Alessandra Smerilli
Foto: Cism
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“Il denaro deve servire e non governare”. E' stato scelto un tema quantomeno "caldo" per l’Assemblea generale della Cism, la Conferenza italiana dei Superiori maggiori, che si è tenuta nei giorni scorsi a a Bari. “Crediamo che come popolo di Dio e come religiosi non possiamo restare spettatori passivi di una cultura che promuove un' economia dello scarto, dell' indifferenza perché il denaro, reale o virtuale che sia, si è piazzato nel cuore e nella mente degli uomini e al centro del sistema non c'è più l'uomo ma l'imperialismo del denaro, dice Papa Francesco, gli interessi indiscriminati dei mercati e della speculazione finanziaria”, ha sottolineato il Presidente, Padre Luigi Gaetani.

“Diciamo no a questa economia dell'esclusione, no all'inequità che genera violenza e povertà – ha aggiunto -. La nostra riflessione vuole pertanto fare il punto su quanto questa cultura governa il nostro agire di religiosi o quanto le nostre istituzioni siano disponibili a confrontarsi con il tema della centralità della persona, della povertà come legge che governa il mondo, che tempra e regolamenta gli eccessi dei modelli economici, formando alla scuola della vita di Dio che nella creazione come nell' incarnazione ha saputo manifestare la sua capacità di non occupare, dominare, possedere ma solo di mettersi in relazione”.

Tra i vari interventi dell’assise, è toccato a suor Alessandra Smerilli, Docente di Economia politica presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium e di Economia della cooperazione presso l’Università Cattolica di Roma tratteggiare “un lungo, preciso e appassionato excursus sulle ragioni del divorzio tra vita religiosa - sempre più ‘spiritualizzata’ in senso caricaturale e non umana - ed economia - sempre più lontana dall'essenziale per una vita buona”.

Ai 140 superiori provinciali presenti nel capoluogo pugliese per la 55a assemblea generale Suor Smerilli ha detto: “Per risanare la relazione tra vita religiosa ed economia penso si possa partire innanzitutto da un tema fondamentale, quello della formazione alla dimensione economica: cominciare dalla formazione iniziale a comprendere come va avanti una comunità, di cosa ha bisogno, cosa ci vuole per gestire le opere, quali sono i costi della vita”.

Occorre “rendersi conto che l'economia, come in una famiglia, fa parte della normalità della vita e far in modo che questo entri nella mentalità dei giovani. Lavorare poi nei Consigli nelle opere con bilanci preventivi, strumenti di controllo e non farli costruire da una sola persona ma insieme, in modo che davanti ad un progetto non riempiamo solo le caselle per le finalità, cosa fare, quali attività organizzare, ma anche individuiamo risorse e dove andare a reperirle”.

Bisogna ritornare, ha detto Suor Smerilli, con convinzione e in modo pratico a vivere la comunione dei beni, ad imitazione della prima comunità cristiana, per ridistribuire ai più poveri a chi non ce la fa ad andare avanti. “Per viverla torniamo al primo punto: dobbiamo formarci fin da piccoli al senso della condivisione, del mettere in comune: non è perché ho guadagnato qualcosa con le mie forze che mi appartiene, ma per essere messa al servizio di tutti. In questo senso penso che potremmo risvegliare il mondo con una gestione profetica dei nostri beni”.

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