Il Papa a Firenze: il "grazie" del mondo cattolico

Papa Firenze
Foto: Marco Mancini/Acistampa
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Giornata storica per la Chiesa italiana a Firenze, con Papa Francesco che offre il suo input al quinto convegno ecclesiale e dice che "umiltà, disinteresse e beatitudine sono i tre tratti dell'umanesimo cristiano che nasce dall'umanità di Cristo".

"Papa Francesco ci ha subito esortati a sollevare lo sguardo verso l’alto, indicando la misura della nostra fede nell’Ecce Homo, il Gesù vivo e Signore della storia", ha commentato Martinez. "Il Santo Padre ha ribadito a noi, primi cristiani del terzo millennio, con il registro della passione kerygmatica che sempre alimenta il suo Magistero, che sarà nuovo umanesimo nella misura in cui sarà aperto alle novità dello Spirito, alla sua incessante creatività, alla fiducia in Lui che sempre devono mostrare i discepoli di Cristo se vogliono incarnarsi nella storia secondo la triplice misura dell’umiltà, del disinteresse e delle Beatitudini. Un Discorso alto e profondo. Alto, perché elevato alle cose dello Spirito da cui sempre deriva la nostra capacità di giudizio sulle realtà temporali. Profondo, perché incarnato, in ascolto del grido degli uomini nostri contemporanei".

Per Martinez quello del Papa è stato "un Discorso che conviene riascoltare in ginocchio, adorando il mistero grande dell’Ecce Homo che rivive nelle tante povertà e nelle speranze delle donne e degli uomini che guardano alla Chiesa del nostro tempo".

"Al cuore del Papa sta il destino degli ultimi e dei primi che sanno farsi ultimi, del popolo di Dio che ha fame e sete di verità e di misericordia - ha commentato ancora Martinez -. Con il Suo Discorso Papa Francesco ci ha indicato programma e via, perché questa ricerca di Gesù, il Verbo di verità e il Volto di misericordia, possa soddisfare il bisogno di autentica umanità in questo tempo sempre più disumanizzante. E allora sarà davvero l’esperienza dell’umanesimo cristiano, dell’uomo nuovo rigenerato dallo Spirito Santo".

Tra le reazioni anche quella di Scienza & Vita: “Le parole pronunciate stamane a Firenze da Papa Francesco - ha commentato la presidente nazionale Paola Ricci Sindoni - in cui raccomanda dialogo e incontro interpellano in profondità i credenti, perché è solo costruendo confronto che si matura una differente consapevolezza ecclesiale e civile".

Per la presidente Sindoni, “il dialogo è uno strumento potentissimo di risoluzione dei problemi. Dalla famiglia alla società, parlarsi con fiducia è il primo passo per farsi capire, ma presuppone capacità di ascolto, di empatia, di accoglienza, altrimenti non è più un dialogo ma un monologo, non un incontro ma un solipsismo, non un’idea ma un’ideologia. E al contempo “dialogare non è negoziare” ammonisce il Papa, nel ricordarci che non è in discussione il rigore delle nostre convinzioni, quanto la capacità di argomentarle. Partecipiamo con slancio alla crescita di una Chiesa inquieta, non elitaria, ma aperta e in movimento e che in primo luogo guarda ai poveri e alla sua chiamata all’evangelizzazione”.

Reazione appassionata anche dall'Unitalsi. “Papa Francesco a Firenze ha tracciato un vero e proprio manifesto per la Chiesa italiana ponendo l’attenzione soprattutto nei confronti degli ultimi, di quelli che vivono nell’ombra, nell’emarginazione e nella sofferenza. Sono proprio loro i protagonisti della storia della nostra associazione che da oltre 110 anni si piega sull’umanità sofferente ed abbandonata”, spiega Salvatore Pagliuca .

“Le parole del Pontefice – aggiunge ancora - sono un nuovo e forte stimolo a proseguire questa nostra missione con rinnovato impegno per contribuire ad essere 'chiesa umile e inquieta accanto alla gente'”.

Per le ACLI, invece, "Papa Francesco ha indicato alla Chiesa italiana l’inclusione sociale dei poveri come via per il nuovo umanesimo in Gesù Cristo".

"Il Pontefice – sottolinea il presidente nazionale Gianni Bottalico – invita i cattolici italiani a riflettere sul fatto che i tratti qualificanti dell'umanesimo cristiano – umiltà, disinteresse, beatitudine – si ritrovano specialmente nei poveri e raccomanda alla Chiesa di essere fermento di dialogo, di incontro, di unità nella ricerca del bene comune. Una prospettiva nella quale le Acli si ritrovano pienamente, che sosteniamo e che soprattutto cerchiamo di realizzare negli ambiti e sui territori cui si sviluppano le nostre azioni e i nostri progetti".

C'è, secondo Bottalico, "una profonda sintonia che troviamo anche nell'importanza che Papa Francesco rivolge allo stare nel popolo come linfa vitale e orientamento del cammino di fede dell'intera comunità cristiana: una attenzione che interpella in modo specifico le realtà associative laicali, come le Acli, che devono sempre valutare e orientare la loro esperienza sulla base del riferimento al popolo. Questo è il nostro impegno e il contributo che vogliamo dare nelle parrocchie e nelle diocesi".

Per Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, "Papa Francesco ha indicato un cammino, una Chiesa che esplora l’umanità andando in mare aperto. Senza forza, arroganza, calcolo. Ma nemmeno spaventata e nascosta nelle strutture. Il mare aperto è quello di un cambiamento di un’epoca che traccia scenari umani e sociali differenti. Di fronte a questo la Chiesa di Francesco in Italia domanda ai cristiani italiani di essere autentici discepoli del Vangelo e protagonisti delle riforme della comunità ecclesiale”.

Secondo Matteo Truffelli, presidente dell'Azione Cattolica italiana, “Il Santo Padre ha tenuto oggi un discorso storico per la Chiesa italiana. Richiamandoci alla centralità del Vangelo, richiamando i sentimenti di Gesù verso ogni uomo in ogni tempo, ci riconduce all’essenziale della nostra testimonianza: immergerci pienamente nel mondo per ascoltarlo e accudirlo, testimoniando così una fede che si fa compagnia delle persone".

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