Il Papa ai catechisti ugandesi: “Il vostro è un lavoro santo”

I martiri ugandesi
Foto: Martha Calderon/ Aci Gruop
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Nel luogo del martirio di Andrea Kaggwa e compagni, Papa Francesco incontra i catechisti ugandesi, li affida ai vescovi per la formazione pastorale spirituale e dottrinale, li mette sotto la protezione dei martiri dell’Uganda. E spiega loro: “Il vostro è un lavoro Santo”.

È un momento denso di emozione per gli ugandesi. Un catechista ringrazia il Papa per le sue omelie così ispirate. L’arcivescovo Cyprian Kizito Lwanga, di Kampala, ricorda che proprio lì, a Munyono, è stato “sparso il sangue dei martiri dell’Uganda” dato che fu lì che “i primi tre martiri cristiani” hanno dato la loro vita”. Sono: Denis Ssebugwawo, patrono dei cori; Andrea Kaggwa, patrono dei catechisti e degli insegnanti; Pontiano Ngondwe, santo dei Poliziotti e dei Soldati. E ricorda, l’arcivescovo di Kampala, che anche gli Anglicani sono stati “martirizzati in Uganda” per via delle persecuzioni.

Papa Francesco è arrivato al luogo del martirio, ed è stato accompagnato dai Francescani – che custodiscono il santuario. Pochi metri dopo l’ingresso, si è fermato sulla pietra angolare che viene direttamente dalla Tomba di San Francesco. E l’ha benedetta. Un modo per segnalare il grande contributo di santi dato dall’Uganda con i suoi martiri. E tutto ricorda i martiri ugandesi, anche la piccola scultura donata al Papa che rappresenta Andrea Kaggwa.

Ma prima di tutto ci tiene a sottolinea che “Gesù il primo Maestro”. Spiega il Papa: “San Paolo ci dice che Gesù ha dato alla sua Chiesa non solo apostoli e pastori, ma anche maestri, per edificare l’intero Corpo nella fede e nell’amore”. Per questo, “insieme ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, che sono stati ordinati per predicare il Vangelo e prendersi cura del gregge del Signore, voi, come catechisti, avete una parte di rilievo nel portare la Buona Notizia a ogni villaggio e casolare del vostro Paese”.

Il Papa ringrazia i catechisti per “i sacrifici, lo zelo e la devozione” con cui svolgono il compito di “insegnare quello che Gesù ha insegnato”, di “istruire gli adulti e aiutare i genitori a crescere i loro figli nella fede”, di portare “a tutti la gioia e la speranza della vita eterna”.

Ma è un lavoro “non facile”, e per questo il Papa dice una parola di incoraggiamento, e chiede “a vescovi e sacerdoti di aiutarvi con una formazione dottrinale, spirituale e pastorale in grado di rendervi sempre più efficaci per la vostra azione”, ma soprattutto ai catechisti di ricordare “che il vostro è un lavoro Santo”, perché “lo Spirito Santo è presente laddove il nome di Cristo viene proclamato”.

Per questo, il Papa ricorda l’esempio dei martiri ugandesi, i quali “hanno reso testimonianza alla verità che rende liberi” tanto che “furono disposti a versare il proprio sangue per rimanere fedeli a ciò che sapevano essere buono, bello e vero”. Il re Mwanga non riuscì ad uccidere i cristiani, perché "dopo aver visto la testimonianza di Andrea Kaggwa e compagni" le persone divennero "ancora più convinti delle promesse di Cristo".

Il Papa, rivolgendosi ai catechisti, chiede anche a loro di essere testimoni, perché “il messaggio che portate si radicherà tanto più profondamente nei cuori delle persone quanto più voi sarete non solo dei maestri, ma anche dei testimoni”.

Auspica Papa Francesco: “Che il vostro esempio faccia vedere a tutti la bellezza della preghiera, il potere della misericordia e del perdono, la gioia di condividere l’Eucaristia con tutti i fratelli e le sorelle.”

"Andate senza paura in ogni città e villaggio di questo Paese! Senza paura, per diffondere il buon seme della Parola di Dio! E abbiate fiducia nella sua promessa che tornerete festosi!", afferma il Papa. 

Al termine dell'incontro, viene donata al Papa una piccola statua di Andrea Kaggwa. Quindi, il Papa va a pregare proprio nel posto in cui è avvenuto il martirio. Il programma prevede poi che il Papa annaffi annaffi sette piccoli alberi, che verranno poi distribuiti ai rappresentanti delle differenti denominazioni religiose e piantate nelle loro Chiese come un segno durevole dell’unità dei martiri nel sacrificio.

All'inizio dell'incontro, un annuncio: la strada che il Papa ha percorso arrivando a Munyonyo da oggi in poi avrà il suo nome: si chiamerà Pope Francis Street, per ricordare la sua vita.

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