Il Papa ai Vescovi Colombiani: “Non siete tecnici né politici, siete Pastori!”

Papa Francesco incontra i Vescovi colombiani
Foto: L'Osservatore Romano, ACI Group
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Presso il Palazzo Cardinalizio di Bogotà Papa Francesco incontra i Vescovi Colombiani. Sono circa 130 Vescovi, il Papa viene accolto dal Presidente della Conferenza Episcopale, che lo accompagna al podio.

C’è il saluto dell’Arcivescovo di Bogotá, il Cardinale Rubén Salazar Gómez e quello del Presidente della Conferenza Episcopale Colombiana, Monsignor Óscar Urbina Ortega.

“Sono convinto– così il Papa inizio il suo lungo discorso - che la Colombia abbia qualcosa di originale che richiama fortemente l’attenzione: non è mai stata una meta completamente realizzata, né una destinazione totalmente raggiunta, né un tesoro totalmente posseduto. La sua ricchezza umana, le sue abbondanti risorse naturali, la sua cultura, la sua luminosa sintesi cristiana, il patrimonio della sua fede e la memoria dei suoi evangelizzatori, la gioia spontanea e senza riserve della sua gente, l’impagabile sorriso della sua gioventù, la sua originale fedeltà al Vangelo di Cristo e alla sua Chiesa e, soprattutto, il suo indomabile coraggio di resistere alla morte”.

Vescovi, custodi e sacramento del primo passo. Per Francesco “Gesù è un passo irreversibile. Proviene dalla libertà di un amore che tutto precede. Perché il Figlio, Egli stesso, è la vivente espressione di tale amore”. Come farlo? Il Papa spiega: “Mendicate nella preghiera quando non potete né dare, né darvi, perché abbiate qualcosa da offrire a quelli che si accostano costantemente al vostro cuore di Pastori. La preghiera nella vita del Vescovo è la linfa vitale che passa attraverso la vite, senza la quale il tralcio marcisce diventando infecondo”.

Vescovi, toccate la carne del corpo di Cristo. “Vi invito – raccomanda il Pontefice argentino -  a non avere paura di toccare la carne ferita della vostra storia e della storia della vostra gente. La Colombia ha bisogno del vostro sguardo, sguardo di Vescovi, per sostenerla nel coraggio del primo passo verso la pace definitiva, la riconciliazione, il ripudio della violenza come metodo, il superamento delle disuguaglianze che sono la radice di tante sofferenze, la rinuncia alla strada facile ma senza uscita della corruzione, il paziente e perseverante consolidamento della res publica, che richiede il superamento della miseria e della disuguaglianza”.

“Molti possono contribuire alla sfida di questa Nazione – sottolinea il Papa - ma la vostra missione è peculiare. Voi non siete tecnici né politici, siete Pastori. Cristo è la parola di riconciliazione scritta nei vostri cuori e avete la forza di porla pronunciare non solo sui pulpiti, nei documenti ecclesiali o negli articoli dei periodici, ma più ancora nel cuore delle persone, nel segreto santuario delle loro coscienze. Alla Chiesa non interessa altro che la libertà di pronunciare questa Parola”.

Il Papa elenca poi varie situazioni critiche che vive la Colombia e che di riflesso devono coinvolgere la Chiesa: “Penso alle famiglie colombiane, alla difesa della vita dal seno materno fino alla sua fine naturale, alla piaga della violenza e dell’alcolismo, non di rado diffusa nelle famiglie, alla fragilità del vincolo matrimoniale e l’assenza dei padri di famiglia con le sue tragiche conseguenze di insicurezza e orfanezza. Penso a tanti giovani minacciati dal vuoto dell’anima e presi dalla droga come via di uscita, o dallo stile di vita facile o dalla tentazione sovversiva. Penso ai numerosi e generosi sacerdoti e alla sfida di sostenerli nella fedele e quotidiana scelta per Cristo e per la Chiesa, mentre alcuni altri continuano a portare avanti la comoda neutralità di quelli che non scelgono nulla per rimanere soli con sé stessi”.

Infine un pensiero ai nuovi sacerdoti. “I sacerdoti – dice Francesco - hanno necessità, urgente e vitale, della vicinanza fisica e affettiva del loro Vescovo. Hanno bisogno di sentire che hanno un padre”.

Papa Francesco conclude rivolgendo lo sguardo all’Amazzonia, un invito ai Vescovi ad non abbandonare questo territorio prezioso: “L’Amazzonia è per tutti noi una prova decisiva per verificare se la nostra società, quasi sempre ridotta al materialismo e al pragmatismo, è in grado di custodire ciò che ha ricevuto gratuitamente, non per saccheggiarlo, ma per renderlo fecondo. Penso soprattutto all’arcana sapienza dei popoli indigeni dell’Amazzonia e mi domando se siamo ancora capaci di imparare da essi la sacralità della vita, il rispetto per la natura, la consapevolezza che la ragione strumentale non è sufficiente per colmare la vita dell’uomo e rispondere alla ricerca profonda che lo interpella. Per questo vi invito a non abbandonare a sé stessa la Chiesa in Amazzonia “.

L’Arcivescovo di Bogotá, il Cardinale Rubén Salazar Gómez ha salutato così il Pontefice: “La nostra Chiesa oggi affronta grandi sfide che non siamo sempre capaci di capire e rispondere. Siamo un paese
segnato da profonde disuguaglianze e iniquità che richiedono cambiamenti radicali in tutti i campi della vita sociale. La vostra visita, caro Santo Padre, è una luce che ci porta l'amore misericordioso del Padre”.

Anche il Presidente della Conferenza Episcopale Colombiana, Monsignor Óscar Urbina Ortega, ha dato il suo saluto al Papa argentino: “La sua presenza ci incoraggia e ci conferma nella fede. Siamo sicuri che la sua voce profetica benedirà questo popolo colombiano e ci incoraggerà a seguire gesti concreti di riconciliazione, perdono e misericordia”.

La giornata del Papa prosegue con il trasferimento presso la Nunziatura Apostolica per il pranzo privato e successivamente per l’incontro con il Comitato direttivo del CELAM.

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