Il Papa: “Chi scarta l’uomo, accetta il principio che sarà un giorno scartato”

Papa Francesco durante un discorso in Sala Clementina
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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No alla disumana economia dello scarto, con una considerazione amara: che quanti causano lo scarto di altri uomini accettano il principio che saranno presto a loro volta scartati. È questo il senso del discorso proposto di Papa Francesco ai partecipanti della “tavola rotonda” promosso dalla Global Foundation, organizzazione australiana senza scopo di lucro impegnata a rafforzare il dialogo e la comprensione reciproci fra le comunità nell’interesse di uno sviluppo sostenibile a lungo termine.

Il Papa ribadisce che “è inaccettabile, perché disumano, un sistema economico mondiale che scarta uomini, donne e bambini, per il fatto che questi sembrano non essere più utili secondo i criteri di redditività delle aziende o di altre organizzazioni”.

Uno “scarto” che “costituisce il regresso e la disumanizzazione di qualsiasi sistema politico ed economico” , in quanto “coloro che causano o permettono lo scarto degli altri – rifugiati, bambini abusati o schiavizzati, poveri che muoiono per la strada quando fa freddo – diventano essi stessi come macchine senza anima, accettando implicitamente il principio che anche loro, prima o poi, verranno scartati, quando non saranno più utili ad una società che ha messo al centro il dio denaro”.

Papa Francesco ricorda che già San Giovanni Paolo II aveva messo in luce il rischio della diffusione dell’ideologia capitalistica, e ne aveva scritto nella Centesimus Annus. Ma se quei rischi “si sono ampiamente verificati”, nello stesso tempo “si sono sviluppati e attuati tanti sforzi di individui e di istituzioni per risanare i mali prodotti da una globalizzazione irresponsabile”.

Il Papa cita il modello di Madre Teresa di Calcutta, e chiede di prendere esempio da quell’atteggiamento per creare una “globalizzazione solidale e cooperativa”, perché occorre prima di tutto che ognuno “non sia indifferente alle ferite dei poveri, ma impari a com-patire con coloro che soffrono per le persecuzioni, la solitudine, lo spostamento forzato o per la separazione dalle loro famiglie; con coloro che non hanno accesso alle cure sanitarie; con coloro che patiscono la fame, il freddo o il caldo”.

È questa compassione che “farà sì che gli operatori economici e politici possano usare la loro intelligenza e le loro risorse non solo per controllare e monitorare gli effetti della globalizzazione, ma anche per aiutare i responsabili nei diversi ambiti politici – regionali, nazionali e internazionali – a correggerne l’orientamento ogni volta che sia necessario”.

“La politica e l’economia – chiosa Papa Francesco - dovrebbero comprendere l’esercizio della virtù della prudenza”. E incoraggia l’impegno di promuovere “una globalizzazione cooperativa insieme con tutti gli attori coinvolti – società civile, governi, organismi internazionali, comunità accademiche e scientifiche e altri”.

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