"Il Papa ha raccolto il nostro invito," dice la pastorale del lavoro di Prato

Michele Del Campo
Foto: Andrea Gagliarducci
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Una lettera per il mondo del lavoro. È così che le sigle sindacali e imprenditoriali di Prato hanno voluto accogliere Papa Francesco. Uno dei tessitori di quella lettera è stato Michele del Campo, direttore della Pastorale del Lavoro e della Commissione Giustizia e Pace della Diocesi di Prato. “Ho solo portato ad unità le idee di tutti,” si schermisce con ACI Stampa.

Cosa significa fare la pastorale del lavoro oggi a Prato, con la crisi che incombe?

Significa reimpostare la pastorale. Prima era una pastorale dell’abbondanza e del rispetto dei diritti. Oggi è una pastorale che deve occuparsi anche di chi non ha lavoro. Soprattutto di chi non ha lavoro. E dobbiamo cercare di far dialogare i mondi. Prima era molto più facile di oggi. È questo l’impegno che portiamo avanti.

Quanto ha cambiato il vostro modo di fare pastorale la grande presenza della comunità cinese a Prato?

Con la comunità cinese si sta cominciando a parlare ora. Il cambiamento è stato culturale, e ha riguardato l’impatto della comunità cinese sui lavoratori italiani. Come diceva anche il Papa, i lavoratori italiani si sono chiusi, sono stati presi dalla paura… quindi fare pastorale oggi significa creare ponti di dialogo tra comunità diverse, tra quella italiana, quella cinese, ma anche altre grandi comunità straniere, che sono tradizionalmente presenti a Prato. Dunque abbiamo fatto un lavoro di integrazione. Ora dobbiamo continuare questa azione, cercando di abbassare le paure reciproche.

Quanto la visita del Papa ha risposto alle aspettative della lettera al mondo del lavoro?

Il discorso del Papa ha dato l’avallo alla lettera che è stata scritta, nel senso che lanciando un patto di prossimità, invitando a farlo, il Papa ha preso lo spirito della lettera stessa. Lo si prende come un invito a continuare nella direzione indicata dal Papa, che la lettera dava anche come suggerimento.

Quali sono le sfide della pastorale nella città di Prato?

L’impegno che abbiamo preso con il vescovo è di mantenere unito il mondo del lavoro. È la sfida più grande per Prato, quella di creare nuove regole di convivenza condivise da tutti, anche con un avvicinamento reciproco tra i vari interessi della comunità. Prato non può che continuare ad essere manifatturiera, si deve partire dalla realtà produttiva. È la produzione che dà benessere per tutti. Ovviamente, la produzione deve essere in linea con l’appello del Papa di una ecologia integrale, di una promozione umana integrale.

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