Il Papa in Bulgaria: “Con il fuoco dell’amore vogliamo sciogliere il gelo delle guerre"

Incontro per la pace in Bulgaria
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI group
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L’incontro per la pace nella piazza al centro di Sofia è l’evento che chiude la seconda giornata del Papa in Bulgaria. Francesco, assieme agli esponenti delle varie confessioni religiose, sale sul palco di Piazza Nezavisimost e recita la preghiera per la pace di San Francesco.

Un cero con il logo della visita del Papa, una pianta di ulivo come simbolo della pace e alcune rose, simbolo della Bulgaria, caratterizzano questo incontro speciale. Sei le confessioni religiose presenti che sono simboleggiate nelle sei fiaccole.

Le preghiere vengono recitate dagli esponenti ortodossi, ebrei, protestanti, armeni, musulmani e cattolici.

Il Pontefice per il suo discorso riprende il Cantico delle Creature di San Francesco e sottolinea: “Anche ciascuno di noi, sulle orme del Santo di Assisi, è chiamato a diventare un costruttore, un artigiano di pace. Pace che dobbiamo implorare e per la quale dobbiamo lavorare, dono e compito, regalo e sforzo costante e quotidiano per costruire una cultura in cui anche la pace sia un diritto fondamentale. Pace attiva e fortificata contro tutte le forme di egoismo e di indifferenza che ci fanno anteporre gli interessi meschini di alcuni alla dignità inviolabile di ogni persona”.

“Noi questa sera siamo qui a pregare davanti a queste fiaccole portate dai nostri bambini – continua il Pontefice - Esse simboleggiano il fuoco dell’amore che è acceso in noi e che deve diventare un faro di misericordia, di amore e di pace negli ambienti in cui viviamo. Un faro che vorremmo illuminasse il mondo intero. Con il fuoco dell’amore noi vogliamo sciogliere il gelo delle guerre. Stiamo vivendo questo evento per la pace sulle rovine dell’antica Serdika, a Sofia, cuore della Bulgaria. Noi possiamo vedere da qui i luoghi di culto di diverse Chiese e Confessioni religiose: Santa Nedelia dei nostri fratelli ortodossi, San Giuseppe di noi cattolici, la sinagoga dei nostri fratelli maggiori gli ebrei, la moschea dei nostri fratelli musulmani e, vicino, la chiesa degli armeni”.

Piazza Nezavisimost, ex Piazza Lenin, è il cuore del centro di Sofia. L’aspetto nel quale si presenta oggi è frutto di una radicale opera di risistemazione avviata nel 1951 dall’architetto Petso Zlatev a seguito dei bombardamenti che nel corso della Seconda Guerra Mondiale colpirono quest’aerea nevralgica della capitale. Con la caduta del comunismo nel 1989 la piazza fu privata dei simboli del regime: la statua di Lenin che campeggiava al centro e la stella rossa situata sulla cima della ex sede del partito furono entrambe rimosse.

Papa Francesco conclude: “Possa questo luogo simbolico rappresentare una testimonianza di pace. In questo momento, le nostre voci si fondono e all’unisono esprimono l’ardente desiderio della pace: la pace si diffonda in tutta la terra! Nelle nostre famiglie, in ognuno di noi, e specialmente in quei luoghi dove tante voci sono state fatte tacere dalla guerra, soffocate dall’indifferenza e ignorate per la complicità schiacciante di gruppi di interesse. Tutti cooperino alle realizzazione di questa aspirazione: gli esponenti delle religioni, della politica, della cultura”.

A conclusione dell’incontro, dopo lo scambio del segno della pace, tutti intonano il canto dell’Alleluja.

Dopo l’evento per la pace, il Papa fa ritorno alla Nunziatura Apostolica per la cena in privato e il saluto al personale e i ai benefattori. Papa Francesco ha donato alla Nunziatura Apostolica di Sofia che l’ha ospitato, un mosaico realizzato con il tradizionale sistema di taglio manuale e incastonatura di ogni singola tessera colorata. Il pannello rappresenta lo stemma del pontificato di Francesco.

Domani inizia il viaggio del Pontefice in Macedonia del Nord. Il primo nella storia dei papi.

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