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Il Papa invia un messaggio a Locri. "Impegniamoci per una società più giusta"

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Oggi il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, è in Calabria per incontrare i familiari delle vittime innocenti delle mafie. Da ieri a Locri, sono giunti, per la XXII Giornata della Memoria e dell’Impegno, oltre 600 familiari, da tutt’Italia ma anche da altri Paesi del mondo. Anche Mattarella è un familiare di vittime di mafia: il fratello, Piersanti, venne ucciso il 6 gennaio del 1980 a Palermo. Il primo a soccorrerlo fu proprio lui.

Ieri sera a Locri il prologo alla Giornata delle Memoria e dell’Impegno che si svolgerà il 21 marzo con un’assemblea al Palazzo della Cultura di Locri alla quale è voluto essere “presente” anche Papa Francesco con un suo messaggio affidato al segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino giunto a Locri ieri mattina.

Nel messaggio, firmato dal Segretario di Stato, il card. Pietro Parolin, Francesco invia il suo “cordiale saluto e l'espressione della sua spirituale vicinanza a quanti sono convenuti a Locri, in occasione della giornata della memoria delle vittime innocenti delle mafie, per ricordare coloro che hanno perso la vita e manifestare sentimenti di condivisione con i loro familiari”. Il pontefice auspica che l'incontro di questi giorni “aiuti a riflettere sulle cause delle numerose violazioni del diritto della legalità,  che in non pochi casi sfociano in episodi di violenza e fatti delittuosi” ed incoraggia la comunità cristiana e civile ad “impegnarsi sempre più nella costruzione di una società giusta, libera dai condizionamenti malavitosi e pacifica, dove siano tutelati, dagli organi competenti, le persone oneste e il bene comune”.

Dopo aver letto il messaggio del Papa, il vescovo Galantino, presente a Locri a nome di tutta la Chiesa che è in Italia, rivolgendosi ai familiari delle vittime ha detto che “il vostro lutto, il vostro dolore e la vostra sofferenza non possono e non devono restare chiusi nella vostra casa e nella cerchia dei vostri parenti e conoscenti. Il vostro lutto, il vostro dolore, la vostra sofferenza – ha aggiunto - portati con grande dignità in pubblico, devono  provocare rimprovero, vergogna e condanna per coloro che questi lutti lo hanno provocato per realizzare i propri piani di sopraffazione malavitosa. Non siete voi a dover rimanere chiusi nel vostro dolore, devono essere loro a nascondersi e vergognarsi”.

Da qui il richiamo alla responsabilità per quanti “amministrano a diversi livelli la cosa pubblica- incontrando queste persone - devono sentire forte il bisogno di prendere con chiarezza le distanze dal malaffare, devono avvertire forte lo schifo del compromesso e della vicinanza di chi vi ha privato di un affetto. Il vostro lutto il vostro dolore e la vostra sofferenza hanno tanto da dire anche a noi. Deve essere sempre chiaro a tutti che con parole forti e gesti credibili la Chiesa è lontana mille miglia da chi con arroganza e prepotenza vuole imporre logiche di sopraffazione e di malavita,  da chi a volte cerca in maniera subdola di strumentalizzare la Chiesa e le realtà sacre per coprire le proprie malefatte”.

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“Di fronte a chi guida la macchina della violenza della sopraffazione e della morte noi – ha concluso il segretario generale della Cei - dobbiamo fare tutto il necessario per strappare il volante della violenza dalle mani della malavita. Senza risparmiarci”.

Molte anche le testimonianze dei familiari che hanno voluto ricordare uomini e donne che ancora oggi restano “vivi”, vivi nella memoria di tutti. Con i familiari anche il vescovo di Locri-Gerace, mons. Francesco Oliva che in un articolo pubblicato sul mensile della diocesi ha detto che “sarà nuova primavera se ci si accorgerà che questa terra ha bisogno di speranza”; il prefetto di Reggio Calabria Michele di Bari, i vertici delle Forze dell’Ordine e il presidente di Libera, don Luigi Ciotti.

Oggi il presidente della Repubblica e questa sera la veglia di preghiera ecumenica presieduta dall’arcivescovo Vincenzo Bertolone, presidente dei vescovo calabresi.

“La pubblica memoria di queste numerose vittime di mafia, curata con affettuosa dedizione da più di vent’anni dall’associazione Libera – ha scritto questa mattina il presule in una nota apparsa sul portale della Chiesa calabrese - è “un modo, formando le coscienze, per prevenire e contrastare la cultura mafiosa. Per dire mai più: mai più morti, mai più delitti. È la consapevolezza da nutrire mentre ci si stringe ai familiari dei caduti in quella che, per molti aspetti, è una guerra. Memoria – ha aggiunto - è pure un monito a non vanificare tanti dolori e così grandi sacrifici attraverso un’antimafia a volte solo di facciata, quasi fatta professione. Un’antimafia che urla, strepita, s’indigna e poi lascia che tutto resti com’è”.