Roma , giovedì, 5. febbraio, 2026 9:00 (ACI Stampa).
Sostenere ‘con fermezza’ la Siria a più di un anno dalla caduta di Bashar al-Assad e dalla ‘fine di un sistema di repressione che si è protratto per decenni’: questa è stata l’esortazione del segretario generale dell’Onu, António Guterres, alla comunità internazionale.
Il Paese è da ricostruire nelle infrastrutture e sono milioni i siriani ancora sfollati e rifugiati all’estero che attendono di rientrare quando le condizioni di sicurezza saranno migliorate.
Con Andrea Avveduto, responsabile della comunicazione di Pro Terra Sancta ed autore del libro ‘Un maestro per Samir’, proviamo a fare un punto.
Quale ‘vita’ conducono i cristiani?
“La vita dei cristiani in Siria è di una normalità fragile: inflazione, lavori intermittenti, paura a ondate. Le parrocchie reggono il tessuto quotidiano, ma la sicurezza resta precaria: dopo l’attentato a Mar Elias, davanti alle chiese la domenica ci sono controlli e giovani di quartiere armati “a protezione” dei fedeli. Nel nord-ovest il peso dell’islamismo si sente ancora: nei villaggi di Knayeh e Yacoubieh i jihadisti hanno imposto per anni regole umilianti; le croci sono tornate, ma restano graffiti anti-cristiani, donne che entrano in chiesa col velo per evitare provocazioni e sacerdoti sconsigliati dal portare l’abito in pubblico. Da Idlib partono imam con prediche radicali, alimentando paura e voglia di emigrare”.
Nel libro ‘Un maestro per Samir’ racconta storie quotidiane: si può intravvedere speranza?
“La speranza è concreta e minuta: un’aula che riapre, un ragazzo che torna a giocare a pallone, un maestro che ‘vede’ un bambino prima del suo dolore. Non è ottimismo: è la vita che, pur tra macerie e lutti, insiste e sorprende. Samir trova uno sguardo (quello del maestro) che lo strappa alla spirale dell’odio e lo rimette in relazione: è questo il varco da cui passa la speranza nel libro”.




