Il Sinodo del giorno, 7 ottobre

Sinodo 2015, uscita dei padri sinodali
Foto: Marco Mancini / ACI Stampa
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Con la richiesta di evitare una “ermeneutica cospirativa,” fatta nell'intervento di ieri a detta di alcuni padri sinodali, Papa Francesco ha probabilmente voluto  smorzare le tensioni, e di invitare i padri sinodali ad una riflessione più serena. Eppure il suo intervento ha dato luogo a un ulteriore dibattito.

Papa Francesco ha detto di basarsi sui documenti ufficiali del Sinodo 2014, che sono – nelle sue parole, riportate da padre Federico Lombardi – i due discorsi che il Papa ha tenuto all’inizio e alla fine dell’assise straordinaria, e la relazione finale. Ma allora su cosa si devono basare i vescovi? Sull’instrumentum laboris, che è stato poi redatto sulla base delle indicazione della ‘relatio finalis,’ ma anche sulle risposte ai questionari? Sulla relazione del Cardinal Petr Erdo, che all’inizio del Sinodo ha – come ha spiegato – “sistematizzato” gli stimoli provenienti dalla relazione? O sui vecchi documenti?

I vescovi ne hanno discusso ieri, cercando di trovare una linea comune. Nel briefing con i giornalisti, padre Lombardi ha chiarito che il Papa ha poi aggiunto che dalla relatio finalis era scaturito l’instrumentum laboris, e che questo era da considerarsi il documento di base.

Ma questo non ha chiarito del tutto in che modo si procede con i lavori. Perché è vero che ci si basa sull’instrumentum laboris, ma – spiega l’arcivescovo Laurent Ulrich di Lille (Francia) – “è vero che ci sono i tre documenti ufficiali, ma poi ognuno si basa sulla sua esperienza pastorale, e su quello che ha letto.” Il vescovo Salvador Pineiro Garcia-Calderon, del Perù, sottolinea che “sono state consegnate anche le relazioni dei padri sinodali, e anche quella è una fonte di informazione.” Quello che appare strano è che il rapporto iniziale del Cardinal Petr Erdo, che pure aveva suscitato consensi generali da parte dell’assemblea sinodale, viene sempre meno menzionato.

Di certo, le discussioni ai circoli minori sono ancora ad una fase embrionale. Tutti si concentrano sulle sfide generali della relatio finalis, tanto che individuare dei temi chiave è difficile. Ci si chiede quale sarà la posizione dei vescovi africani, sparsi tra i circoli minori francesi e inglesi, ma che si riuniscono compatti nel pomeriggio alla Domus Sacerdotalis per scambiarsi le impressioni e stabilire una strategia comune: saranno determinanti a far pendere l’ago della bilancia del dibattito.

Chiederanno maggiore attenzione per l’Africa, senza che venga imposta loro una ideologia. E anche l’arcivescovo Chalers J. Chaput di Philadelphia, nel briefing, ha concesso che l’approccio dell’Instrumentum Laboris è sociologico, e che quindi forse troppo centrato sul mondo occidentale.

Al sinodo si è parlato, molto, della necessità di un nuovo linguaggio. Il rischio è quello che cambiando i termini si cambino anche i significati, e su alcune cose (come l’indissolubilità del matrimonio) si deve essere linguisticamente e teologicamente precisi. “E’ un rischio cui abbiamo pensato – ha rassicurato l’arcivescovo Chaput -  siamo molto attenti, siamo preoccupati di non dare cattive interpretazioni di quello che è stato dato nella lingua originale.”

Il dibattito non ha invece riguardato la pastorale delle persone omosessuali, o perlomeno non così tanto come si è creduto durante il briefing del 6 ottobre. A onor del vero, padre Lombardi non ha esplicitamente menzionato il tema della pastorale degli omosessuali, ma questo è stato menzionato in altre relazioni. Oggi, l’arcivescovo Chaput, sollecitato da una domanda che lasciava intendere che il tema fosse stato ampiamente condiviso dai padri sinodali, ha spiegato che no, è stato sollevato il tema, ma non così diffusamente, in uno o due interventi. E questo è stato confermato anche dagli altri vescovi intervenuti al briefing.

Insomma, un tema minimo, che pure il Cardinal Erdo ha toccato di striscio nella sua relazione, tra l’altro specificando che non si tratta di problemi di famiglia. Ma in fondo, la discussione al Sinodo sembra andare oltre i temi della famiglia.

Ma le parole del Papa su una possibile ermeneutica del complotto hanno avuto un altro effetto: quello di agitare i vescovi tedeschi. Anche loro si danno molto da fare, e già nella sera di lunedì hanno tenuto una conferenza stampa al Campo Santo Teutonico, in Vaticano. Il Cardinal Reinhard Marx, presidente della Conferenza Episcopale tedesca e con importanti incarichi in vaticano, è stato messo nel mirino – raccontano – per aver creato questa ermeneutica del complotto, o averla alimentata. Non sono stati giorni sereni per lui. Come non lo sono stati per il Cardinal Walter Kasper, al Sinodo su nomina pontificia. Ma in realtà il Papa ha parlato semplicemente della necessità di non considerarsi su fronti contrapposti, come ha spiegato l’arcivescovo Chaput.

Ad ogni modo, il clima dei circoli minori contribuisce a distendere gli animi. Ci tengono, i vescovi, a sottolineare che non c’è contrapposizione tra loro, ma che di certo non c’è una completa identità di vedute. “Veniamo da tanti posti diversi, il circolo francofono che presiedo, ad esempio, non comprende solo francesi, ma anche africani, canadesi…,” sottolinea l’arcivescovo Ulrich.

C’è molta attività anche sul versante francese. Tanto che sono proprio di lingua francese i due interventi dei padri sinodali pubblicati in integrale. Uno è quello dell’arcivescovo Paul-André Durocher, presidente della Conferenza Episcopale Canadese. L’altro è quello del vescovo di Anversa Johan Bonny. “Ognuno si può sentire libero di rendere noto o meno il contenuto di quanto pronunciato in aula sinodale,” afferma padre Lombardi. Un cambiamento rispetto allo scorso anno, quando fu il Cardinal Lorenzo Baldisseri, Segretario generale del Sinodo, a sottolineare che “i testi dati al Sinodo, sono proprietà del Sinodo.”

Ti potrebbe interessare