Il XXV Rapporto Immigrazione Caritas Migrantes si fonda sulla "cultura dell'incontro"

Il Papa al CARA, Giovedi Santo 2016
Foto: L'Osservatore Romano foto
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"Per leggere dentro la storia e la cronaca di 25 anni di immigrazione in Italia, Caritas e Migrantes hanno scelto nel Rapporto di quest’anno di lasciarsi guidare da una bella espressione: la cultura dell’incontro". Sono le parole di Mons. Guerino Di Tora, Presidente Fondazione Migrantes, in occasione della presentazione del XXV “Rapporto Immigrazione Caritas Migrantes".

La cultura dell'incontro, richiamata e ribadita spesso da Papa Francesco, "non cresce sulla contrapposizione, sulla lotta tra classi e persone, sulla violenza, sulla creazione di luoghi esclusivi - rammenta mons. Di Tora - ma sugli incontri, i legami diversi, da luoghi e città dove tutti hanno un posto, da strade e confini dove persone indicano la direzione, aiutano a rialzarsi e camminare. La cultura dell’incontro non si fonda su un’identità che pensa di affermarsi nella difesa e nella separazione. L’identità non è una relazionalità possessiva. Una società che non riconosca come debba la sua nascita e crescita nell’incontro e non dalla salvaguardia di una chimerica identità pura cade nell’illusione e muore. Un’identità chiusa è un inferno".

Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI, intervenuto alla presentazione del Rapporto, commenta riguardo le polemiche e le opinioni sul binomio immigrazione- terrorismo facendo riferimento alla strage in Bangladesh, avvenuta qualche giorno fa:"La strage di Dacca (ma non solo quella) ha inferto un colpo decisivo all’equazione – data per scontata dagli imprenditori della paura – tra immigrazione e terrorismo. Dobbiamo riconoscere che a tutt’oggi gli attentatori non sono praticamente mai gente arrivata in Belgio, in Francia o in Bangladesh con i barconi. Una seconda facile equazione è stata smentita. I dati diffusi dall’FMI, dal Rapporto Caritas/Migrantes dello scorso anno, come i risultati della ricerca della Commissione Bilancio della Camera, ci dicono che l’immigrazione – sul piano meramente economico – conviene; anzi ne abbiamo perfino bisogno".

"Questi due elementi - aggiunge mons. Galantino - obbligano tutti ad affrontare il tema dell’immigrazione lasciando sullo sfondo luoghi comuni e facendo leva su alcuni punti-chiave".

E primo fra tutti Galantino elenca il linguaggio: "L’uso di alcune parole (invasione, emergenza, crisi…) non aiuta certamente ad affrontare correttamente le trasformazioni corso; contribuisce, piuttosto, a falsare i dati reali e ad allargare la forbice tra percezione e realtà del fenomeno migratorio (30% la percezione; 8,2% i numeri reali). Poi il Segretario Generale della CEI smentisce la tipica frase “Vengono e ci portano via i posti di lavoro…”.

Conclude infine Galantino: "Se e quando si riesce – con grande realismo e senza facili irenismi – a guardare al fenomeno migratorio liberandolo da facili, deformanti e disinformate equazioni, è possibile percorrere un’altra strada, che è quella nella quale la Chiesa si riconosce".

Alla presentazione del Rapporto è intervenuto anche Mons. Francesco Soddu, Direttore di Caritas Italiana: "Perché si possa andare realmente avanti, ci vorrebbe dunque un cambio di prospettiva: una prospettiva scevra di pregiudizi e integrata nei diversi ambiti in cui abbiamo provato a declinare l’intercultura. C’è troppa approssimazione sul modo in cui si approccia l’immigrazione, infatti si rischia costantemente di scivolare nell’emotività, nel pregiudizio positivo o negativo".

Il Direttore della Caritas Italiana prova a dare anche degli spunti per risolvere questo problema: "Tutto questo deve prendere concretezza nell’attenzione e nell’inserimento, nei percorsi educativi, del tema dell’incontro fra culture, con gli strumenti adatti. Il problema non è solo quello di parlare di altri paesi e altre culture, ma occorre favorire momenti di formazione per gli insegnanti che siano costanti e ripetuti e, accanto a ciò, prevedere costanti momenti formativi per gli studenti".

Mons.Gian Carlo Perego, Direttore Generale della Fondazione afferma: "Il giubileo del Rapporto immigrazione Caritas e Migrantes incrocia, provvidenzialmente, il Giubileo della misericordia indetto da papa Francesco, aiutandoci così a leggere ancora una volta – come in altre drammatiche stagioni della storia contemporanea –la realtà delle migrazioni in generale e, in particolare, il volto di un popolo di 5 milioni di persone arrivate o nate in Italia: ‘stranieri’ che, in realtà, stanno diventando sempre più una componente strutturale per la crescita del nostro Paese".

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