In Germania la intercomunione mette a rischio l'unità della Chiesa ?

Eucarestia
Foto: pd
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Cacciata dalla porta principale, lo scorso maggio, l’intercomunione rientra, in Germania, dalla finestra di servizio delle singole diocesi.

Il documento della Conferenza episcopale tedesca sull’intercomunione, “Camminare con Cristo, trovare unità. Matrimoni interconfessionali e condivisione dell’Eucarestia”, era stato respinto dal prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, cardinale Luis Ladaria Ferrer, che, in accordo con Papa Francesco, in una lettera dello scorso 25 maggio aveva giudicato il sussidio della Conferenza episcopale tedesca non «maturo per essere pubblicato».

Ora le diocesi di Bamberg, Erfurt, Essen, Hamburg, Magdeburg, Speyer e, da giovedì scorso, Rottenburg-Stuttgart stanno invitando i propri sacerdoti a impartire la Comunione a coniugi interconfessionali, “in casi particolari”. L’arcivescovo di Bamberg, monsignor Ludwig Schick - tra i sette presuli tedeschi che sulle prime avevano invece mosso obiezioni al documento della CET sull’intercomunione, “Camminare con Cristo, trovare unità. Matrimoni interconfessionali e condivisione dell’Eucarestia” - ha posto ai coniugi interconfessionali alcune condizioni quali la conoscenza della «particolarità della partecipazione alla celebrazione eucaristica», l’accettazione del Credo apostolico e il riconoscimento dei sette sacramenti cattolici.

All’origine di questo scatto in avanti dei vescovi tedeschi un’intervista di Papa Francesco, concessa sul volo da Genf a Roma alla Katholische Nachrichten Agentur. Il Santo Padre rispondendo ad una domanda del giornalista tedesco della KNA, Roland Juchem, ha spiegato la reinterpretazione del testo della CET “Camminare con Cristo, trovare unità. Matrimoni interconfessionali e condivisione dell’Eucarestia”, da documento ufficiale di una Ortskirche (Chiesa locale) a sussidio pastorale di valore orientativo per le singole diocesi, Teilkirchen. «Il Codice di diritto canonico prevede già l’intercomunione in casi particolari. Così i vescovi tedeschi hanno voluto valutare se fosse possibile concederla a coppie miste [interconfessionali, ndr]. Il Codice dice che è il vescovo a regolare questa possibilità. Così i vescovi tedeschi, dopo aver visto che la questione non era chiara e che molti sacerdoti non si comportavano in accordo con le direttive del vescovo, hanno prodotto uno studio davvero molto ben fatto. Si tratta di un documento restrittivo, che non apre “tutto a tutti”. È un documento ben pensato, ispirato da autentico spirito ecclesiale. Questo documento era pensato però non per la Chiesa particolare bensì per la Chiesa locale. È qui che poi tutto è precipitato. Poiché i vescovi hanno voluto far valere questo documento come testo della Conferenza episcopale. E qui nasce il problema perché il Codice non lo prevede. Il Codice, in questa materia, prevede la competenza del vescovo diocesano».

Tra i primi a dare mandato a sacerdoti e “curatori d’anime diocesani” di “aprire” alla ricezione della Comunione da parte di coniugi interconfessionali l’arcivescovo di Paderborn, monsignor Hans-Josef Becker. «Nella riunione del Consiglio dei sacerdoti dell’arcivescovado di Paderborn, dello scorso 27 giugno – comunicava l’arcivescovo Becker dalle pagine dello “Westfalenblatt” - ho disposto e formulato l’aspettativa, che tutti i curatori d’anime dell’arcivescovado prendano un’approfondita confidenza con il sussidio pastorale e che agiscano di conseguenza. Questa - avvertiva infine il presule - non è tuttavia una generalizzata concessione della Comunione».

Altri “inviti” alla Comunione sembrano invece confondersi proprio con “generalizzate concessioni”. In un recente comunicato stampa della Diocesi di Würzburg si poteva leggere un esplicito invito all’intercomunione da parte di monsignor Franz Jung, dallo scorso 10 giugno vescovo di Würzburg: «In questi giorni si celebreranno messe per gli anniversari di matrimonio. Il vescovo Franz invita all’Eucaristia anche coniugi evangelici uniti in matrimoni interconfessionali».

È la prima volta nella storia della Chiesa tedesca che un vescovo invita, attraverso gli organi di comunicazione diocesani, coniugi interconfessionali alla ricezione della Comunione secondo il rito cattolico. L’invito per di più è generalizzato e non limitato “a casi particolari”, motivati da gravis necessitas, come vorrebbe l’articolo 844 § 4 del Codice di diritto canonico. Stando all’omelia del vescovo Jung, tenuta lo scorso giovedì 5 luglio nel duomo di San Kilian in occasione delle messe solenni per gli anniversari di matrimonio, la condizione per la ricezione interconfessionale del sacramento eucaristico sarebbe dunque non un caso di emergenza – laddove, per esempio, un cristiano evangelico in punto di morte fosse impossibilitato a ricevere la comunione da un pastore luterano - ma semplicemente una «vissuta fedeltà coniugale».

Nel caso di Würzburg, ha commentato ironicamente la Tagespost lo scorso 12 luglio, «il permesso di ricevere la Comunione sembra l’espressione di un ringraziamento e una sorta di premio alla fedeltà coniugale. Per quanto la fedeltà coniugale meriti apprezzamento e la più alta riconoscenza, si deve sottolineare che per questa via non sussiste nessun diritto alla ricezione della Comunione, cui il vescovo possa appellarsi» (“Deutschland, ein Flickenteppich”, edizione del 12 luglio, pag. 11).

Ancora secondo la Tagespost c’è il rischio ora che la Chiesa in Germania diventi nei prossimi mesi un «tappeto a chiazze», con diocesi più liberali, dove si concede la Comunione a coniugi interconfessionali, in “casi particolari” e non, e diocesi più conservatrici, più rigorose nella interpretazione dei “casi particolari “ e del Diritto canonico.

Secondo il settimanale di Würzburg in questo conflitto sulla Comunione è a rischio l’unità della Chiesa.

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