In Indonesia la carità antoniana per bambini e giovani

L'orfanotrofio “Betlemme” di Bandar Baru nell’isola di Sumatra
Foto: Caritas Antoniana
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La Caritas Antoniana propone “un progetto ambizioso” in vista della festa di Sant’Antonio da Padova del prossimo 13 giugno per donare all’“Indonesia un futuro migliore per bambini e giovani”. “L’obiettivo – spiegano i francescani di Padova - è dare un’opportunità di lavoro ai numerosi giovani che, per raggiunto limite d’età, devono lasciare l’orfanotrofio “Betlemme” di Bandar Baru nell’isola di Sumatra, in Indonesia, gestito dai frati minori conventuali”.

Il progetto, che prevede un investimento di circa 60mila euro, interessa la zona di Tiga Juhar, a due ore di distanza da Bandar Baru dove i frati indonesiani hanno una nuova missione e alcuni terreni. Un territorio molto povero dove i bambini versano in uno stato di grave abbandono e i giovani, senza prospettive, rischiano di perdersi nella dipendenza e nella criminalità.

“Il progetto della Caritas Antoniana – spiegano - ha più livelli di intervento. Un primo livello prevede a Tiga Juhar la costruzione di un edificio per la scuola media e superiore in cui potranno lavorare come insegnanti alcuni giovani usciti dal “Betlemme”; la missione dei frati offrirà anche accoglienza e cura a 360° ai bambini del territorio. Un secondo livello prevede l’impianto di una piantagione di venti ettari di salak, una pianta da frutto, in cui altri giovani orfani potranno lavorare”.

La coltivazione di salak fa parte di un progetto pilota per trovare un’alternativa più ecologica alla palma da olio, una monocoltura intensiva che sta compromettendo vasti territori nell’Indonesia. Sarà anche un’alternativa socialmente più giusta, visto che la paga di un bracciante in una piantagione di palma da olio è di 5 euro al giorno per 12 ore di lavoro.

“Il progetto complessivo della Caritas Antoniana – proseguono i responsabili del progetto - non mira solo a offrire un lavoro ai ragazzi che devono lasciare l’orfanotrofio costruito grazie ai lettori del «Messaggero» nel 1992, ma anche a rendere significativa la presenza dei frati in questo territorio che, pur caratterizzato da un passato di tolleranza, oggi rischia la penetrazione del fondamentalismo”.

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