In Marocco 800 anni fa i primi martiri francescani. Una lettera del ministro generale

Statua dei protomartiri francescani
Foto: www.fratellofrancesco.org
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Si chiamavano Berardo, Pietro, Ottone e Adiuto e Accursio. I primi tre erano sacerdoti, gli altri frati laici. Furono tra i primi ad abbracciare la vita minoritica, e furono i primi missionari inviati da Francesco d’Assisi nelle Terre dei Saraceni. Predicarono il Vangelo nelle Moschee di Spagna e si spinsero fino al Marocco. Torturati, minacciati, furono infine martirizzati il 16 gennaio 1220.

Sono loro i primi martiri francescani, ed è una coincidenza singolare che, nell’anno in cui si celebrano anche gli ottocento anni del viaggio di San Francesco a Damietta e del suo incontro con il sultano, Papa Francesco allacci ancora uno dei suoi fili con l’ordine francescano andando in Marocco. Sarà un viaggio di due giorni, e probabilmente non toccherà Marrakech. Ma questa storia di prima evangelizzazione legata a San Francesco sarà sicuramente sullo sfondo.

Padre Michael Perry, ministro generale dei Frati Minori, ha ricordato il loro martirio con una lettera scritta nel giorno della loro festa. “Sappiamo – ha scritto – che la loro morte ha ispirato molti giovani a unirsi all’Ordine. Primo fra tutti fu Antonio di Lisbona, in seguito conosciuto come il Santo di Padova, che entrò nell’Ordine con lo stesso ardente desiderio di vivere il Vangelo e andare tra i musulmani e non credenti a condividere il messaggio di Cristo”.

L’ottocentesimo anniversario del martirio rappresenta anche, per padre Perry, “un serio invito a riflettere sulla natura dell’evangelizzazione missionaria alla luce dell’autentica libertà religiosa e all’importanza dell’umiltà”. Invito che diventa un invito a “studiare e integrare” l’intuizione di San Francesco sulla libertà religiosa e le misteriose vie di Dio, che è al lavoro in ogni tempo, tra tutti i popoli e tutte le circostanze della vita”.

Padre Perry ricorda che, dopo il martirio, San Francesco scrisse che “i frati che vanno tra gli infedeli possono comportarsi spiritualmente in due modi”, sia “non facendo liti o dispute”, dicendo di essere cristiani; e poi, “quando piace al Signore”, annunzino la parola di Dio.

Sono parole che “anticipano anche la riflessione della Chiesa sulla natura della libertà religiosa contenuta in Nostra Aetate.

Conclude padre Perry: “Oggi noi, Frati minori, ci impegniamo ad abbracciare il desiderio ardente di Francesco di condividere la sua esperienza dell’amore e della misericordia di Dio con gli altri, un’esperienza che lo ha portato ad abbracciare tutte le persone come fratelli e sorelle – figli di Dio e membri della stessa famiglia di Dio, chiamati a percorrere la via della santità, della giustizia, della pace e della bontà verso tutti gli esseri viventi”.

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