Italia e Santa Sede, un rapporto particolare

La bandiera vaticana sventola sul Quirinale
Foto: PD
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Dal lavoro ai migranti, dai giovani alla famiglia, fino al ruolo della Chiesa nella società. Sono questi i temi che Papa Francesco ha sviluppato nei suoi precedenti incontri con i presidenti della Repubblica italiana. E saranno probabilmente questi i temi affrontati nella seconda visita di Papa Francesco al Quirinale, il 10 giugno.

Con Papa Francesco, la diplomazia pontificia sembra in qualche modo tornata all’antico. Se con Giovanni Paolo II, e poi con Benedetto XVI, i rapporti con l’Italia erano, certo, rapporti privilegiati, ma comunque parte della serie di rapporti multilaterali, ora Italia e Santa Sede hanno ulteriormente rafforzato il rapporto bilaterale.

Lo dimostra, ad esempio, l’Accordo Fiscale con l’Italia, che va letto per quello che è, ovvero uno scambio di informazioni di materia fiscale sul piano bilaterale. Un accordo di cui si dovrà verificare la resa nel momento in cui anche in ambito europeo si arriverà ad uno scambio automatico e multilaterale di informazioni, e questo dovrebbe avvenire entro il 2018.

Ma lo dimostrano anche gli incontri tra segreteria per i Rapporti con gli Stati vaticana e Ministero degli Esteri Italiano, promossi dall’Italia quando ministro degli Esteri era Paolo Gentiloni, l’attuale presidente del Consiglio. Un ciclo che è cominciato nel 2015, e durante i quali Italia e Santa Sede hanno mostrato uno sguardo comune sullo scacchiere internazionale.

Durante l’ultimo incontro, in particolare, era stata lanciata l’idea di un piano strategico per regolare i flussi di immigrazione dall’Africa, e si era discusso della crisi siriana, mettendo in luce l’importanza dell’impegno delle minoranze cristiane nella costruzione di una società per il bene comune.

Sono tutti temi che, però, Papa Francesco lascia volentieri alla diplomazia. Quando il presidente Sergio Mattarella gli fece visita in Vaticano il 18 aprile 2015, Papa Francesco sottolineò che la Chiesa “offre a tutti la bellezza del Vangelo e del suo messaggio di salvezza, e ha bisogno, per svolgere la sua missione spirituale, di condizioni di pace e di tranquillità, che solo i pubblici poteri possono promuovere”.

Quando fece visita al presidente Giorgio Napolitano, il 23 novembre 2013, Papa Francesco mise in luce che “il compito primario che spetta alla Chiesa è quello di testimoniare la misericordia di Dio e di incoraggiare generose risposte di solidarietà per aprire a un futuro di speranza; perché là dove cresce la speranza si moltiplicano anche le energie e l’impegno per la costruzione di un ordine sociale e civile più umano e più giusto, ed emergono nuove potenzialità per uno sviluppo sostenibile e sano”.

È attraverso il lavoro di solidarietà e la presenza sul territorio che la Chiesa rivendica il suo diritto ad esistere ed a contribuire al bene comune. Non è così scontato, e non lo è stato mai. Prima dei Patti Lateranensi, la cui revisione non a caso viene festeggiata ogni anno con un incontro bilaterale, la religione veniva confinata allo spazio privato.

L’attrito tra Italia e Santa Sede era altissimo. Basti pensare che – documenta Benny Lai nel suo “Storia delle Finanze Vaticane” (Rubbettino) – Giovanni Giolitti si opponeva a qualunque tentativo di Conciliazione. Nel 1921 sottolineò che “se il Vaticano mi domandasse in piena sovranità un territorio grande come un francobollo (e certamente me ne domanderebbe uno più grande) io non glielo darei”.

Era l’apice di una guerra sotterranea che si era combattuta in diplomazia, oltre che con la presa dello Stato vaticano. Una guerra che ebbe il suo culmine durante la Prima Guerra Mondiale, perché gli ambasciatori accreditati presso l’Italia mantenevano anche una missione con la Santa Sede . Quando l’Italia entrò in guerra contro la Germania, la Santa Sede rimase senza interlocutore. È questo il motivo per cui gli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede non possono essere accreditati anche presso lo Stato italiano.

Di fatto, però, Italia e Santa Sede hanno avuto un rapporto strettissimo e particolare. I Papi hanno avuto sempre uno sguardo speciale per l’Italia, Paese all’interno del quale è situato lo Stato vaticano. Ma con il tempo, il mondo è diventato sempre più multilaterale. I rapporti con l’Italia non hanno una sezione speciale all’interno della sezione dei Rapporti con gli Stati, anche se il fatto che ci sia l’arcivescovo Antonio Mennini a coordinare i lavori è garanzia di conoscenza dei temi. L'arcivescovo Mennini non è infatti solo un diplomatico raffinato. È anche un profondo conoscitore del mondo politico italiano, e fu amico personale di Aldo Moro, tanto da essere testimone al processo di beatificazione del politico ucciso dalle Brigate Rosse. 

 

C’è tutto questo sullo sfondo della seconda visita di Papa Francesco al Quirinale. Una visita che arriva quando i rapporti tra Italia e Santa Sede sono ottimi. Ma anche nel momento in cui la Santa Sede prosegue la sua marcia verso una maggiore internazionalizzazione, e la politica italiana è sempre meno caratterizzata da politici cattolici o da cattolici in politica.

Ti potrebbe interessare