Josè Sanchez del Rio: una storia di fede e di coraggio

Statua di Josè Sanchez del Rio
Foto: wikipedia
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Nella Cattedrale di Morelia c'è una statua lignea che ritrae José Sanchez del Rio mentre rotola sotto i colpi dei suoi assassini. Papa Francesco vi ha sostato in preghiera lo scorso 17 febbraio, durante il suo viaggio in Messico. Quel giovane martire (aveva solo 15 anni) sarà ora santo. E la sua è una storia di fede e di coraggio. 

Il quattordicenne messicano morì martire il 10 Febbraio 1928 durante la rivolta dei "cristeros" contro le persecuzioni anticattoliche ordinate dall'allora presidente del Messico Plutarco Elias Calles.

Sono gli anni della guerra in nome di “Cristo Re”, combattuta dai cattolici messicani come reazione alle leggi antireligiose instaurate dal governo che umiliarono e poi perseguitarono apertamente la Chiesa.

Quando sta per essere ucciso, José scrive un biglietto alla madre: “Cara mamma, mi hanno catturato, stanotte sarò fucilato. Ti prometto che in Paradiso preparerò un buon posto per tutti voi. Firmato: Il tuo Josè, che muore in difesa della fede cattolica per amore di Cristo Re e della Madonna di Guadalupe”.

Nel 1926 Josè, insieme ai suoi due fratelli, si unì a quella sorta di "esercito popolare" che cercò di ridonare al Messico la sua libertà religiosa. Con i suoi 13 anni, riuscì a farsi arruolare come aiutante da campo e, poco dopo, come portabandiera e clarinettista del generale Luis Guizar Morfin.

Nel corso della cruenta battaglia del 6 febbraio 1928 durante la quale il cavallo del graduato venne ucciso, il piccolo martire mise in salvo il generale Morfin con la sua cavalcatura, perché, disse “la vostra vita è più utile della mia”. Inoltre con il suo fucile coprì le spalle del suo superiore finchè gli restarono colpi in canna.

Così, rimasto indifeso e senza il suo cavallo, venne catturato dalle truppe federali e rinchiuso nel battistero della sua chiesa, ormai ridotta a stalla ed a carcere dei “cristeros”.

Si racconta che sentirono José cantare e pregare ad alta voce, nonostante le numerose percosse e sevizie.

Cercarono in tutti i modi di fargli rinnegare la sua fede, gli offrirono oltre alla libertà, una brillante carriera militare e addirittura l’espatrio negli Stati Uniti: tutte offerte che lui respinse con sdegno al grido di “Viva Cristo Re, viva la Madonna di Guadalupe”.

Fu il 10 Febbraio 1928 che i soldati , non potendo processare un ragazzo di soli 14 anni, lo prelevarono nella notte e sfogarono su di lui tutta la loro ferocia. Gli furono " spellate " lentamente le piante dei piedi, lo fecero camminare sul sale e lo trascinarono senza scarpe su una strada selciata fino al cimitero ( per oltre 500 metri ), ma Josè, ormai ridotto ad una maschera di sangue, continuò a gridare la sua fede. Si racconta che José ebbe ancora la forza per tracciare una croce nella pozza del suo sangue che arrossava il terreno. Giunti al cimitero, morì con una coltellata alla schiena e con un colpo di pistola.

I resti mortali di José Sanchez Del Rio riposano ancora oggi nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù nel suo paese natale, a Villa de Sahuayo, nello Stato federato di Michoacán, divenuta meta di pellegrinaggi.

Benedetto XVI lo ha beatificato nel 2015.  La vita del piccolo coraggioso martire e questa "triste" pagina della storia del Messico sono raccontate nel film "Cristiada" ( 2012 ).

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