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“Kasper non è il teologo del Papa.” L’Africa verso il Sinodo

Cardinal Wilfried Fox Napier | Sala Stampa Vaticana - 14 ottobre 2014 | Bohumil Petrík / Catholic News Agency Cardinal Wilfried Fox Napier | Sala Stampa Vaticana - 14 ottobre 2014 | Bohumil Petrík / Catholic News Agency

Quelle parole del Cardinal Walter Kasper sui vescovi africani a sinodo sulla famiglia ancora in corso bruciano ancora. Per questo, quando un noto media americano ha intervistato il Cardinale, e lo ha definito “il teologo del Papa,” il Cardinal Wilfrid Fox Napier non ha resistito, e ha twittato che “è davvero preoccupante vedere l’espressione ‘Teologo del Papa’ applicata a Walter Kasper.” Perché – ha poi spiegato ad AciStampa – quelle sue frasi sul fatto che “i vescovi africani non contano perché li vede come troppo chiusi nei tabu” porta a un monologo, non ad un dialogo. Esattamente il contrario di quello che si vuole fare con il prossimo sinodo dei vescovi.

La battaglia per il sinodo è già cominciata. Il prossimo mercoledì, i questionari compilati nelle diocesi di tutto il mondo fluiranno negli uffici della Segreteria Generale del Sinodo, che provvederà poi ad elaborare su quella base un instrumentum laboris. Nel frattempo, il Cardinal Walter Kasper ha pubblicato “Papa Francesco. La rivoluzione della tenerezza e dell’amore,” e va in giro a promuoverlo. Il momento di portare avanti quella visione teologica è ora.

È un pericolo che il Cardinal Napier avverte molto forte. Arcivescovo di Durban, il più grande porto sudafricano, francescano, il Cardinale fu colui che tirò fuori, fortissima, la lamentela dei vescovi africani dopo la pubblicazione della controversa “relatio post disceptationem.”

“Il sinodo non è chiamato a discutere di contraccezione, aborto, matrimoni tra persone dello stesso sesso. È stato convocato per parlare della famiglia,” disse. E poi aggiunse che “la relatio lascia comprendere che c’è un accordo su temi sui quali in realtà non c’è un accordo. Spero che la linea del sinodo, non quella di qualche gruppo, prevalga.”

Era il 14 ottobre. Il giorno dopo, il Cardinal Kasper, parlando con alcuni giornalisti all’uscita di una delle sessioni del sinodo, sottolineò che “l’Africa è totalmente differente dall’Occidente. Anche le nazioni asiatiche e musulmane, sono molto differenti, specialmente per quanto riguarda i gay. Non puoi parlare di questo con Africani e con gente dei Paesi islamici. Non è possibile. È un tabu. Per quanto ci riguarda, noi diciamo che non dobbiamo discriminare, non vogliamo discriminare in certi aspetti.”

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Parole che ancora bruciano. Tanto che, spiegando perché era preoccupante che il Cardinal Kasper fosse definito “il teologo del Papa,” il Cardinal Napier ha sottolineato in un altro tweet che “a differenza di Papa Francesco, il Cardinal Kasper non è stato molto rispettoso nei confronti dei vescovi africani.”

Il Cardinale ha poi spiegato ulteriormente ad AciStampa che il Cardinal Kasper non può essere definito il teologo del Papa perché “credo che Papa Francesco è già un teologo di suo. Per questo, non ha bisogno che nessuno sia presentato come il ‘suo teologo’”

Ad ogni modo, le tesi del Cardinal Kasper vengono spesso presentate come tesi del Papa, anche in virtù del fatto che fu chiamato da Papa Francesco a parlare al Concistoro del 2014 sui temi della famiglia. Per il Cardinal Napier, “la presentazione del Cardinal Kasper è piuttosto da intendere come un punto di partenza per la discussione che sarebbe seguita, e che è venuta fuori nella convocazione del sinodo in due parti su matrimonio e famiglia.”

Perché, aggiunge l’arcivescovo di Durban, “ho chiaramente compreso che il Sinodo del 2014 è la prima parte di un sinodo in due parti, con l’idea di concentrarsi sull’identificazione, la descrizione e l’analisi dei temi più importanti su matrimonio e famiglia.” Per questo motivo, aggiunge, il sinodo “non riguardava come comprendere, discutere e risolvere problemi particolari, che pesano molto sulla Chiesa in differenti parti del mondo,” come appunto “la rottura dei matrimoni, il divorzio e il matrimonio civile, la convivenza con o senza intenzione di sposarsi, la pastorale per persone con tendenze omosessuali, la poligamia, simultanea o successiva, la preparazione e l’accompagnamento al matrimonio.”

Tutti temi che sono stati messi in campo con una agenda precisa, e il Cardinal Napier è consapevole di questo. Sottolinea che “per volontà di Dio e per dottrina, il Papa  il capo della Chiesa in generale e del Collegio dei vescovi in particolari. Pertanto, è sbagliato per qualunque gruppo o persona individuale tentare di ‘possederne’ (la volontà), o anche di proclamare che aderisca ad una linea teologica o l’altra.”

Il punto però riguarda proprio il modo in cui il dibattito verrà portato avanti. “Perché avvenga un vero dialogo – sottolinea il Cardinal Napier – deve essere dato a tutti lo spazio dovuto e il tempo per partecipare. Altrimenti, si tratta di un monologo, non di un dialogo.”

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E questo “è esattamente il problema con l’affermazione del Cardinal Kasper che i vescovi africani non contano perché sono troppo chiusi nei tabu.” Anche perché – aggiunge il Cardinal Napier – “non tutti i vescovi in Africa sono chiusi dentro uno stretto ‘vestito’ tradizionalista, tribale, o ideologico. Molti, se non ma maggior parte, hanno abbracciato la fede cattolica e i suoi insegnamenti in maniera piena quanto i vescovi che provengono da altre culture e tradizioni nel mondo.”

C’è da star certi che i vescovi africani non si faranno dettare l’agenda. Il Cardinal Napier sottolinea che il Sinodo del 2015 si focalizzerà sul “ruolo evangelizzatore della famiglia nel mondo oggi,” e perciò “alcuni vescovi africani di un certo peso intendono concentrarsi, nelle loro presentazioni, sui milioni di buoni matrimoni che esistono, e nel modo in cui questi possono aiutare altri matrimoni che sono in crisi, con l’obiettivo di sviluppare programmi intesi a cambiare l’attitudine al divorzio come una soluzione.”