Kkottongnae, la visita del nunzio Xuereb al Villaggio dei Fiori

Alcuni momenti della visita del Nunzio Xuereb
Foto: Kkottongnae
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C’è un luogo in Corea a circa 90 chilometri da Seul che profuma di speranza: Kkottongnae, il villaggio dei Fiori. Nel 2014 Papa Francesco fece visita a questa comunità con un comprensorio di istituzioni riabilitative, sanitarie, religiose e spirituali fondate da Padre John Oh Woong Jin. In una delle case del “villaggio” c’è un ragazzo con una missione speciale: pregare per il Papa.

Come racconta il Nunzio in Corea l’Arcivescovo Alfred Xuereb, che nella Giornata della Vita Consacrata è stato a Kkottongnae per la professione perpetua di tre suore e tre padri della comunità.

“Ho accolto molto volentieri l’invito alla messa con la promessa solenne di tre suore e tre padri dell’Istituto di Kkottongnae.

La Comunità accoglie bambini abbandonati, disabili, ma anche persone abbandonate in casa oppure per strada dopo la morte. C’è persino un cimitero degli abbandonati.

Persone che non hanno nessuno che li seppellisce per cui lo stato prende il loro corpo per cremarlo e metterlo chissà dove. Alcuni muoiono per il freddo magari. I padri li raccolgono e danno loro una sepoltura dignitosa. Quindi qui a Kkottognae si prendono cura dall’inizio alla fine delle vita fino alla fine”.

L’educazione all’amore evangelico inizia da più piccoli come racconta il Nunzio Xuereb: “E’ molto significativo che i bambini del reparto dell’orfanatrofio, anche se non mi conoscevano, sono venuti per essere abbracciati come fossi un familiare, e per essere coccolati. Al termine della nostra visita, uno di loro si è piazzato in mezzo alla porta aperta, ha allargato le braccia da un lato all’altro, e ha detto: per favore non andare via!”

La mascotte di Kkottongnae è un ragazzo che si chiama come il fondatore John Oh. E’ è un po’ il simbolo di questa casa. Racconta l’Arcivescovo: “Quando il Papa ha vistato il villaggio, lui, seduto su una sedia a rotelle, che non riesce quasi a parlare, lo ha accolto con un “Hola” in spagnolo. E il Papa gli ha risposto: prega per me!  E lui, quando ci siamo salutati, mi ha chiesto di far sapere al Papa: digli che prego ogni giorno e anche oggi ho già pregato per lui.

Il Padre che mi accompagnava mi ha spiegato che il ragazzo è sempre con un bel sorriso sulla bocca e contento della sua vita, e tre sono i motivi: nonostante che la madre lo abbia abbandonato lui l’ha perdonata; il fatto che prega per gli altri per lui è un ministero e si sente in comunione con tutti e utile; i soldi che riceve in dono li raccoglie per mandarli ad altri poveri.

Quando c’è stato il terremoto in Messico ha chiesto che i suoi risparmi andassero là nella comunità per i terremotati del Messico. La comunità è nata in Corea anche grazie all’appoggio del cardinale emerito di Seul, ma poi si è allargata in Africa e in America Centrale.

Nel complesso ci sono case per anziani soli, due ospedali per diverse necessità. “Alcuni - spiega Xuereb - però trovano in queste strutture la loro dimora e sono questi i fiori del singolare villaggio . E’ una vera piccola città dove si mette in pratica il comandamento dell’amore. Vogliamo continuare ad imparare ad amare, hanno detto i nuovi consacrati. 

Sono rimasto molto edificato che ragazzi di oggi, professino i voti perpetui per questo scopo: amare persone che sono normalmente emarginate dalla società. Giovani nel fior fiore degli anni che avrebbero potuto avere una carriera, e pensare a se stessi ma hanno preferito dedicarsi agli altri”.

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