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La chiesa nella roccia di Budapest, murata dai comunisti 70 anni fa

Riaperta nel 1990, la chiesa nella roccia di Budapest sormonta la città. Gestita dai monaci Paolini, ha una croce che illumina tutto il Danubio

La chiesa nella roccia | ingresso della chiesa nella roccia di Budapest | AG / ACI Group
La chiesa nella roccia | ingresso della chiesa nella roccia di Budapest | AG / ACI Group
La chiesa nella roccia | Cappella nella chiesa nella grotta di Budapest | AG / ACI Group
La chiesa nella roccia | Cappella nella chiesa nella grotta di Budapest | AG / ACI Group
La chiesa nella roccia | Il Crocifisso della chiesa nella roccia di Budapest | AG / ACI Group
La chiesa nella roccia | Il Crocifisso della chiesa nella roccia di Budapest | AG / ACI Group

Smantellata, chiusa, murata. Come tutti gli edifici di culto, quella chiesa doveva sparire. Così il governo comunista di Ungheria, dopo aver messo al bando la Congregazione Paolina che viveva e animava la “Chiesa nella roccia” (ma sarebbe più corretto dire “Chiesa nella grotta) decise di nascondere agli occhi di tutti gli abitanti di Budapest questo piccolo gioiello su una collina che sormonta il Ponte della Libertà. La croce, posta sulla cima della collina di Gellert a sovrastare tutta la città, fu rovesciata. E per quaranta anni non si sentì più parlare di quella chiesa.

Sono passati settanta anni da allora. Appena venti anni fa, la croce della collina veniva solennemente riconsegnata ai monaci, il 12 agosto 2001, idealmente cinquanta anni dopo quel 16 luglio 1951 in cui tutto divenne buio, in quella piccola grotta.

Quando cadde il regime comunista, in pochi ricordavano davvero che ci fosse un luogo di culto su quella collina. Furono i paolini, e alcuni dei più anziani, a chiedere di andare a scavare in quel pezzo di pietra sotto la collina, per vedere cosa era rimasto.

La chiesa era ancora lì. Era stata costruita nel 1925, in un luogo venerato già dai Celti come luogo di culto. 

Si dice che quando la chiesa fu costruita, la roccia cadeva da sé e si delineava già in grotte. Durante gli anni Sessanta del secolo scorso, i comunisti ne murarono l’imbocco con un muro di cemento spesso due metri.

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La creazione della chiesa rupestre fu un'iniziativa di un gruppo di pellegrini ungheresi a Lourdes. La statua della Madonna del celebre Santuario di Maria è visibile nella grotta esterna della chiesa rupestre.

La parete della sala più interna della chiesa è invece decorata con i meravigliosi intagli di Béla Ferencz, maestro intagliatore di origine transilvana residente in California, che ha realizzato per dieci anni e donato all'Ordine Paolino dopo la riapertura della chiesa nel 1989. 

Accanto alla chiesa rupestre vivono cinque persone, tra cui tre sacerdoti e un monaco.

Fu nel 1932 che iniziò la costruzione di una cappella per i sacerdoti Paolini, che erano stati esiliati dalla Polonia.

Il legame con la Polonia è molto presente, nella chiesa. Dietro la navata centrale, che dà su uno straordinario Cristo ligneo in croce ritratto nei momenti prima della morte, c’è una cappella voluta dai polacchi, con reliquie di San Massimiliano Kolbe. L’Ungheria era alleata della Germania nazista eppure, sfruttando i nuovi confini dello Stato in quel periodo che creavano una striscia di terra a contatto con la Polonia, non esitarono ad accogliere diversi polacchi rifugiati, anche ebrei, in uno straordinario sforzo di solidarietà che viene ancora ricordato nella cappella con una lapide.

I Paolini sono l’unico ordine monastico fondato in Ungheria, e per questo i polacchi considerano anche gli ungheresi come loro patria. Attualmente, il numero totale di persone nell’ordine è di circa 500, e la maggior parte vive in Polonia e Ungheria. I monasteri sono 74 in tutto il mondo, presenti anche in Spagna, Inghilterra, Africa, Australia o Stati Uniti.

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I Paolini sono un ordine eremitico, ispirato all’eremita San Paolo di Tebe, primo eremita, di cui si dice ci siano le reliquie custodite proprio nella chiesa - si sa che le reliquie appartenevano a un uomo dell’età di Paolo di Tebe quando è morto e che risalgono più o meno al suo tempo, ma non c’è totale certezza sulla loro attribuzione. Fondatore dell’ordine è considerato il beato Eusebio da Strigonio (Esztergom), il quale – ispirato da una visione che rappresentava tante fiammelle che si univano in una grande fiamma, fondò sul monte Pilis il convento di Santa Croce, scegliendo come modello proprio San Paolo Primo Eremita e coltivando particolare devozione verso la Madre di Dio.