La Chiesa Oltre Cortina, 375 anni dell’Unione di Uzghorod

In Slovacchia, Papa Francesco si troverà anche al culmine del 375esimo anniversario dell’Unione di Uzhhorod. Ma perché è così importante?

Veduta dall'alto del Castello di Uzghorod, dove fu firmata la bolla di Unione
Foto: Wikiwand
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Venticinque anni fa, per il 375esimo anniversario dell’Unione di Uzghorod, Giovanni Paolo II inviò persino una lettera apostolica, a testimonianza dell’importanza dell’evento. E lì spiegò che quella “unione” era la diretta conseguenza del Concilio di Firenze, e che andava messa in collegamento con le altre unioni di tradizioni bizantine a Roma, come l’Unione di Brest, con cui la Chiesa Greco Cattolica Ucraina divenne una cosa sola con Roma. Da quella unione nacque la Chiesa Greco Cattolica Rutena, la cui storia si è intrecciata per secoli con la Chiesa Greco Cattolica Slovacca. Papa Francesco si incrocerà con questa storia durante il suo viaggio in Slovacchia, nel suo passaggio a Kosice e Presov. E di certo ci saranno celebrazioni per questo anniversario.

Un anniversario che ricorda meglio di tutte il miscuglio di popoli e tradizioni che si trovano in quella zona dell’Est Europa. I ruteni sono perlopiù in Slovacchia, ma erano inizialmente in territorio ungherese, sotto un vescovo ungherese, mentre Uzhgorod si trova adesso in territorio ucraino. La Rutenia oggi è una regione ucraina che gli ucraini chiamano “subcarpatica” e gli slovacchi chiamano “transcarpatica”, che si trova a sud dell’oblast di Lviv (Leopoli), ma che è invece parte della regione storica della Galizia, che si trova ad Est della Slovacchia.

Non ci sono copie autentiche dell’atto di unione di Uzghorod, che fu stipulata il 25 aprile 1646. Era stato il monaco basiliano Pietro Parfenii a lavorare perché ci fosse l’Unione, che avvenne alla presenza del vescovo Giorgio Jakusics, di Eger. L’unione prevedeva: la conservazione del rito orientale; il diritto di scegliere un vescovo, approvato dalla Santa Sede; la garanzia dei privilegi cattolici.

Lo stesso Parfenii poi fu consacrato vescovo da parte del metropolita ortodosso di Alba Iulia, creando una frattura che portò la Santa Sede a non ratificare l’unione inizialmente.

L’anno dopo l’ordinazione episcopale di Parfenii, nel 1652, sei arcidecani chiesero al Papa di confermare Parfenii come vescovo di Mukacevo. Nel 1655, il Papa ratificò la nomina, riconoscendoParfenii come vescovo cattolico. Dal 1771, la diocesi si è estesa fino a comprendere l’intera Rutenia subcarpatica.

Come detto, per secoli Chiesa Greco Cattolica Rutena e Chiesa Greco Cattolica slovacca furono una cosa sola. Eretta il 22 settembre 1818, l’eparchia di Presov fu sottratta nel 1937 alla giurisdizione del Primate d’Ungheria e resa immediatamente soggetta alla Santa Sede, per evitare anche la migrazione verso la Chiesa Ortodossa Cecoslovacca che era avvenuta a seguito della Prima Guerra Mondiale.

Nel 1950 fu convocato un falso sinodo a Presov dove cinque preti e alcuni laici firmarono un documento che dichiarava interrotta l’Unione con Roma e chiedeva di essere ricevuto dal Patriarcato di Mosca, poi Chiesa ortodossa cecoslovacca. È una Chiesa di martiri, quella Greco Cattolica Slovacca: l’eparca di Presov Pavol Peter Gojdic e il suo ausiliare Vasi’ Hopko furono incarcerati, e l’eparca fu ucciso nel 1960. Giovanni Paolo II li beatificò entrambi.

C’è tutto questo incrocio tra storia, ecumenismo, lingue, popolazioni dietro la tappa di Papa Francesco a Kosice e Presov nel prossimo settembre. Sono 375 anni dall’unione di Uzghorod in fondo, e 25 anni dalla lettera apostolica di San Giovanni Paolo II.

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