La Conferenza di Cartagine del 411: uno sguardo sulla Chiesa Africana delle origini

La copertina del libro
Foto: Edizioni Paoline
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Il verbale ufficiale della Conferenza di Cartagine o ‘Gesta collationis carthaginiensis’, che è giunto a noi incompleto, resta il documento fondamentale per la conoscenza della Chiesa cattolica e donatista d’Africa, del ruolo dei singoli protagonisti della Conferenza di Cartagine del 411, e del complesso apparato organizzativo che ne ha garantito l’ordinato svolgimento. Soltanto attraverso il resoconto fedele dei Gesta, frutto di un immane lavoro di un’intera squadra di stenografi e segretari, è possibile ancora ascoltare dal vivo gli interventi dei membri delle due delegazioni della Conferenza e del giudice moderatore Marcellino.

Ma soprattutto ci si può rendere conto, attraverso la lettura coordinata di tutti gli interventi di Agostino, Alipio e Possidio, tramandatici dai Gesta, del ruolo primario avuto dal vescovo di Ippona, coadiuvato dai fedeli colleghi nella vita monastica ed episcopale, e così ricostruire il clima tutto particolare di quei giorni storici per il futuro della Chiesa d’Africa.

Il testo edito dalle Paoline e curato dal prof. Alessandro Rossi, rappresenta una testimonianza straordinaria delle vicende tra cattolici e donatisti che hanno animato la vita delle prime comunità cristiane nel Nord Africa. Infatti dal momento in cui il Cristianesimo fu dichiarato ‘religio licita’ con l’Editto di Milano del 313, comincia un nuovo iter per una religione che diventa a tutti gli effetti “di Stato”.

Le ingerenze dell’Impero sono frequenti, anzi avranno un notevole peso sulla costituzione dei Concili o sulle dispute in merito alle eresie. La Conferenza di Cartagine del 411 si iscrive in tali tematiche, in cui la Chiesa cattolica d’Africa e quella donatista, schierate l’una di fronte all’altra, furono convocate dall’imperatore Onorio per porre fine al secolare scisma africano che animava la vita delle due comunità contrapposte. Per comprendere meglio le vicende ed il valore del testo abbiamo rivolto alcune domande al prof. Alessandro Rossi, che ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi sul donatismo ed ha pubblicato alcuni libri sul tema.

Quale è stato il motivo di questa ricerca?

“Le ricerche sono sempre avventure: dello spirito, ma avventure. Nascono come tutte le avventure: un incontro con una personalità ‘speciale’ (Agostino, in questo caso), in un contesto particolare (anni di studio dedicati alla questione donatista, in questo caso), quando ci si accorge che c’è ancora qualcosa da indagare, qualcosa di importante finora sfuggito all’osservazione. Gli Atti della Conferenza di Cartagine sono un testo complesso e ‘difficile’: non sono il frutto del pensiero di un solo uomo, ma la verbalizzazione meticolosa dell’aspro confronto fra parti avverse, cioè fra le Chiese africane ‘separate in casa’ da un secolo di conflitti durissimi e violenze reciproche. Finora quel testo è stato considerato come il greto accidentato di un fiume dal quale, lavorando di setaccio, sia possibile estrarre qualche pagliuzza d’oro. Nel corso dei miei studi, invece, mi sono convinto che il vero interesse del testo risieda proprio nella sua complessità, nella visione dispiegata dalle parti in causa: insomma, non ci sono ‘perle’ seminascoste in un succedersi di interventi scombinati dettati dalla polemica o dall’emotività dei contendenti, ma salde elaborazioni ecclesiologiche, tattiche di conduzione dei dibattiti e dei processi, infine strategie comunicative nei confronti dell’opinione pubblica che si incrociano e sovrappongono nel dibattimento. Sono rimasto affascinato dalla possibilità di offrire al lettore moderno uno strumento così fuori dell’ordinario per comprendere un periodo tanto importante nella storia del Cristianesimo, e ho avuto la fortuna di trovare un Editore esperto e coraggioso, disposto a correre dei rischi per sostenere un  progetto di questa dimensione”.

Quale importanza riveste la Conferenza nella vita della Chiesa?

“La Conferenza avrebbe dovuto, nelle intenzioni dei cattolici, risanare la ferita dello scisma che si era aperta alla fine della grande persecuzione dioclezianea. Era prevedibile che i donatisti non avrebbero ceduto facilmente: diversi anni dopo la Conferenza, infatti, il conflitto non era ancora sopito. Alla Conferenza, però, i cattolici proposero un’ecclesiologia per certi aspetti ‘rivoluzionaria’: la generosità delle contropartite attraverso cui offrirono la pacificazione nella carità arrivò a rimettere eccezionalmente in discussione perfino l’unicità della cattedra episcopale nelle comunità. Se non ricompose lo scisma, la Conferenza consentì comunque di mettere a fuoco cosa fosse da intendersi nell’uso in chiave ecclesiologica di parole come ‘cattolicità-carità-pace’, dando una sistemazione ancora affascinante del rapporto tra responsabilità individuale e vita della Chiesa”.

Quale fu il ruolo di Sant' Agostino?

“Agostino fu il protagonista indiscusso della Conferenza: essa fu resa possibile unicamente dal suo infaticabile lavoro di tessitura, che con l’aiuto del Primate cartaginese Aurelio ricompattò un episcopato cattolico prima incerto e confuso; gli argomenti presentati in aula dai cattolici (e la loro stessa conduzione del dibattimento) risentono della meticolosa preparazione dell’Ipponense, e ne testimoniano la straordinaria lucidità della riflessione ecclesiologica e dell’esegesi scritturistica”.

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