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La critica della Dottrina Sociale allo sharing globalista che annulla la proprietà privata

Nel rapporto annuale dell’Osservatorio Van Thuan sulla Dottrina Sociale nel mondo, sotto la lente di ingrandimento il modello socialista che, sempre più, mira a far scomparire la proprietà privata
la copertina del 14esimo Rapporto sulla Dottrina Sociale nel mondo | Osservatorio Van Thuan la copertina del 14esimo Rapporto sulla Dottrina Sociale nel mondo | Osservatorio Van Thuan

Ci vuole la Dottrina Sociale della Chiesa a dare uno sguardo controcorrente sull’attuale situazione mondiale. Così, dopo che lo scorso anno l’Osservatorio Van Thuan aveva, nel suo rapporto annuale, affrontato i pericoli dell’applicazione del modello cinese a tutto il mondo – modello che si era molto diffuso con la pandemia – quest’anno lo stesso osservatorio mette la lente su quella che è sia una conseguenza che un punto di partenza del modello cinese: l’attacco alla proprietà privata.

Guardando alle situazioni in Perù, Cile, Sudafrica, notando l’imporsi di agende socialiste sempre più sostenute dalla globalizzazione, gli estensori del rapporto mettono in luce come ci sia il rischio di un nuovo totalitarismo, tra l’altro già preconizzato. Un totalitarismo che, sostenuto dalla globalizzazione, punti a togliere la libertà all’uomo, e di conseguenza la sua dignità.

È uno sguardo controcorrente, ma di assoluto interesse, anche perché le letture degli estensori del rapporto hanno sempre dati concreti su cui basarsi. Il rapporto si intitola “Proprietà Privata e Libertà: contro lo sharing globalista”, ed è formato da una introduzione, una sintesi approvata dagli autori, diverse monografie e case histories.

Quello che colpisce è che questa nuova tendenza totalitaria fosse stata preconizzata già da autori come Augusto Del Noce, che spiegava come il totalitarismo potesse “realizzarsi mantenendo formalmente gli istituti democratici”, e portando avanti un “impedimento all’individuo della libertà di dissentire” e la “persecuzione”, entrambe “possibili in maniera non cruenta”.

Anche il filosofo Charles Taylor aveva parlato di un “dispotismo morbido”, fatto di un governo “mite e paternalistico”, con un potere “immenso e tutelare” nonostante elezioni periodiche.

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Insomma, c’era da tempo di che preoccuparsi. Tema del rapporto è appunto quella della proprietà privata. E qui viene il primo nodo: sebbene si dica generalmente che la Chiesa sia “comunista” nel sentire per i poveri, la Dottrina Sociale non ha mai negato la proprietà privata, che – spiega il vescovo-arcivescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi – “è legata al lavoro, al giusto salario, al risparmio, al fisco, al sistema bancario, all’inflazione, alle concentrazioni produttive e finanziarie, al ruolo dello Stato in Economia”, ed è dunque un diritto “centrale nella vita sociale”.

Crepaldi denuncia che “ci sono oggi forme di limitazione, controllo ed eliminazione della proprietà privata che non ci saremmo mai aspettati. Anche nell’Occidente cosiddetto ‘libero’ si inducono comportamenti tramite premi o punizioni nella gestione delle proprie cose”.

È il prezzo della digitalizzazione, dello sharing, che porta a parlare di “un Deep State globale”, ovvero “di centri di potere transnazionali non istituzionali, e quindi invisibili, che però condizionano i livelli istituzionali determinandone le politiche”. Il rischio è quello dell’anonimato “delle grandi concentrazioni multinazionali e la nuova corporazione dei manager internazionali, non legati a nessun contesto ma coesi tra loro nella nuova ideologia efficientista, che spesso grava sulle persone dei lavoratori e sulle loro famiglie”.

Ma da cosa deriva questo nuovo totalitarismo? Nella sintesi si mette in luce che i cittadini sono indotti a chiedere essi stessi un controllo sociale molto stretto da parte del potere politico”, cosa che porta ad una “dittatura non imposta”.

Il rapporto denuncia il progetto, “di cui le attività del World Economic Forum di Davos sono un tassello importante anche se non principale, di ripianificazione delle zone di influenza economiche, di tentativi di superamento delle crisi sistemiche determinate dalla tendenza a produrre profitti per via finanziaria piuttosto che tramite l’economia reale, di imposizione culturale di un nuovo globalismo dalle drammatiche conseguenze antropologiche e religiose”.

E così, le emergenze “prodotte ad arte sono indirizzate a far accettare tale nuovo globalismo, ad imporlo come necessario ed utile dagli stessi cittadini. Anche le guerre, che fossero necessarie per realizzare il Reset, vengono propagandate come giuste e da sostenere da parte di tutti, anche con forti limitazioni alla proprietà privata”.

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Interessante il saggio del Cardinale Gerhard Ludwig Mueller, prefetto emerito della Congregazione della Dottrina della Fede, che mette in luce i rischi sia del comunismo e del capitalismo. Il primo, “ sottolineando che i beni della terra appartengono a tutti”, e il secondo “con l’enfasi sul lavoro come base per l’acquisizione della proprietà” rappresentano “solo gli aspetti parziali isolati della struttura complessiva dell’immagine cristiana dell’uomo, da cui l’enciclica Rerum novarum ha sviluppato la dottrina sociale cattolica”.

Il prodotto di questa società è il transumanesimo, che – spiega il Cardinale – “è identico al classico anti-umanesimo delle ideologie atee, solo più abilmente camuffato e meglio venduto”, diventando così “il quarto regno nella corsa del nichilismo e del suo abisso divorante”.

Il post-umanesimo – argomenta il Cardinale – “è la peggiore guerra di annientamento contro l’umanità. Fa guerra alle nuove generazioni (aborto/infanticidio) e agli anziani e ai malati che sono consumati e fuori dai giochi (eutanasia). Distrugge le fondamenta della vita, relativizzando il matrimonio tra uomo e donna e la famiglia come genitori che convivono con i propri figli”.

Sono temi su cui riflettere, se non altro per guardare al di là del mainstream. E, di fatto, si assiste ad una sorta di ritorno del socialismo globale, in forme diverse – più dittatoriali in America Latina, più subdole in Europa – che, nel nome del dare all’uomo tutte le libertà, ne annientano l’individualità. L’uomo, infatti, resta con il piacere edonistico della propria identità sessuale, ma isolato, fuori da una comunità, e comunque indirizzato. Nel momento in cui non c’è un riferimento di valori, l’uomo è solo, e la sua libertà non è altro che una prigionia.

È un messaggio profondo, quello del rapporto, tutto da ponderare.