La diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello celebra il suo figlio Papa Gregorio VII

La celebrazione dei mille anni della nascita del grande riformatore

L'urna di Papa Gregorio VII a Salerno
Foto: pd
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Santo, dottore della Chiesa, monaco, grande riformatore e Papa con il nome di Gregorio. Ildebrando di Soana, pontefice dal 1073 al 1085, è un personaggio legato soprattuto alla vicenda di Canossa.

Un’ottima occasione per riscoprire questo grande Papa è l’anniversario dei mille anni della nascita. La data in effetti non è certa, ma la piccola diocesi toscana di Pitigliano, Sovana, Orbetello ha deciso di dedicare un anno giubilare al suo illustre figlio proprio nel 2020.

Le celebrazioni si sono aperte il giorno della Presentazione al Tempio di Gesù, e del resto un omaggio alla vita religiosa era doveroso visto l’origine monastica di Papa Gregorio VII.

Ildebrando era stato educato nel monastero di Santa Maria sull’Aventino dove era solito dimorare l’Abate di Cluny. La sua vita fu spesa al servizio dei Pontefici a cominciare da Gregorio VI deposto dopo che per un periodo a Roma si trovarono tre papi apparentemente legittimi.

Alla morte di Gregorio VI Ildebrando andò Cluny a vivere la regola di San Benedetto, ma fu Papa Leone IX a richiamarlo a Roma per amministrare San Paolo Fuori le Mura.

Negli anni a San Paolo maturò la sua convinzione di una necessaria profonda riforma della Chiesa. Iniziò già per volere di Leone IX il lavoro di riforma. Inizia anche un periodo di viaggi come capo delegazione a nome del Papa.

La sua elezione avvenne in modo molto singolare. Morto Alessandro II alla sua sepoltura nella basilica di San Giovanni in Laterano, si levò tra il popolo un coro di voci che invocava Ildebrabdo quale nuovo Papa. Anche il clero di Roma fu subito d’accordo e Idebrando fu intronizzato in San Pietro in Vincoli e scelse il nome di Gregorio dopo essere stato ordinato prima prete e poi vescovo poiché era solo diacono.

Iniziò subito la sua lotta ai mali della Chiesa, iniziando con dei sinodi per la Chiesa di Roma, ma il suo non fu un pontificato semplice.

La sua lotta per combattere la simonia si unì alla lotta per difendere il celibato

Tanto che nel 1074 pubblicò un'enciclica, assolvendo i fedeli dall'obbedienza verso i vescovi che permettevano ai preti di sposarsi. L'anno seguente li incoraggiò a prendere provvedimenti contro i preti sposati, privando questi ultimi anche del loro sostentamento.

Altrettanto forte fu la sua azione contro il potere imperiale che pretendeva di nominare i vescovi. La lotta per le investiture di fatto si conclude con i «Dictatus Papae» ("Affermazioni di principio del Papa") una raccolta di ventisette proposizioni, ciascuna delle quali enuncia uno specifico potere del pontefice romano.

Il documento esprime la visione teocratica di Gregorio VII: la superiorità dell'istituto pontificio su tutti i sovrani laici, imperatore incluso, è indiscussa. Il pontefice deriva la propria autorità da Dio “per grazia del principe degli apostoli” San Pietro, ed è in virtù di questa grazia che il Papa esercita il potere di legare e di sciogliere. Il rapporto tra Stato e Chiesa era completamente capovolto: non era più l'imperatore ad approvare la nomina del Papa, ma era il Papa a conferire all'imperatore il suo potere ed, eventualmente, a revocarlo.

E con questo revocò i poteri a Enrico IV. L’imperatore tedesco Enrico IV chiama il Papa "il falso monaco Ildebrando", ma alla fine Enrico arriva a Canossa davanti al Papa, in saio da penitente. E ottiene il perdono di Gregorio VII promettendogli di "sottostare al suo parere”.

Ma la vicenda non si conclude. Enrico fa eleggere un anti papa e rinchiude Gregorio a Castel Sant’Angelo. A liberare sarà il normanno Roberto il Guiscardo che viene dal Sud. Ma viene con mercenari predatori e assassini, che si fanno odiare dai romani per le loro atrocità. E l’odio ricade anche su Gregorio VII, che gli stessi romani nel 1073 avevano acclamato papa, prima ancora dell’elezione.

Nel 1075 subisce anche un rapimento ad opera di un tale Cencio che dal Papa era stato punito per le sue malefatte.

Finisce i suoi giorni a Salerno, in una desolazione ben espressa dalle famose parole che gli sono attribuite: "Ho amato la giustizia e detesto l’iniquità: perciò muoio in esilio”. Nel 1954, per volere di Papa Pio XII il suo corpo fu dapprima trasportato per pochi giorni a Roma per essere esposto al pubblico, e poi fu risistemato nella Cattedrale salernitana in una teca d'argento, dove si trova tuttora. Nel 1985 il suo corpo è stato oggetto di una ricognizione canonica, con esame dei suoi resti ossei, che hanno anticipato la sua nascita al 1010-1015.

La sua grandezza però è molto più vasta di quello che la cronaca ci racconta. Fu attivo anche sul fronte ecumenico cercando un riavvicinamento con Bisanzio, la sua ecclesiologia e la attenzione alla dottrina eucaristica fecero si che nel 1606 Paolo V lo dichiarò Santo.

Ora la sua patria Sovana gli dedica un intero anno con un programma ricco di apputamenti che sono iniziati proprio con l’arrivo della teca del corpo del Papa in diocesi.

Il 22 febbraio festa della Cattedra di San Pietro si terranno i Vespri solenni presieduti dal Vescovo diocesano Mons. Gianni Roncari.

Poi inizieranno i pellegrinaggi nelle Vicarie  che si concludono il 25 maggio Sovana nell’antica Cattedrale di San Pietro con la Celebrazione Eucaristica presieduta dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Città del Vaticano e concelebrata dai Vescovi della Toscana.

Infine Sabato 12 Settembre Papa Francesco, successore di Pietro e di Gregorio VII, incontra in udienza privata in Vaticano la Diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello. La chiusura dell’Anno Gregoriano è prevista per il 1 novembre.

 

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