La festa di San Leopoldo Mandic a Padova, finalmente ritorna tra le gente

Sospesa per la pandemia, quest'anno celebrata con due celebrazioni

Gli ex voto nel Santuario di San Leopoldo a Padova
Foto: Santuario di san Leopoldo
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Una lunga, dolorosa attesa ha reso ancora più profonda, quest’anno,  la partecipazione alla  festa di san Leopoldo Mandic, il 12 maggio, giorno della sua nascita. Una ricorrenza molto sentita, sempre caratterizzata da  una grande partecipazione a Padova, nel santuario a lui dedicato. L’anno scorso la pandemia ha cancellato, tra le molte cose, anche questa festa.

O meglio, si è dovuta celebrare in modo quasi innaturale, con i frati all’interno della chiesa vuota e i pochi fedeli rimasti fuori, a pregare “a distanza” Quest’anno, nonostante le ovvie misure di contenimento dei contagi, la festa ha assunto i connotati “quasi” normali”. Una partecipazione diffusa, quindi, ma con distanziamenti rispettati e con una intensità palpabile, commovente. “Sono i fedeli che ce lo hanno chiesto insistentemente”, ha spiegato padre Flaviano Gusella, rettore del santuario – Da loro è venuta la spinta maggiore per tornare a festeggiare. Perché questo piccolo fraticello esercita un fascino particolare su tantissime persone, anche perché ispira speranza e serenità, delle quali si sente il bisogno soprattutto in questo momento. L’anno scorso, celebrare a porte chiuse è stato molto triste e doloroso”. 

E’ stato il vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla, a presiedere la messa solenne celebrata nella serata del 12 maggio. Sono stati due i momenti culminanti della celebrazione: il ringraziamento per il riconoscimento ufficiale, avvenuto l’anno scorso, con  decreto della Congregazione per il culto divino, del  santo cappuccino come patrono dei malati di tumore. A lui - colpito da tumore all’esofago, malattia che lo ha portato alla morte -  sono stati affidati i malati di tumore, non solo: anche chi è stato colpito da l virus e tutti coloro che, in un modo o nell’altro, stanno soffrendo a causa  della pandemia. Altro momento centrale della celebrazione è stata l’accensione della lampada votiva “della Riconciliazione” con l’olio offerto dai sindaci dei Comuni del vicariato dei Colli euganei. L’invito a partecipare è stato esteso anche i sindaci, che hanno offerto l’olio per la lampada votiva, richiamo alla misericordia e alla riconciliazione. Ogni anno l’olio, che deve durare fino al 12 maggio successivo, è offerto da un diverso vicariato della Diocesi. 

Tanti momenti simbolici, dunque, tanta preghiera e tante speranze riposte davanti all’urna in cui riposano le spoglie del piccolo frate (piccolo per via della sua statura e la sua figura molto fragile) che era considerato santo da chi l’aveva conosciuto in vita. Un’esistenza trascorsa quasi totalmente nel nascondimento, in modo umile e appartato, soprattutto nel suo servizio verso i penitenti, nel confessionale. Tuttavia, proprio quell’esistenza schiva, segnata anche da delusioni e rinunce(tanto per fare un esempio, desiderava ardentemente essere  missionario e non è potuto partire, anche a causa della salute cagionevole) costellata di episodi straordinari, di eventi subito considerati miracolosi dalla gente comune, prima ancora del riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa.

Una serie di misteriose coincidenze colpisce quando si scorre la sua biografia. Soprattutto nel nome di Maria. San Leopoldo ha sempre nutrito  una fortissima devozione  per  la Madre di Dio. In modo affettuosamente tenero la definiva “la Parona”, usando un’espressione dialettale veneta.  La sua festa si celebra a maggio, appunto, il mese mariano per eccellenza. E anche nel giorno della sua festa, qualche giorno fa, nel santuario padovano i fedeli non hanno trascurato di fermarsi a pregare davanti alla statua della Vergine davanti alla quale pregava anche padre Leopoldo.

Per molti devoti presenti, dunque, sarà stato quasi naturale ricordare un episodio legato alla biografia del santo, del resto ricordato nelle sale in cui si raccolgono i numerosissimi ex voto. Nel luglio 1934 san Leopoldo torna da un pellegrinaggio a Lourdes. Si trova nella stazione ferroviaria di Padova. Insieme a don Luigi Callegaro, sale sulla carrozza messa a sua disposizione da Augusto Formentin per ritornare in convento. Con loro si trova anche un bambino, Angelo Bernardi.

Durante il tragitto, passano per la centrale via Dante, e a quel punto incrociano il tram; lo spazio tra le rotaie del convoglio e i pilastri dei portici della strada è troppo stretto, la carrozza non ci può passare senza rimanere schiacciata.. San Leopoldo chiude gli occhi e prega la Madonna. La scena si fa concitata, quasi una sequenza cinematografica: i passanti cominciano a urlare, il conduttore cerca di frenare la corsa, ma il cavallo è imbizzarrito, non si ferma, prosegue la sua corsa e la carrozza…riesce a passare senza alcun danno. Tutti gridano al miracolo, soprattutto quando qualcuno, tra la folla, riconosce tra i passeggeri la piccola figura del frate cappuccino. Lui, nonostante la confusione e la paura provata, esclama a gran voce: “Siamo due sacerdoti di ritorno da Lourdes. E’ stata la Madonna a salvarci!”

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