La festa liturgica del martire, beato Rolando Rivi, vittima dei comunisti

Si celebra il 29 maggio, data fissata da Papa Francesco nella Lettera Apostolica del 21 settembre 2013

Rolando Rivi
Foto: pd
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Ieri 29 maggio è stata la festa liturgica del Beato Rolando Rivi. La ricorrenza è stata fissata da Papa Francesco nella Lettera Apostolica del 21 settembre 2013 che proclama Rolando Beato. La scelta è avvenuta in ricordo della traslazione della salma del giovane seminarista da Monchio (MO), luogo del martirio, al suo paese natale, dove ora è sepolto e venerato nell’antica Pieve di San Valentino.

Ma chi era questo giovanissimo martire del XX secolo?

Dalla grande tragedia che fu la Seconda Guerra Mondiale, con tutto il suo strascico di orrori contro l’umanità, emergono ormai sempre più chiaramente, tante straordinarie figure di sacerdoti, religiosi, seminaristi, laici impegnati, che nell’inferno della guerra vissero e testimoniarono la loro fede cattolica anche a prezzo della vita. Tra questi martiri cattolici ci sono anche i sacerdoti italiani uccisi per mano dei partigiani “rossi”. E’ uno dei lati più oscuri della Resistenza italiana, terribile ma nascosta per motivi ideologici. Tra la fine del 1943 (l’armistizio) e il 18 aprile 1948 (data delle elezioni vinte dalla Democrazia Cristiana) per mano dei partigiani e militanti comunisti morirono più di 130 sacerdoti e religiosi, la maggior parte di loro, 93, fu barbaramente massacrata in Emilia Romagna e soprattutto nel «Triangolo della morte» (Bologna, Modena, Reggio Emilia).

 

Il vescovo di Reggio Emilia, Beniamino Socche (1890-1965) dovette assistere agli assassini dei suoi sacerdoti. Dopo la morte di don Umberto Pessina nel 1946 il vescovo scrisse nel suo diario: «…la salma di don Pessina era ancora per terra; la baciai, mi inginocchiai e domandai aiuto (…). Parlai al funerale (…) presi la Sacra Scrittura e lessi le maledizioni di Dio per coloro che toccano i consacrati del Signore. (…) Il giorno dopo era la festa del Corpus Domini; alla processione in città partecipò una moltitudine e tenni il mio discorso, quello che fece cessare tutti gli assassinii. Io  ̶  dissi  ̶  farò noto a tutti i Vescovi del mondo il regime di terrore che il comunismo ha creato in Italia».

Fra le vittime della barbarie comunista in quelle terre ci fu anche un seminarista di 14 anni, Rolando Rivi, colpevole di indossare la talare e per portare i giovani del posto in chiesa: fu ucciso dai membri della formazione partigiana garibaldina nel 1945. Purtroppo, per tanto tempo i libri di storia e mass media hanno intenzionalmente taciuto su questi fatti criminali non macchiare l’immagine “eroica” della Resistenza rossa, l’immagine dei barbari rossi che per il solo fatto di essere antifascisti si spacciavano per “democratici”. Purtroppo, la verità dei fatti è stata piegata alla retorica “antifascista” e, peggio, falsificata e mistificata.

Rolando Rivi, come le altre vittime dei partigiani “rossi”, fu condannato alla “damnatio memoriae”. La storia della sua vita fu tirata fuori dall’oblio dalla notizia clamorosa che il 3 maggio 2001, l’agenzia Ansa diffuse una notizia clamorosa di una presunta guarigione miracolosa dalla leucemia di un bambino inglese di due anni nel cui lettino, sotto il guanciale, i genitori avevano posto una reliquia di Rolando Rivi. Tale guarigione riconosciuta dai medici inglesi (sorprendente scomparsa di tutti i segni del tumore), fu un’ulteriore spinta per cominciare il processo per riconoscere il martirio di Rolando. Tale processo è iniziato ufficialmente a Modena, nella Chiesa di S. Agostino, il 7 gennaio 2006. Invece il 28 marzo 2013 papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare il decreto che ne riconosceva il martirio del giovane seminarista e lo stesso anno, il 5 ottobre, nel Palazzetto dello Sport di Modena si è celebrata la cerimonia di beatificazione di Rolando Rivi: la sua festa liturgica è stata fissata per il 29 maggio.

 

 

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