La laurea a Bartolomeo in archeologia grazie all' apostolo Filippo

La probabile tomba dell'Apostolo Filippo a Hierapolis
Foto: Università del Salento
Previous Next
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Quando a novembre del 2011 il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I ha visitato gli scavi di Hierapolis  in Turchia e con la tomba che sarebbe di san Filippo Apostolo nel complesso di un grande santuario bizantino, non si poteva immaginare che cinque anni dopo la Università del Salento che curava lo scavo gli avrebbe conferito la laurea Honoris Causa in archeologia.

Eppure è stato proprio grazie al rapporto tra il direttore della missione, il professore Francesco D’Andria, che terrà la laudatio, e il Patriarca che questa mattina si apre l’agenda leccese i Bartolomeo.

Nel luogo dove la missione italiana lavora da anni, in  Frigia, la devozione all’ Apostolo Filippo ha origini antichissime e non è mai venuta meno anche dopo che le reliquie furono trasportate prima a Costantinopoli e poi a Roma. Oggi sono nella Chiesa dei Santi Apostoli, a pochi passi da Piazza Venezia. E da qualche mese è iniziata una ricognizione per capire se ci sono relazioni tra quelle reliquie e la tomba di Hierapolis.

Filippo fu martirizzato nel cuore dell’ Anatolia e il suo culto iniziò. “Filippo, uno dei dodici apostoli... si è addormentato a Hierapolis “. Era il 190 e il vescovo di Efeso, Policrate, lo scriveva al vescovo di Roma Vittore. Inizia così il culto dei padri e la passione degli archeologi dei nostri tempi. Nel 1957 inizi la missione italiana guidata da Paolo Verzone, docente di ingegneria del Politecnico di Torino, si scopre l’edificio bizantino che custodisce il luogo del martirio, ma la tomba non c’è. Bisogna aspettare il 2001 per riprendere le indagini e si scopre una grande strada processionale che portava i pellegrini, attraverso la città, sino alla collina del santo. C’è anche un bagno pubblico, quasi un hamman per la purificazione. Questa è la regione delle grandi sorgenti termali che ogni anno attirano più di un milione e mezzo di turisti. Luogo legato al culto della “salute ritrovata” insomma fin dai tempi pagani e dei tempi di Esculapio e di Apollo. Ma sulla collina c’è qualcosa di più. Da un grande cumulo di pietre e di marmi lavorati emerge la parte superiore del frontone in travertino di una tomba romana. Si decide di andare oltre e si arriva ad una una grande basilica a tre navate. La tomba è al cento della navata centrale.

E’ decorata con ricchezza, intorno una scala come per poter meglio venerarla, davanti delle vasche come se l’acqua che scorre vicino a questa sepoltura fosse miracolosa. Un po’ come a Lourdes. Che sia questa la Tomba dell’Apostolo? L’immagine combacia con un sigillo antico conservato negli Usa a Richmond che mostra gli edifici di Hierapolis fino ad ora non molto chiaramente. Ma adesso tutto cambia. E si scoprono anche le tombe di pellegrini che fino al XIII secolo, anche in assenza delle reliquie forse, continuano a onorare il santo e chiedere miracoli. Uno di loro arriva dai Pirenei, è passato per Roma e ed è venuto a sciogliere chissà quale voto a Hierapolis. Nella sua tomba, a fianco a quella di Filippo, ci sono le medagliette che provano il suo pellegrinare.

Negli ultimo anni lo studio della missione della università del Salento oltre a fare interventi conservativi, ha anche scoperto dei graffiti su una parete esterna al santuario con delle invocazioni a San Filippo, frammenti di mosaici parietali e pavimentali che indicano la particolare importanza della tomba. Fino al XI secolo la vita del luogo sembrava animata da pellegrini. Magari non dai circa due milioni che ogni anno si recano a Hierapolis, per vedere il teatro e al favolosa “entrata degli inferi”. A pochi chilometri c’è infatti il centro termale di Pammukale con le fantastiche piscine naturali e le terme. Anche nell’antichità le fonti solfuree che arrivano a quasi 100 gradi erano note ed erano viste proprio come anticamere dell’ Ade.

Dal culto antico si arrivò al culto cristiano e a Filippo erano attribuiti miracoli di guarigione, attestati anche da unguentari con sigilli farmaceutici e l’immagine di Filippo secondo la iconografia degli “ Acta Filippi”. Piano piano i luogo cadde in abbandono e arrivarono le popolazioni turche nomadi che utilizzarono i ruderi come bivacchi.

 A Hierapolis c’è ancora molto da studiare con un rapporto stretto tra archeologia, sociologia, storia e fede che porterà a comprendere sempre meglio i legami tra le Chiese di tutto il mondo antico e moderno. Il Ministero per i Beni Culturali della Turchia collabora attivamente a questi scavi. Anche se ultimamente molte missioni straniere non hanno avuto il rinnovo per lo studio, come ad Efeso per gli archeologi austriaci. Questa laurea al Patriarca è anche un segno forte per far comprendere al governo turco che fede in Cristo è la più antica ancora viva nella regione.

Ti potrebbe interessare